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AccaddeOggi 25 marzo 1891 Muore il Conte Stefano Jacini di Casalbuttano

Economista e uomo politico, fu a lungo Ministro dei Lavori Pubblic Della famiglia Jacini ebbe più notorietà di altri il conte Stefano (Casalbuttano, 1826 – Milano, 1891)

| Scritto da Redazione
AccaddeOggi 25 marzo 1891 Muore il Conte Stefano Jacini di  Casalbuttano

Conte Stefano Jacini, Casalbuttano

Economista e uomo politico, fu a lungo Ministro dei Lavori Pubblici

Della famiglia Jacini ebbe più notorietà di altri il conte Stefano (Casalbuttano, 1826 – Milano, 1891); figlio del Risorgimento, stretto collaboratore di Cavour, deputato e in seguito senatore, politico liberale moderato. Negli anni in cui ricopriva la carico di Ministro dei Lavori pubblici, si era dedicato al problema del miglioramento dei collegamenti ferroviari e dello stato delle rete stradale. Ma il suo nome è legato principalmente all’inchiesta agraria commissionata dal Parlamento nel 1877 e la quale si protrasse fino al 1884. I risultati di questa inchiesta sono oggi una fonte tanto preziosa per la ricerca storica di quanto non fossero, all’epoca, fonte di ispirazione per le scelte politico-economiche del governo.

Economista e uomo politico, fu a lungo Ministro dei Lavori Pubblici; il suo nome è soprattutto legato alla Inchiesta Agraria che il Parlamento gli commissionò nel 1877. Economista e uomo politico, fu a lungo Ministro dei Lavori Pubblici; il suo nome è soprattutto legato alla Inchiesta Agraria che il Parlamento gli commissionò nel 1877.

(La data di nascita generalmente accettata -1827- è stata corretta da G.A.Bortolin, che ha interpellato l'archivio parrocchiale di Casalbuttano).

Ecco il testo della lapide posta dal Comune di Milano:

IL CONTE STEFANO JACINI

MINISTRO DEL REGNO D'ITALIA

NEGLI ANNI 1860.64.65.66

ABITO' IN QUESTA CASA E VI MORI' IL 25 MARZO 1891

IL COMUNE DI MILANO

AL PROPUGNATORE STRENUO DEL VALICO DEL GOTTARDO

ALLO STATISTA INSIGNE

QUESTA LAPIDE POSE

Altra nota biografica del Conte Stefano Jacini

Stefano Jacini (di Giovanni Battista Jacini e di Maria Grazia Romani) (* Casalbuttano 23-6-1823 + Milano 25-2-1891), appartenente a ricca famiglia di possidenti; si occupò di economia divenendo celebre con due saggi: “La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia” (1856) e “Sulle condizioni economiche della provincia di Sondrio” (1858); eletto Deputato del Regno di Sardegna nel 1859, Ministro dei Lavori Pubblici con i governi di Cavour nel 1860, di Lamarmora e di Ricasoli 1864/1867, Senatore del Regno d’Italia nominato con Regio Decreto il 6-2-1870 (convalida 17-3-1870, giuramento 23-3-1870), Presidente della Inchiesta Agraria voluta dal parlamento sulle condizioni dell’agricoltura in Italia dal 1877 al 1884 e fu l’autore della celebre relazione finale (“I risultati dell’inchiesta agraria. Relazione pubblicata negli Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria”); creato Conte (maschio primogenito) con Regio Decreto del 14-3-1880. Scrisse inoltre: “Sulle condizioni della cosa pubblica in Italia dopo il 1866” (1867), “I conservatori e l’evoluzione naturale dei partiti politici in Italia” (1879). Sposa il 28-2-1858 Teresa, figlia di Giuseppe Prinetti e di Giulia Borsini (* 16-7-1841 + 25-8-1887).

L'inchiesta agraria Jacini

I primi decenni dell'unità nazionale ( 1861 - 1880 ) non permettono ancora di rilevare dati statistici del tutto precisi ed attendibili, tali da poter essere confrontati in serie omogenee. Non è possibile così ricostruire gli andamenti delle singole produzioni, ma bisogna far riferimento ad indagini a carattere generale e settoriale, che offrono uno spaccato del mondo agricolo e ci parlano dello sforzo attuato per ottenere risultati compatibili con il mutato quadro di riferimento nazionale ed internazionale. Si studiano le realtà agricole con l'attenzione puntata ai risultati che si ottengono nei paesi europei ed extraeuropei. Il tema dello sviluppo e del miglioramento dei settori economici impegnò tecnici, economisti e politici, mentre la classe politica italiana si confrontava nelle posizioni della Destra ( vicina alla linea d'azione cavouriana ) e della Sinistra storica ( più aperta al riformismo sociale ).

Un quadro riassuntivo della realtà agricola italiana fu tracciato nelle considerazioni introduttive dell'Inchiesta sulle condizioni della classe agricola in Italia, avviata con la legge 15 marzo 1877.

La disparità di condizioni ambientali strideva con l'omogeneizzazione formale applicata con le leggi sull'unificazione. Ad esempio la trasposizione delle norme vigenti in materia di catasto sulla terra dallo Stato sardo-piemontese a tutto il Regno d'Italia si scontrava con la diversa impostazione degli estimi catastali negli oltre 30 tipi di catasti esistenti in Italia. L'applicazione di aliquote differenziate nei vari territori - in relazione con la difformità degli estimi - aveva determinato del resto prelievi percentualmente diversi sul reddito effettivo delle terre. Il Vercellese si trovava in una condizione migliore rispetto ad altre aree italiane, non avendo dovuto registrare grandi mutamenti nella sua legislazione, vista la sua antica appartenenza allo Stato sardo ed essendo dotato di una discreta densità di linee di comunicazione. Tuttavia anche qui si imponeva il carico fiscale legato alle consistenti richieste della finanza pubblica.

L'Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola in Italia era stata avviata con la legge 15 marzo 1877. I lavori avrebbero dovuto concludersi in due anni, ma fu necessaria l'ulteriore legge 12 dicembre 1878, che ne prolungò la durata sino al termine del 1882. L'inchiesta è nota come Inchiesta Jacini dal suo presidente, il senatore conte Stefano Jacini, ed è considerata come la più completa analisi sulla situazione dell'agricoltura italiana all'aprirsi dell'ultimo quarto dell'Ottocento. L'inchiesta si inserisce fra le molteplici indagini che il Parlamento italiano realizzò in quei decenni per conoscere il quadro esistente sul territorio nazionale per i settori vitali della economia e della società, seguendo il modello sperimentato dal Parlamento inglese e, in pratica, riprendendo la pratica delle statistiche conoscitive degli antichi regimi. Gli studiosi dell'agricoltura italiana dell'Ottocento concordano nel riconoscere la validità dei dati e delle analisi dell'Inchiesta Jacini sulla situazione esistente in quel periodo. Meno concordi sono i giudizi per le conseguenze determinate dalla Inchiesta sulle decisioni assunte per la politica agraria del Paese.

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** materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti, Cremona 17 agosto 2006

 

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