Martedì, 11 dicembre 2018 - ore 04.26

L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni

Le prossime iniziative sul 130° anniversario della fondazione dell’ECO del Popolo,il centenario della scomparsa di Leonida Bissolati e molto altro

| Scritto da Redazione
L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni

L’ECOATTIVITA’ SCUSATE IL RITARDO Il programma di lavoro dell’Associazione Emilio Zanoni

Le prossime iniziative sul 130° anniversario della fondazione dell’ECO del Popolo,il  centenario della scomparsa di Leonida Bissolati e molto altro

L’essenziale supporto iconografico del titolo basterebbe a motivare almeno in parte una delle ragioni per le quali, nel corso dell’ultimo anno, abbiamo diradato le uscite; fino a raggiungere il culmine con  una dissolvenza coincisa con la pausa estiva..

Il nostro editore, che di tanto in tanto ci aveva rimproverato per un eccesso di produzione da postare sul network (che fa trentamila accessi al mese), è stato ad un certo punto costretto ad una sorta di cover up fatto di rimandi alle recenti pubblicazioni; allo scopo di rammendare quella che avrebbe potuto apparire una smagliatura nella continuità delle edizioni od addirittura nella permanenza della volontà di mantenimento in vita della testata.

Tranquilli, anche sputando sangue, non accadrà che L’Eco del Popolo sia destinato a marcar visita o addirittura a dichiarare forfait.

Forse avevamo sovrastimato la nostra capacità di reggere (soprattutto, in una solitudine, né immaginata né voluta) i ritmi di un impegno, da cui spesso arrischiamo di essere travolti.

Sarà…ma ci sembra di essere, ogni giorno, afflitti dalla medesima sindrome ansiosa della signora Cristina guareschiana, che, nel trapasso, cercava di non omettere nulla di ciò che avrebbe voluto consegnare alla memoria.

Passando dalle edizioni cartacee al digitale, avevamo sperato in un efficientamento della filiera redazionale che consentisse uscite quasi quotidiane.

Non è stato così; semplicemente perché la prospettiva di un allargamento della cerchia delle collaborazioni stenta a materializzarsi.

E’ questa l’occasione, pur nel rammarico del mancato raggiungimento dell’obiettivo di fare de L’Eco un’espressione plurale, per dare merito alle associazioni ed ai singoli che in questi anni hanno fornito legna alla nostra testimonianza.

Ah, indubbiamente, ci gioverebbe, non tanto qualche “rinforzino” in più.

Ci sorregge l’esortazione di Pietro Nenni “fai quel che devi, succeda quel che può”, unitamente alla consapevolezza dell’inderogabilità del nostro impegno, soprattutto alla vigilia di ricorrenze che non ammettono né cali di tensione né, tanto meno, diserzioni.

La specifica seguirà tra poco.

Da ottobre riprenderemo con maggiore regolarità il nostro cammino, parallelamente alla ripresa del calendario di attività dell’Associazione Zanoni.

Sia quel che sia ci riteniamo in dover di dar conto di una pausa, che si giustifica alla luce dei limiti della truppa disponibile e dell’esigenza di ricaricare le pile (un adempimento, questo, ineludibile per il prevalente profilo di approfondimento che ispira il nostro lavoro). Da tale punto di vista, sia concessa una digressione introspettiva.

Di recente abbiamo letto una pagina colta, che ci aiuta a dare una delucidazione forbita del rallentamento dei ritmi estivi.

La noia moderna è il vero nemico da sconfiggere, perché produce dissipazione del tempo. Mentre l’operosità (sembrerebbe o forse semplicemente si dice) lo dilata. Sarà, ma allora perché alla fine della giornata, pur restando alle stanghe dieci, dodici ore, mi sembra di non aver fatto un c…?

Ecco, diciamo che, pur fortemente tentati dalle attività ludiche, abbiamo operato sulla nostra estate una separazione tra, come direbbero gli antichi latini, tra otium e nec-otium.

Il primo concetto, che integra ovviamente anche tutto ciò che ritempra (nel nostro caso, da che?), fa perno sull’ineludibile necessità di prendersi delle pause sia per le proprie personali attività private, finalizzate al mantenimento dell’equilibrio esistenziale, sia, soprattutto, alla dilatazione delle proprie conoscenze. Necessaria al lato estroverso di sé. Il nec-otium, appunto; vale a dire, volendo essere più espliciti,  la gestione della propria testimonianza pubblica.

“Per poter scrivere tranquilli quel che si deve e si vuole, bisognerebbe stare sempre chiusi in casa, non rispondere al telefono… I rapporti umani (e soprattutto l’impulso ad occuparsi di interessi più intriganti e gradevoli)sono una bellissima cosa; ma diventano una complicazione, quando si devono scrivere degli articoli”, recentemente così rifletteva Luca Goldoni.

Se, in aggiunta a tale core businnes della nostra attività, che trova motivazione sia nell’orgoglio di mantenere in vita una testata storica sia nella determinazione di partecipare allo sforzo di fornire un piccolo contributo a rendere plurale la comunicazione locale, ci si trova impegnati su più fronti, allora è facile comprendere le ragioni di un’apparente catatonia.

Diciamo ciò per un dovere di chiarezza nei confronti dei lettori che ci seguono e degli amici che da anni condividono la nostra attività.

Abbiamo avuto altro che ha impegnato le nostre priorità. Diciamo di natura più operativa. Le due immagini appaiate potrebbero avere come didascalia “prima e dopo la cura”. Ritraggono la location in cui sono state stivate alla rinfusa le masserizie di quanto resta della materialità del ciclo militante del socialismo cremonese.

Per quanto non appaia nitidamente, si tratta dei mobili, dell’archivio, della biblioteca, dei ritratti, dei quadri che hanno abitato dal 1945 la sede cremonese del PSI.

Una sede che ha girovagato più che per un capriccio per la difficile ricerca, per un movimento sempre a corto di risorse finanziarie, di ambienti che consentissero lo svolgimento della propria missione associativa, frequentemente ostracizzata dai poteri forti.

Quando vent’anni fa entrammo nelle ultime due location di Corso Garibaldi (federazione provinciale) e di Corso Pietro Vacchelli) con pochi volonterosi ci trovammo di fronte più che ad uno scenario metafora della sconfitta ad un vero e proprio enigma. Che fare di questo scrigno di malinconie, dagli interrogativi imbarazzanti sul terreno operativo e morale?

Avvertimmo l’impulso ad imboccare la via di una nuova testimonianza incardinata nel dovere di preservare la memoria di un lungo ciclo politico.

La prima esigenza era trovare un tetto a quanto ci si accingeva a salvare dalla distruzione o dalla dispersione; che avrebbero quanto meno privato qualsiasi approfondimento storico.

La consegna alla stampa di Il Socialismo di Patecchio dice sufficientemente del successo di questo sforzo. Come è facilmente deducibile dalla prima immagine, resta ancora un imponente massa di carte da sottoporre a catalogazione e riordino. Tale operazione, che, da tempo avviata, implica un impegno gravoso quanto prevedibile, si concluderà con la consegna di tutto il materiale all’Archivio di Stato in modo che tali fonti documentali e fotografiche siano accessibili.

Preferiamo, anziché stimare la mole del lavoro di catalogazione che ci porterebbe inevitabilmente allo stress, guardare con fiducia alle prossime tappe e con compiacimento agli obiettivi già acquisiti. Tra cui, grazie all’impegno ed alla sensibilità della Civica Amministrazione (citiamo il Sindaco Galimberti e l’Assessore Rosita Viola, delegata a rappresentare il Comune quale socio istituzionale dell’Associazione Zanoni), la prioritaria condizione di disporre di una sede in cui dispiegare l’attività associativa.

Recentemente il Consiglio Direttivo dell’Associazione ha portato a sintesi il progetto di lavoro che impegnerà l’attività del prossimo biennio e che ha formato oggetto di un fecondo confronto con l’Amministrazione Comunale.

Ne diamo di seguito un’approfondita traccia.

130° della fondazione de L’Eco del Popolo

Il 4 gennaio 2019 ricorrerà il 130° anniversario della fondazione della testata socialista, che anticipò la fondazione della rivista Critica Sociale (Milano 1891), la costituzione del PSI (Genova agosto 1892, la fondazione dell’Avanti! (Roma 25 dicembre1896). Delle tre testate storiche il cremonese Leonida Bissolati fu fondatore, co-fondatore e direttore.

L’Eco del Popolo, che aveva sospeso le pubblicazioni in coincidenza con la conclusione della vicenda PSI, aveva poi ripreso la propria attività editoriale con uscite tematiche in abbinata con la Cronaca di Cremona e La Stampa e dal 2014  nella modalità on line in abbinata a welfare network.

La direzione ed i sostenitori della testata, una delle poche delle testate socialiste storiche che esce regolarmente, ritengono che la ricorrenza debba essere celebrata con particolare evidenza e nell’intento di lasciare tracce sensibili nei contesti attuali.

Tra queste viene avvertita più di altre l’opportunità di rendere accessibile la consultazione dell’intera produzione, il cui cartaceo è consultabile presso la Biblioteca Statale, nella diretta e comoda via telematica.

La legge finanziaria del 2017 ha previsto contributi per la digitalizzazione (premessa per la postazione on line) delle testate storiche. Nei prossimi giorni si approfondirà tale possibilità e si assumeranno i necessari contatti con la Direzione della Biblioteca Statale in detta direzione.

La fondazione dell’EdP era stata preparata (non essendo il Partito di riferimento stato ancora costituito ed in assenza di sedi) presso l’osteria della Marcella (Filippini) sita nell’edificio d’angolo Corso Vittorio Emanuele Via Ettore Sacchi.

Per tale ricorrenza il compianto prof. Mario Coppetti aveva predisposto un medaglione recante il volto di Bissolati, il cui calco è in attesa di fusione. Era nei Suoi e nei nostri auspici installarlo nella giusta evidenza pubblica.

Nel corso di un’assemblea della Società Filodrammatica Cremonese, di cui Bissolati fu socio, si era pensato ad un evento rievocativo teatrale, per cui l’attore/regista Beppe Arena aveva anticipato la piena disponibilità

Centenario della morte di Leonida Bissolati.

Il 20 gennaio 1920 moriva a Roma, per postumi di una ferita di guerra (cui il 56enne deputato cremonese partecipò da volontario), Leonida Bissolati.

Il cui profilo generale fu oggetto di importanti approfondimenti in occasione della ricorrenza del 100° e del 150° centenario della nascita (1857). La ricorrenza del 100° della morte orienta, in considerazione dei contesti in cui avvenne e dell’ultima testimonianza civile, l’approfondimento della figura in senso tematico. La figura di Bissolati si iscrive a pieno titolo nella testimonianza dell’interventismo democratico. Che non si esaurì nel sostegno alla partecipazione al conflitto mondiale (di cui quest’anno ricorre la conclusione del ciclo rievocativo del centenario); ma ebbe modo di esprimersi (durante ed immediatamente dopo il conflitto) sulla questione dei Trattati.

Bissolati costituì uno dei riferimenti per la tesi favorevole ad una composizione post-bellica che avesse come obiettivo il preventivo impedimento della riproposizione delle condizioni che avevano favorito il conflitto.

Era intervenuto, da deputato e da ministro, sia in conflitto con la gestione del comando Cadorna sia scongiurando amputazioni territoriali e formule annessionistiche, che avrebbero inevitabilmente alimentato rigurgiti nazionalisti e risentimenti negli sconfitti. Da tale punto di vista, va ricordato che Bissolati, misconosciuto in una Patria desiderosa di passare all’incasso della vittoria, restò uno dei riferimenti più accreditati nei contesti mondiali. Tale originale contributo, estrapolato dalla vasta  testimonianza del più prestigioso uomo politico cremonese del ‘900, merita, considerando l’opportunità offerta dalla conclusione del ciclo rievocativo della Grande Guerra e la riemersione, negli scenari attuali, di preoccupanti riflussi nazionalisti, una rivisitazione/attualizzazione.

Dieci anni fa, il 150° della nascita, come era stato cinquant’anni prima grazie ad un prestigioso ed impegnativo programma di approfondimento storico in cui ebbe parte il prof. Alfredo Galletti, la gigantesca figura fu sottoposta, per merito di un convegno di rilevante impegno scientifico, ad una rigorosa analisi sui versanti generali del contributo offerto da Bissolati alla modernizzazione della politica ed alla formazione del pensiero progressista.

Il Centenario della morte offre, come abbiamo appena anticipato, l’opportunità per far emergere il segmento forse più rilevante dello stadio della maturità della ricca personalità.

Onde procedere convenientemente in tale direzione abbiamo proposto la costituzione di un Comitato organizzatore che veda come coordinatore il Comune di Cremona e come partecipi la Camera dei Deputati ed il Consiglio dei Ministri e di un Comitato Scientifico, preposto all’organizzazione del Convegno storico.

A suggello di un profilo che, partendo da Cremona, avrebbe travalicato gli ambiti locali per approdare a pieno titolo all’élite dei pensatori, appare conseguente un’iniziativa che renda saldo il rapporto tra la città da cui emerse ed il consapevole ricordo della figura di Leonida Bissolati, anche attraverso iniziative destinate a rimarcare con la materialità la percezione di tale ricordo.

Fu così nel 1957 con l’apposizione sulla facciata di un edificio scolastico su cui preesistette la casa natale; sarebbe stato così anche cinquant’anni dopo. Con la generosa ed artisticamente pregevole opera del busto, realizzata dal Prof. Coppetti, collocata nella stessa via Palestro.

Quasi sicuramente presago dell’ormai vicina conclusione del suo ciclo vitale, Mario Coppetti, una delle massime testimonianze cremonesi del socialismo umanitario e liberale del ‘900 interpretato da Bissolati, ha voluto, nei suoi ultimi giorni di vita, lasciare una ulteriore traccia di generosità e di attaccamento alla figura del grande socialista riformista.

Nella tarda mattina del 26 aprile ultimo scorso ha concluso il medaglione del volto di Bissolati che, fuso e donato per volontà della figlia Silvia e del genero Bruno, verrà collocato presso la cappella Cassola – settore Pincetto – cimitero del Verano, in cui riposano le sue spoglie.

Nelle prossime settimane l’Associazione Zanoni svilupperà un’intensa attività di contatto con tutte le espressioni politico-istituzionali e culturali della Città affinché il ricordo di questo grande cremonese approdi ad una prospettiva condivisa.

Anniversario di eminenti figure di amministratori socialisti

50 anni fa scompariva a Casalmaggiore Augusto Bernardi, resistente delle Brigate Matteotti, anima della ricostruzione del socialismo casalasco e provinciale, generoso protagonista della vita amministrativa comunale e provinciale. Quest’anno ricorre il 70° della scomparsa del primo Sindaco elettivo di Cremona Gino Rossini, la cui figura era stata ampiamente celebrata nella ricorrenza del 2008. Nel 2019 ricorrerà, invece, il 30° della scomparsa del Sindaco di Pizzighettone prof. Giusto Corbani (dal 1964 al 1975). Per onorare la memoria di questi tre amministratori è in fase di costituzione un gruppo di lavoro.

Nel dare notizia del programma di attività intendiamo allargare la platea delle testimonianze e delle sensibilità mobilitabili all’interno di una visione eminentemente storico-culturale.

Viviamo un difficile momento di perdita di peculiari identità civili. Ricordare grandi figure e significativi accadimenti, può concorrere a toccare il cuore di tutti e la ragione di ciascuno

1° foto: nuova sede Associazione Zanoni

2° foto: Coppetti inaugura il monumento a Bissolati

3° foto :1916 - casa di Marcella Filippini - commemorazione di Cesare Battisti - Bissolati e Marcela Filippini

 

 

 

 

 

 

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