Sabato, 18 settembre 2021 - ore 00.53

Dalla Resistenza, una Costituzione capace di attraversare il tempo

Giuliano Amato ha tenuto una lezione online sull’attualità della Carta costituzionale invitato dalla Prefettura e dell’UST di Sondrio. In collagamento anche gli studenti della provincia di Cremona

| Scritto da Redazione
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E’ stato Giuliano Amato, già presidente del Consiglio dei Ministri e attualmente vicepresidente della Corte costituzionale, a esplorare l’attualità della Costituzione italiana nel corso dell'appuntamento online organizzato da UST Sondrio e Prefettura di Sondrio nell'ambito degli appuntamenti rivolti agli studenti di Valtellina e Valchiavenna e aperto a tutti i cittadini che intendano approfondire tale argomento.

“Sento particolarmente la responsabilità di introdurre questo incontro - ha detto il prefetto di Sondrio Salvatore Rosario Pasquariello - visto anche il ruolo precedentemente ricoperto da Giuliano Amato di Ministro dell’Interno”. Pasquariello ha voluto ricordare nel suo intervento Carlo Mosca, prefetto, magistrato e professore universitario italiano che in passato collaborò anche con Amato. 

“Le costituzioni - ha detto Amato - stabiliscono le regole fondamentali del gioco in una società, chi è abilitato a esercitare il potere, quali sono i limiti, i diritti e i doveri. Non tutte sono uguali, per esempio alcune stabiliscono chi esercita il potere, ma non ne specificano i limiti. Quelle non sono però le costituzioni che rimangono nella storia. Sono fabbriche di pentole a pressione, pressione che cresce fino a quando il coperchio salta facendo nascere la costituzione voluta dai cittadini”. 

Centrale, secondo Giuliano Amato, il ruolo della Resistenza nel processo costitutivo della nostra Carta. In particolare la Costituzione italiana fu frutto di una rivolta fortemente motivata nei confronti del passato e con la prospettiva di un futuro diverso. Quella italiana “è la rivolta contro il regime totalitario che aveva governato l’Italia nel ventennio precedente”.  In altre parole: “La Costituzione italiana non sarebbe stata l’atto sovrano di un popolo con i suoi rappresentanti eletti per la prima volta se non fosse stato per la Resistenza. Senza la Resistenza, non avremmo avuto la costituzione; e la prova del nove la forniscono Germania e Giappone, entrambi sconfitti dalle forze alleate che non ebbero una resistenza come la nostra, vale a dire non posero davanti a coloro che stavano vincendo la guerra una dirigenza affidabile nuova e affidabile alla quale consegnare il destino del paese. La costituzione tedesca venne composta da una piccola assemblea non eletta direttamente dal popolo. La costituzione giapponese è più un frutto del generale McArthur che dei giapponesi. In Italia no: venne scritta senza vincoli.  Il cuore della Costituzione lo dobbiamo al nucleo di giovani cattolici che costruì un disegno antitetico non solo all’ordinamento fascista ma anche al precedente ordinamento liberale”. 

Ma come ha retto la nostra Carta al passare del tempo? “Una costituzione così ispirata ci parla ancora oggi - ha detto Amato -, anche se in alcuni passaggi tradisce la cultura dell’epoca”. Come per esempio in alcuni passaggi che lasciano trapelare una concezione patriarcale della società, oggi non più accettata. Ma allo stesso tempo si tratta di un testo straordinariamente moderno, o per lo meno evolutivo, come accade per  l'articolo 9, al quale oggi si associa la tutela dell’ambiente, anche se di fatto dell’ambiente non si fa menzione nel testo, ma si parla di “paesaggio e patrimonio storico”.

Sul tavolo anche la possibilità di revisione della Costituzione: quali i punti di riferimento per un aggiornamento fedele allo spirito originale? “Ci sono due aspetti che considero fondamentali - spiega Amato -: il primo è il Codice di Camaldoli che deve rimanere la base, e che oggi è messo a repentaglio soprattutto dalla propensione delle maggioranze vere o presunte a non scendere a compromessi conciliativi con chi è diverso da noi, o con le stesse maggioranze. In tutto il mondo è in atto un confronto fra valori etnici, tradizionali. Si pone insomma il problema di condividere la nostra esistenza con quella di altre culture. Come farlo salvaguardando i valori-base in cui crediamo? C’è poi il nodo dei sistemi decisionali: come renderli più semplici senza rinunciare ai principi della democraticità? E’ facile che in nome dell'efficienza si deleghi il potere a uno”.

“Ho colto la sua passione di insegnante in questa lezione - ha commentato il dirigente scolastico dell’UST di Sondrio Fabio Molinari -, quella missione che alla fine tutti noi che facciamo questo mestiere non perdiamo mai. Ricordo un film su Aldo Moro in cui si parlava la sua grande passione per l’insegnamento. Bello vedere nel professor Amato la stessa passione da insegnante nonostante i tanti e importanti incarichi. La scuola oggi si è arricchita di un contributo importantissimo”. 

L’incontro è visibile su YouTube all’indirizzo https://youtu.be/1bZOanalMVU.

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