Mercoledì, 29 giugno 2022 - ore 00.15

Assistenti vocali, dobbiamo imparare a conviverci

Dobbiamo imparare a convivere nel modo corretto con gli assistenti vocali, con le giuste precauzioni

| Scritto da Redazione
Assistenti vocali, dobbiamo imparare a conviverci

L’evoluzione della tecnologia si muove con un passo ed una velocità sbalorditiva, che spesso non ci consente di prendere le giuste misure e precauzioni nell’utilizzo di essa. Da ormai qualche anno ha preso piede il fenomeno degli assistenti vocali, nati per dare supporto all’utente rispondendo a semplici domande; con il passare del tempo assistiamo alla sempre più frequente nascita delle smart house, case in cui gli oggetti possono essere comandati con la voce. Non nel senso che si può chiedere al divano di muoversi, ma nel senso che esiste la possibilità di chiedere all’assistente vocale di accendere la luce o di alzare la temperatura, anche se non escludo che presto anche la prima ipotesi sarà possibile.

A primo impatto la nuova soluzione sembra rivoluzionaria, ma come ogni novità si porta appresso dei problemi o dei pericoli. In questo caso la diatriba più accesa riguarda la privacy e la sicurezza, probabilmente spesso sottovalutate dal grande bacino di utenti di apparecchi elettronici simili.

 

Nell’ambito della privacy si fa riferimento al fatto che i dispositivi di cui stiamo trattando devono rimanere sempre vigili: il microfono è sempre acceso, in attesa che l’utente pronunci la “formula magica", cioè la frase che attiva l’assistente, come per esempio “Okay Google” o “Hey Siri”. Sorge di conseguenza spontaneo, il dubbio su quanto di ciò che diciamo viene memorizzato dai software: si parla potenzialmente di tonnellate di dati che le aziende come Google o Amazon possono ottenere su di noi. Se qualcuno dovesse chiedersi “Ma cosa gliene frega della mia vita?”, per rispondere sarebbe sufficiente fare su una breve ricerca su internet: Amazon è l’e-commerce più grande al mondo e Google il motore di ricerca più utilizzato al mondo; i dati possono da loro facilmente sfruttati per mostrarci prodotti, servizi o pubblicità di nostro interesse, addirittura potrebbero essere venduti ad altre aziende come già fatto da Facebook in passato, uno scandalo archiviato in sordina ma che dovrebbe far suonare dei campanelli d’allarme. Esiste persino una sezione di Google in cui è possibile visionare tutti i dati che il server ha raccolto su di noi; controllando sono rimasto impressionato dalla precisione con cui la mia vita e i miei interessi sono analizzati.

 

Un altro problema non di poco conto è la sicurezza; gli assistenti vocali sono facilmente collegabili agli infissi e di conseguenza facilmente hackerabili. Se in passato un hacker poteva rubarci i soldi dalla carta di credito, oggi un malintenzionato potrebbe senza troppi ostacoli entrare in casa nostra, mettendo anche a rischio la nostra vita. Al centro del dibattito ci sono anche le automobili a guida autonoma; come ben sappiamo alla guida sono necessari riflessi e lucidità a causa dell’imprevedibilità della strada, ma nel caso in cui un’auto a guida autonoma causasse un grave incidente, su chi ricadrebbe la responsabilità civile o addirittura penale?

 

Utilizzo gli assistenti vocali ormai da anni, inizialmente tramite il cellulare e in seguito con Google Home, che mi permette di controllare diversi aspetti della mia casa anche a distanza. Sono dell’idea che sia una tecnologia molto utile, consente di risparmiare ottimizzando il funzionamento degli elettrodomestici e consente anche di risparmiare tempo e denaro, rendendo tutto più efficiente. Non credo che il problema sia la pubblicità personalizzata o la vulnerabilità a cui questi sistemi ci espongono, bensì l’utilizzo che se ne fa: il product placement esiste da quando il marketing è nato, ma non è accettabile che venga leso il diritto alla privacy di un individuo. Anche la sicurezza dal mio punto di vista non rappresenta una minaccia, è solo necessario porre dei limiti; ricordo che questi dispositivi devono essere degli assistenti utili a supportarci nella vita quotidiana, ma non devono sostituirsi a noi: l’assistente vocale può evitare centinaia di incidenti dovuti alla distrazione che gli schermi e gli stereo provocano ai conducenti, ma non possiamo affidare nostra vita e quella altrui ad un’intelligenza artificiale.

Quindi, è necessario che le istituzioni ci tutelino e pongano dei paletti in questa direzione.

E’ impensabile il fatto che di eliminare questa tecnologia, perché i colossi imprenditoriali potrebbero ascoltare i nostri discorsi e capire i nostri interessi anche solo dallo smartphone, dispositivo che ormai ogni persona possiede; dobbiamo quindi imparare a bilanciare e convivere con questa tecnologia.





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