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AccaddeOggi 14 agosto 2018 A Genova crolla il ponte Morandi:43 vittime

Gentile direttore, la sciagura del crollo del viadotto sul Polcevera di Genova riempie la cronaca degli organi di stampa, radiotelevisivi e del web. Ognuno dice la sua, ed è giusto così.

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Genova IL PONTE MORANDI UN’OPERA TROPPO ARDITA  di GIAN LUIGI ROSSI (Cremona)

Gentile direttore, la sciagura del crollo del viadotto sul Polcevera di Genova riempie la cronaca degli organi di stampa, radiotelevisivi e del web. Ognuno dice la sua, ed è giusto così.

Personalmente ritengo, tra le considerazioni sentite in tv, molto competenti e condivisibili quelle espresse dal collega Massimo Mariani del Consiglio nazionale degli ingegneri, che tra l’altro come Ordine degli Ingegneri abbiamo più volte ospitato a Cremona.

Pare al momento accreditata la ipotesi del cedimento di uno degli stralli, che conseguentemente avrebbe generato il cinematismo di collasso complessivo del pilone centrale e di entrambi gli sbalzi. Con il tempo forse sapremo cosa è realmente accaduto.

Mi permetto però umilmente di osservare come l’opera di Morandi fosse molto ardita, certamente troppo con il senno di poi, quasi sperimentale all’epoca e sicuramente priva di quella precauzionale e provvidenziale ridondanza strutturale che permette di sopperire ad eventi più o meno imprevedibili riscontrabili nella vita utile della costruzione (cedimenti fondali, urti di velivoli, incendi, scariche atmosferiche, piuttosto che l’effet t o negativo del clima salmastro sui materiali e sulla loro collaborazione o l’effetto di un numero pressoché infinito di cicli di carico/scarico dinamico dovuto al transito degli automezzi ed al vento).

Ridondanza strutturale che ha caratterizzato le opere dell’antichità che sono giunte fino ai nostri giorni: i ponti ad arcate in muratura di epoca romana, il Pantheon, o più semplicemente le nostre case medioevali in muratura, tanta muratura nelle due direzioni ortoganali di modo che anche i carichi sismici sono assorbiti, o il Torrazzo di mirabile perfetta forma regolare in pianta ed in elevazione, quale che i costruttori abbiano seguito alla lettera le attuali indicazioni di ingegneria antisismica.

Ma anche nostro ponte in ferro ottocentesco sul Po ne ha viste d’ogni, eppure in realtà c’è voluto il bombardamento del ’44 a tirarne giù una parte. Il ponte sul Po di Casalmaggiore del 1956 invece ormai, compromessi i trefoli in acciaio delle travi precompresse, è da buttare.

Tornando al ponte Morandi, molto discutibile a mio avviso anche la scelta di adottare il calcestruzzo armato precompresso. Detto ciò, però, si impongono considerazioni più generali che riguardano il settore delle costruzioni, delle professioni tecniche e degli appalti e quindi anche il nostro territorio provinciale. Durante le prime lezioni di ‘costruzioni’ agli allievi geometri ho l’abitudine di paragonare la nostra professione tecnica alla professione medica perché entrambe hanno a che fare con la vita delle persone. E questo è vero se si pensa che scelte tecniche determinano la sicurezza strutturale o impiantistica delle costruzioni, i costi di realizzazione e di gestione ed anche la sicurezza dei lavoratori durante l’esecuzione.

Ma a fronte di tale grande responsabilità come sono stati trattati i professionisti tecnici in questi ultimi anni, peraltro in periodo di grave carenza di lavoro ed a partire dalle famigerate ‘lenzuolate’  bersaniane : abolizione per legge delle tariffe minime professionali, gare al massimo ribasso per i servizi di ingegneria ed architettura delle pubbliche amministrazioni.

L’ingegno e la responsabilità professionale trattata alla stregua di qualsiasi categoria merceologica ed i giovani quindi, giustamente, si allontanano da queste professioni così complesse e mal pagate.

Quando oltre trent’anni fa ho iniziato ad insegnare all’Itg P. Vacchell il preside Gabbani mi mise nel corso F, ma c’era anche il corso I, e per qualche periodo anche il corso G. Ora a malapena riusciamo a formare un’unica sezione. Non c’è più necessità di geometri forse? Al contrario esiste un bisogno infinito in questo Paese così fragile (...).

GIAN LUIGI ROSSI (INGEGNERE CIVILE, DIRETTORE DEL LABORATORIO PROVE MATERIALI P. VACCHELLI ALL’ I.I.S. A. GHISLERI, CREMONA)

16 agosto 2018

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