Lunedì, 16 marzo 2026 - ore 18.52

Lavoro: Pd, decreto Cdm su trasparenza salariale inadempiente e regressivo

“Lo schema di decreto attuativo della direttiva sulla trasparenza salariale (970 del 2023), licenziato dal Consiglio dei ministri, è fortemente preoccupante

| Scritto da Redazione
Lavoro: Pd, decreto Cdm su trasparenza salariale inadempiente e regressivo

Lavoro: Pd, decreto Cdm su trasparenza salariale inadempiente e regressivo

“Lo schema di decreto attuativo della direttiva sulla trasparenza salariale (970 del 2023), licenziato dal Consiglio dei ministri, è non solo fortemente preoccupante, ma anche talmente cauto da essere di fatto inadempiente e regressivo. Fortemente preoccupante perché, lungi dal definire, o mettere a punto procedure adeguate e condivise per definire cosa si debba intendere per ‘stesso lavoro’ o   lavoro ‘di pari valore’, che è l’elemento fondamentale per la comparazione salariale, legittima l’articolazione per qualifiche del contratto nazionale applicato dal datore di lavoro, qualunque esso sia. Anche se si tratta di un contratto di comodo, di un contratto pirata. A conferma della mancanza di volontà del governo di confrontarsi, seriamente, col problema della rappresentatività delle parti sociali. Regressivo perché non si coordina e fa quindi passi indietro rispetto al ‘Rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile’, già previsto dal nostro ordinamento e citato come buona prassi dall’Ocse. Lo fa, ad esempio, riducendo la platea delle imprese coinvolte, e allungando le cadenze degli obblighi. Inadempiente, ad esempio perché restringe la portata dell’informazione da garantire ai lavoratori e alle lavoratrici e alle loro rappresentanze, e perché non garantisce gli standard di sanzionabilità, con funzione anche preventiva, previsti dalla direttiva. Ci batteremo perché il decreto venga radicalmente ripensato prima della sua approvazione definitiva. Perché per noi la parità di trattamento fra uomini e donne sul posto di lavoro è un obiettivo vero e irrinunciabile, non un mero adempimento burocratico da ridurre al minimo”. Lo scrivono in una nota Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale Pd e Arturo Scotto capogruppo commissione Lavoro Camera

 

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