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La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna va sviluppata non solo difesa| G.trespidi

Siamo in un periodo storico dove la nostra società si trova a fare i conti con gli effetti devastanti del relativismo nelle relazioni e nell’affettività

| Scritto da Redazione
La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna va sviluppata non solo difesa| G.trespidi

Il convegno sulla famiglia svoltosi sabato a Milano ha fatto emergere con ancora più forza la situazione “culturale” che stiamo vivendo: una bella occasione per riflettere, dialogare e testimoniare come nella famiglia si hanno attenzione e cura verso ogni persona debole e dimenticata è stravolta da “organi di informazione” e da alcune forze politiche e associazioni e definita iniziativa omofoba. Noi dell’Udc siamo contrari all’idea di una società laicista in cui i figli sono considerati come degli oggetti per soddisfare un desiderio proprio (alla paternità o alla maternità): non esiste il diritto ad avere figli, esiste il diritto dei figli ad avere una mamma e un papà. Siamo per la rimozione delle discriminazioni ma non ci stiamo a fare una fotocopia del matrimonio stravolgendo il vero senso della parola Famiglia.

Siamo in un periodo storico dove la nostra società si trova a fare i conti con gli effetti devastanti del relativismo nelle relazioni e nell’affettività con le conseguenze del pensiero comune che tende a cancellare le differenze tra maschio e femmina declassandole a elementi culturali. L’auspicio è che si torni presto a ragionare insieme sui “falsi miti di progresso”, a svegliarci dal sonno in cui questi falsi miti vogliono portare tutti noi. Dobbiamo essere chiari, – commenta il Segretario Provinciale dell’UDC Giuseppe Trespidi – difendiamo temi eticamente sensibili non per essere politicamente corretti nelle stanze del Vaticano, ma perché riteniamo che ci sia una disgregazione che aleggia sull’organizzazione sociale e sulle nostre famiglie. Concedere a delle “coppie gay” di diventare “genitori” può essere interpretabile come risposta ad un sintomo di “legittime aspirazioni?” Ma non sono, invece, frutto dell’egoismo di due uomini o di due donne, che desiderano avere una maternità e una paternità anche a discapito del bambino, che, in questo caso, è la parte debole? Noi non possiamo che essere dalla parte del più debole: il bambino. Mi sembra evidente - continua Trespidi – che le persone umane coinvolte nelle diverse esperienze della vita hanno dei diritti che devono essere tutelati. Non equiparazione al matrimonio tra uomo e donna non significa non riconoscere diritti che vanno riconosciuti. È una questione di civiltà. Però per fare ciò non vanno scardinati i pilastri fondamentali che reggono la nostra nazione vale a dire le famiglie formate da un uomo e una donna. Famiglie che sono il fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva.

Riflettere sulla complementarietà, – conclude il Segretario Provinciale dell’UDC – non è altro che meditare sulle armonie che stanno al centro di tutta la Creazione e quella tra uomo e donna sta alla base del matrimonio e della famiglia, che è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l’arte del vivere insieme. Un luogo di «valori e ideali» che in questo periodo sono messi in discussione e si cerca di disconoscerli a livello politico e culturale. Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico. Questa rivoluzione nei costumi e nella morale ha spesso sventolato la bandiera della libertà, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. Parlare di famiglia conservatrice o famiglia progressista è un errore: la famiglia è famiglia! La famiglia ha una forza in sé che non va solo tutelata ma va sviluppata.

Perciò nel Consigli comunali è opportuno e necessario discutere di Politiche familiari e decidere come adottarle nel nostro territorio. Da questo punto di vista il Comune di Cremona ha la possibilità di essere l’artefice di una vera Politica familiare da sviluppare. Vedremo se sarà capace di farlo.

Cremona 18 gennaio 2015

Giuseppe Trespidi - Segretario Provinciale UDC Cremona

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