Domenica, 05 febbraio 2023 - ore 22.24

L’Eco Leonida Bissolati Storia, memoria e amnesie

Ormai un mese fa, “Spazio aperto” (la sempre affollata rubrica del quotidiano locale) ospitava la segnalazione, da parte di un lettore, di uno dei ricorrenti casi di trasandatezza della città.

| Scritto da Redazione
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La fattispecie, però, non riguardava marciapiedi, tombini, graffiti, deiezioni canine, soste abusive su stalli per disabili, velocipedi in contromano e tutto quel ben di dio che, nonostante la pretenziosità di sedicente città attraente, fa di Cremona un’eccellenza di incuria e di intollerabile degrado. Fatto questo, ben presente nelle consapevolezze dei residenti e, ahinoi, dei visitatori (occasionali od attratti dagli “eventi” che siano); ma del tutto avulso dalle sollecitudini di coloro che, quanto meno per obbligo di funzione, dovrebbero osservare e provvedere.

Stavolta si tratta, sì di normale e colpevole trascuratezza (da parte di chi, la ballata della rigenerazione, ogni giorno se la canta e se la suona!); ma con un penoso e didascalico valore aggiunto.

Infatti, il cittadino/lettore A.G., a dimostrazione del fatto che molti “amministrati” sono sovente più informati (e sensibili) del ceto di governo, non si limitava a sollevare la solita questione di decoro; bensì, incrociava un profilo meno banale e consuetudinario. Ma, dato che la pubblica segnalazione era tanto significativa quanto concisa, varrebbe la pena riprodurla: “Cento anni fa questo illustre cremonese, Leonida Bissolati, era in trincea… Ora è in mezzo alle erbacce.”

A.G. si premurava di aggiungere all’apprezzabile testo anche l’immagine fotografica dello scempio. Che ritrae, appunto, il busto dell’uomo politico, realizzato e donato nel 2007 dal concittadino scultore prof. Mario Coppetti e collocato, dopo un percorso di guerra, nel cortile del civico liceo scientifico. Dove la sua visibilità è contesa da erbacce (da savana) nonché da un fitto posteggio automobilistico. Del che, nella consapevolezza che, per il significato della denuncia, le immagini contano e pesano (o dovrebbero), forniamo ulteriori dettagli.

Sarà utile, a questo punto, tornare, come nei romanzi d’appendice, un po’ indietro; per meglio inquadrare il fatto in un pregresso di cui, come si avrà modo di verificare, non ci stiamo occupando de relato

Mettiamo le mani avanti: la gravità della denuncia di A.G., restata, dopo un mese, priva di riscontri e di rimedi nonchè segnalatrice di un preoccupante rating civico in capo ai beneficiari pubblici della generosità dei cittadini benemeriti, si sovrappone ad uno stato d’animo che meriterebbe di sfociare in una reazione istintiva e viscerale.

Cercheremo (per non fornire un vantaggio dialettico) di far tesoro del saggio ammonimento di Alda Merini (“Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”).

Nel 2007 si era degnamente celebrato (grazie anche all’impegno della Giunta) il 150° anniversario della nascita di quello che, senza troppo azzardare, può essere definito il maggior esponente politico cremonese della seconda metà dell’800 (anche se andrebbe doverosamente aggiunto che in quella temperie Cremona abbondava di eccellenti protagonisti della vita pubblica). Il “botto” delle celebrazioni (ce n’erano state di significative anche nel 1957, in occasione del centenario) si raggiunse con un convegno storico di grande livello, promosso dal Sindaco Corada e dall’Assessore alla Cultura Gianfranco Berneri. Del cui svolgimento avrebbe dato conto una successiva dettagliata pubblicazione degli atti.

A coronamento del programma, all’Associazione Emilio Zanoni, a l’Eco del Popolo (fondato nel gennaio 1889 dal personaggio rievocato) ed al Prof. Coppetti parve giusto e conseguente lasciare tracce durevoli di una testimonianza che, comunque la si voglia valutare, è stata da ogni punto di vista di grande rilievo.

Come appena ricordato, Coppetti realizzò (a proprie spese) un busto, dedotto da una tipica posa oratoria del fondatore del socialismo cremonese ed italiano, e con il conforto e con altri contributi non solo morali (Giorgio Mantovani, presidente della Società Filodrammatica, di cui Bissolati fu a lungo socio con Ettore Sacchi, affrontò le spese di installazione) si sarebbe molto impegnato per la posa e la valorizzazione del gesto.

Per “valorizzazione” si dovrebbe, almeno nelle valutazioni e negli auspici dei supporters, intendere una minimale ostensione del manufatto. In modo che la memoria bissolatiana, fatta bronzo e marmo, restasse, se non proprio nei pensieri assillanti dei contemporanei e dei posteri, almeno in posizione di visibilità e, se possibile, di contiguità alle tracce esistenziali del cittadino celebrato.

Si era sommessamente avanzato un ventaglio di opzioni: lo slargo di Corso Vittorio Emanuele incrociante la Via Ettore Sacchi (dove alla fine dell’800 insisteva l’osteria della Marcella, che fu per decenni la location/incubatrice del nascente socialismo); l’inizio dell’omonima Via Bissolati; i giardini di Piazza Roma (dove, come è facile accertare, mezzo metro quadro per la collocazione di busti e lapidi non viene negato a nessuno); la piazzetta antistante la Chiesa (cadente) di S. Vincenzo (a pochi metri dal punto dove sorgeva la casa natale).

Ma, ognuna di tali didascaliche e rispettose ipotesi era destinata ad incrociare, in un confronto reso snervante dall’evidente volontà di depistaggio, risposte piene di micragnosi rovelli e surreali controindicazioni. La più assurda fu l’asserita incompatibilità (a sostegno della quale fu messo in campo un parere mai verificato addirittura della Sovraintendenza) con un contesto fortemente connotato da preesistenze storico-architettoniche (sic!).

La Bissolati/zone, presa per sfinimento e preoccupata di nefasti destini assegnati al bel lavoro del professor Coppetti, accettò, come estrema e coartata ratio, la destinazione nello spazio verde intercluso tra i plessi scolastici di Via Palestro. Sulla base della motivazione che lì sorgeva la casa natale, che lì, attualmente, c’è la cittadella degli studi e che dietro le inferriate della recinzione il busto sarebbe stato protetto da gesti vandalici. Il comitato per le celebrazioni avrebbe preferito una sgradevole verità piuttosto che mille piacevoli bugie.

Ma, neanche un’innocente menzogna seppe fornire un establishment sostanzialmente ostile all’idea che della testimonianza di un dei più illustri cremonesi la città potesse conservare consapevole memoria ed orgoglioso ammaestramento.

Ma tant’è; la soluzione del caso si sarebbe avvalsa della benigna sorte del cambio di governo locale, che la mise nelle mani del nuovo Sindaco Perri e dell’Assessore Provinciale al Patrimonio Fontanella.

Rebus sic stantibus, quando il destino volle, il 6 maggio 2010, col patrocinio del Comune e della Provincia e con la partecipazione delle autorità civili avvenne, in un contesto di ecumenica e quasi gioiosa consapevolezza, la sospirata consegna alla comunità cremonese del monumento di Leonida Bissolati.

 L’entusiasmo per quella che nel momento era considerata un’iniziativa feconda avrebbe presto inclinato alla conferma, nel caso fosse stata ancora necessaria, delle controindicazioni (di visibilità, di distacco dalla cittadinanza, di difficile manutenzione) in capo ad un pastrocchio che, ab origine, avrebbe integrato la deriva segnalata, quasi dieci anni dopo, dal cittadino/lettore A.G.

Il problema, magari in termini non meno categorici ma assolutamente dialoganti, se la condizione di isolamento del monumento fosse attenuata se non altro da un trattamento decoroso.

Invece, no! Al prevedibile isolamento si sarebbe aggiunta nel tempo una trascuratezza che offende la memoria dell’illustre scomparso, la generosa testimonianza dell’artista Coppetti, la passione civile dei cremonesi che ritengono doverosa la rievocazione di pagine importanti della storia cittadina e nazionale.

Nel corso della preparazione dell’evento di quasi dieci anni fa venne segnalato dagli organizzatori che in non migliori condizioni di decoro si trovava la sepoltura di Bissolati nella Cappella Cassola ubicata nel settore Pincetto del Verano a Roma (come dimostra l’immagine).

Siamo in presenza di un caso di ordinaria trasandatezza per una città che ha perso contatto con il suo passato o di una manifesta damnatio memoriae?

Vien da chiederselo perché l’anno prossimo cadrà il 160° della nascita e tra quattro anni il 100° della scomparsa (Cremona, 20 febbraio 1857 – Roma, 6 maggio 1920).

Anche non volendo essere troppo meticolosi, come non si fa a non segnalare la circostanza (non sfuggita al lettore AG che non conosciamo ma che ringraziamo) rappresentata dal fatto che dal 2015 siamo entrati nel quadriennio del centenario della Grande Guerra?

L’Eco del Popolo e l’Associazione Zanoni avevano in animo di proporre una rivisitazione partecipata della figura di Bissolati sotto il profilo della testimonianza interventistica. Che era stata adeguatamente affrontata nel convegno storico del 2007. Ma che sarebbe conveniente approfondire alla luce di un’ulteriore contingenza (oggetto di un’ulteriore segnalazione alla civica amministrazione). Ci si riferisce al fatto che il contrapposto fronte “neutralista” (la stragrande maggioranza del socialismo cremonese, la Giunta Botti, il cattolicesimo democratico di Miglioli) avrebbe caratterizzato, nonostante si ripete il fermo proposito anti bellico, la propria azione nel segno della responsabilità nei confronti della patria impegnata in un immane prova.

Ciò avevamo proposto (da tempo e senza riscontri) al rappresentante comunale in seno all’Associazione Zanoni. Avevamo anche in animo di proporre, in occasione del centenario della morte, se non proprio la traslazione delle spoglie, ospitate in un evidente contesto di oblio e di trascuratezza, nel civico cimitero cremonese, dove riposano i resti della madre e della prima moglie, almeno qualche gesto di collegamento ideale tra la città natale e quel negletto sepolcro.

Si capirà facilmente quanto possa essere irreale o addirittura insano tale proposito.

Azzardiamo qualche conclusione, che non può non partire dalla constatazione dell’ormai evidente disinteresse, da parte del governo comunale (prevalentemente impegnato in una “rigenerazione” praticata con over dose di effimero), nei confronti di tutto ciò che riguarda la memoria e la divulgazione storica.

Con un particolare accanimento contro la cultura storica del pensiero critico e laico. Figurarsi Leonida Bissolati: laico, ateo, massone, socialista!

Per non parlare di un’altra non trascurabile circostanza, in capo ai genitori; la madre, una colta infermiera, coniugata con il padre putativo di Leonida (Bergamaschi); il padre naturale, un sacerdote coltissimo, di sentimenti risorgimentali e progressisti.

Più che un profilo biografico, una miscela di ingredienti luciferini. Che sono fuori sincrono rispetto agli indefettibili afflati catto-pacifisti dell’attuale primo cittadino. La cui testimonianza alla guida della città arrischia di mettere out the radar dell’agibilità civile qualsiasi sensibilità che non rientri nella sua narrazione, amplificata dal coro apologetico del suo cerchio magico o comunque favorita dai complici silenzi. Di chi dovrebbe testimoniare permanentemente i valori della laicità e della tolleranza; ma, che, per conformistico tornaconto od ignavia o pregiudizio (padrone e servo di se stesso), pratica colpevole indifferenza.

Cremona, dal punto di vista del patrimonio storico, costituisce un eccezionale contesto in cui basterebbe sollevare un (metaforico) sasso per poter trovare significative memorie. Con cui permeare l’impegno storiografico e la divulgazione.

Ma la memoria storica si conferma sempre di più nel percorso pubblico del Sindaco un requisito poco smart.

Siffatti approcci e connotati, se non preconcetti sicuramente pregiudizievoli, sui cieli della cultura cittadina picchiano cattivi presagi.

Che, con quel voler selezionare (peraltro senza affermare esplicitamente, ma con il semplice “non ricevuto”) gli inputs, alla distanza confluiranno in un disegno di rottamazione della storia (di quella che non piace). Camillo Boito diceva “vergogna ingannare i contemporanei, vergogna anche maggiore ingannare i posteri”.

Se così fosse, un siffatto reiterato comportamento umilierebbe, letteralmente, la Cremona della conoscenza, del sapere, della diffusione della cultura.

Alla quale ci rivolgiamo, con questa denuncia e per un’esortazione ad un sussulto di testimonianza, la cui sostenibilità può sicuramente prescindere dall’ostracismo dei potenti di turno. 

1° Foto : Monumento al Verano di Bissolati 

2° Foto: Il bronzo assediato da erbacce vetture e rifiuti-a Cremona

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