Venerdì, 28 gennaio 2022 - ore 18.15

CdA della Fondazione San Domenico a Crema, Giossi (PD) risponde ad Agazzi

Il capogruppo cremasco del Partito Democratico in Consiglio Comunale: «Le minoranze di centrodestra non sanno più a chi dare la colpa»

| Scritto da Redazione
CdA della Fondazione San Domenico a Crema, Giossi (PD) risponde ad Agazzi

«Ormai le minoranze di centrodestra non sanno più a chi dare la colpa, e se la prendono con il Sindaco anche su responsabilità che sono del Consiglio Comunale. È infatti il Consiglio Comunale che nomina i componenti del CdA della Fondazione San Domenico, e così è stato. Il centrodestra non è stato in grado di organizzarsi con le altre minoranze? Problema loro, e non è la prima volta»: esordisce così Gianluca Giossi, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale a Crema, rispondendo alla polemica lanciata da Antonio Agazzi. «Ricordiamo infatti che, oltre ai 5 Stelle, con tutta probabilità anche la Lega Nord non ha sostenuto la candidatura di FI/NCD e si è astenuta, quando invece poteva sostenere il candidato del centrodestra. Trovandoci di fronte a proposte delle minoranze differenti, abbiamo fatto le nostre valutazioni», prosegue Giossi, «e lo abbiamo fatto come Consiglieri Comunali che hanno in capo la responsabilità della scelta. Al contrario del centrodestra, riteniamo di aver fatto la scelta migliore per la Fondazione e la città. Profili diversi, di personalità stimate e conosciute in più settori, che dovranno dare un contributo notevole al Teatro e alla Fondazione tutta, Folcioni compreso».

«L’unico rammarico è quello di non aver inserito una donna», aggiunge Giossi. «Oltre a noi, anche il centrodestra avrebbe potuto proporlo, contribuendo così all’arricchimento del CdA anche in termini di composizione. Infine, un’annotazione: il CdA uscente, partendo dal Presidente a tutti i Consiglieri, hanno svolto un lavoro importante e per questo vanno ringraziati. Non solo perché lo hanno svolto gratuitamente, come previsto dallo Statuto, ma soprattutto perché hanno mantenuto una qualità della proposta culturale alta in un momento di evidente e forte crisi economica. Questi sono i fatti. Il resto lascia il tempo che trova», conclude Giossi.

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