Venerdì, 22 settembre 2017 - ore 08.15

Il rilancio del commercio passa anche da una città più vivibile di Paolo Carletti ( Cremona)

Si cerchino ancora e sempre di più iniziative costanti per far tornare il centro luogo di aggregazione cittadino, si badi alla cura del decoro come se la nostra città fosse una bomboniera, si pensi a pavimentazioni di pregio che invitino alle passeggiate in centro, si verifichi che i regolamenti favoriscano e non ostacolino lo sviluppo delle botteghe dal punto di vista di orari e plateatico ecc

| Scritto da Redazione
Il rilancio del commercio passa anche da una città più vivibile di Paolo Carletti ( Cremona)

Il commercio e l’artigianato soffrono di una crisi gravissima non solo a Cremona, crisi che trova le sue basi in una ragione di macroeconomia che ben poco ha a che vedere con il transito veicolare da Piazza Roma o con la asserita vetustità del modello di negozio di bottega; la crisi è causata dal fatto che i consumi interni nel nostro Paese non aumentano da anni.

Ci parlano di superamento della crisi ma i dati sono ostinati come la realtà ed alla fine vogliono sempre ragione e ci dicono che se è vero che sono aumentati i lavoratori occupati e gli investimenti, ci dicono anche e soprattutto che tragicamente non sono aumentate le ore di lavoro e gli investimenti in aumento dipendono da esportazioni o investimenti esteri, ci dicono poi che i consumi interni, vero termometro del benessere economico di un Paese, almeno per noi Socialisti, sono fermi al palo da dieci anni.

Questo è. Questa fotografia ci dice che la spina dorsale del Paese, a scanso di equivoci fatta da piccole imprese di industria artigianato e commercio, è ancora in piena crisi e che certo non ci si può nascondere dietro un presunto saldo positivo tra aperture e chiusure in città, perché se chiudono due fornai e aprono 4 centri di massaggi e 5 riparatori di cellulari gestiti da cittadini stranieri che non reinvestono nel nostro  Paese, è ovvio che il saldo resta negativo, almeno se vogliamo misurare il benessere della nostra società e non leggere i numeri con il paraocchi che noi Socialisti non sappiamo usare.

E’vero anche che in questa situazione si è inserita a meraviglia la grande distribuzione che potendo contare su numeri che permettono margini di guadagno bassi e grande forza di tenuta in tempo di crisi, ha sottratto enorme quantità di clientela ai negozi di vicinato ed ha abituato la nostra società ad un modello di acquisto inconsapevole, massificato ed eticamente censurabile senza peraltro portare alla comunità il minimo beneficio; perché anche dire che la grande distribuzione almeno porta lavoro è profondamente inesatto. Uno studio della CNA avallato da metri cubi di letteratura anglosassone ha calcolato che ogni assunzione in centri di grande distribuzione costa tre posti di lavoro altrove... Peraltro tale modello di distribuzione è ormai ampiamente superato proprio nei Paesi dove è nato: poniamo mente al fatto che quando in Italia sono arrivati i primi supermercati negli Stati Uniti tale modello di distribuzione era già in voga da una ventina d’anni; oggi che noi siamo nel pieno sviluppo della grande distribuzione, proprio negli Stati Uniti si assiste ad uno smantellamento di centri di grande distribuzione e catene di fast food a favore del ritorno di un modello di acquisto consapevole e meno consumista.

In tale contesto per noi Socialisti è ovvio che la politica non si può mostrare disinteressata alle dinamiche che creano la ricchezza di una società ed è altresì ovvio che la politica non si può permettere di dire ai commercianti: ‘modernizzatevi e vedrete che le cose cambieranno’ e nemmeno i commercianti si possono permettere un’analisi miope del tipo: ‘fate passare la macchine davanti al nostro negozio e vedrete che torneremo a lavorare’.

Certo è utile che i commercianti siano maggiormente elastici nella organizzazione della distribuzione, come è vero che sarebbe, ad esempio, sciagurato, nei momenti dell'anno dove il commercio tira, inviare pattuglie di nuovi agenti con la sola mansione di multare le soste in centro, ma le basi della ricetta per una ripresa del commercio cittadino sono ben altre e poggiano su una sinergia strettissima tra categorie produttive e politica.

Sul punto la nostra amministrazione ha il chiaro obiettivo del rilancio del comparto e allora anzitutto, tra le altre, ci si chiarisca sul fatto che la grande distribuzione non è mai una risorsa per la società, si cerchino ancora e sempre di più iniziative costanti per far tornare il centro luogo di aggregazione cittadino, si badi alla cura del decoro come se la nostra città fosse una bomboniera, si pensi a pavimentazioni di pregio che invitino alle passeggiate in centro, si verifichi che i regolamenti favoriscano e non  ostacolino lo sviluppo delle botteghe dal punto di vista di orari e plateatico ecc. e soprattutto si rinsaldi ad ogni costo il rapporto con le categorie, si cerchi di promuovere aggregazioni di negozianti per categorie merceologiche o per strade di esercizio, e le categorie del commercio, questo credo glielo si possa chiedere, colgano la sincera volontà dell'attuale amministrazione di ravvivare la città come non avveniva da anni.

PAOLO CARLETTI (consigliere comunale del PSI)

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