Domenica, 26 gennaio 2020 - ore 03.37

Torino.Solidarietà a Raphael Rossi

| Scritto da Redazione
Torino.Solidarietà a Raphael Rossi

Torino.Solidarietà a Raphael Rossi
Processo Amiat, il Comune di Torino non si costituisce parte civile Il
Comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile al processo
Amiat ma non ha mantenuto la parola. E una settimana dopo l’udienza
preliminare (che si è tenuta il 13 dicembre) non ha ancora chiarito
ufficialmente i motivi. Il caso è quello di Raphael Rossi: vale la pena
di ricordare la sua storia. Ex vicepresidente dell’Amiat (Azienda
municipale per la raccolta rifiuti torinese), Rossi blocca l’acquisto di
un macchinario inutile da 5 milioni di euro, evita un danno all’azienda,
si vede offerta una tangente per non impedire l’acquisto, va in Procura,
denuncia il tentativo di corruzione, collabora alle indagini fingendo di
accettare la proposta illecita e favorendo intercettazioni ambientali –
diventa quello che in gergo si chiama agente provocatore – per
smascherare il meccanismo. Un esempio di pubblico amministratore
virtuoso, insomma. Che dall’Amiat, però, è stato cacciato. Ora siamo al
processo, che si avvia con un’altra novità inattesa: il reato contestato
passa infatti da corruzione a istigazione alla corruzione.

Nonostante una petizione – promossa dal Fatto Quotidiano – che ha
superato le 40mila firme, nonostante l’impegno del Consiglio Comunale,
che il 29 novembre ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in
cui si chiedeva al Sindaco Sergio Chiamparino di costituirsi parte
civile, la Città di Torino, per ora, non è stata rappresentata nell’aula
del Palazzo di Giustizia.

“Mi aspettavo”, spiega Rossi (leggi il suo blog sul nostro sito), “che
accanto a me avrei trovato l’avvocato del Comune. Non mi ero nemmeno
posto il problema. Certo, sono convinto che il Comune si costituirà
parte civile come si è impegnato a fare, ma avrebbero potuto provvedere
da subito per recuperare le brutte figure fatte”.

La seconda sorpresa è che il Pm ha chiesto la derubricazione del reato
contestato agli imputati, da corruzione a istigazione alla corruzione.
Pochi dubbi, comunque, sulla ricostruzione dell’accaduto: l’avvocato
difensore di Giorgio Giordano, l’ex presidente dell’Amiat accusato di
avere proposto la tangente a Raphael, ha chiesto il patteggiamento a un
anno di reclusione (con sospensione della pena). “Questo”, dice Rossi,
“taglia la testa al toro sulle responsabilità, se ce ne fosse ancora
bisogno”.

Il paradosso è che il comportamento virtuoso di Raphael è l’eccezione.
Al punto che c’è poca giurisprudenza in merito: è infatti rarissimo che
un pubblico ufficiale ne denunci un altro, quando si tratta di
bustarelle. Di solito le denunce giungono dai privati che ritengono di
aver subito un danno. Rarissimo anche che qualcuno non abbia un prezzo,
in un Paese in cui si fa compravendita persino in Parlamento. E così,
quello di Raphael Rossi, diventa un comportamento quasi eroico, anche se
dovrebbe essere la norma. “Bertold Brecht diceva: sfortunato quel popolo
che ha bisogno di eroi. E questo è un caso paradigmatico. Il mio è un
atteggiamento normale. L’atteggiamento straordinario e da stigmatizzare
dovrebbe essere quello delle istituzioni che non fanno il loro dovere”.

Per fortuna, accanto a Raphael, c’è il calore dei cittadini: “Questo fa
da contraltare alla freddezza delle istituzioni. E comunque, sono già
soddisfatto, anche se mi aspetto che sia fatta giustizia. Rifarei quel
che ho fatto, perché la corruzione è liquida: se non passa attraverso di
te passa attraverso quello accanto a te. Quindi dire di no non basta,
Bisogna denunciare, in modo che questo fenomeno non si riproduca”.

La Città di Torino avrebbe tutti gli interessi, come qualsiasi
amministrazione pubblica, a non far ripetere fenomeni come questo. Ma
per ora la costituzione a parte civile non è arrivata. Forse per il
parere negativo dell’Avvocatura, che venerdì scorso ha fatto sapere che
il tribunale potrebbe respingere una richiesta del Comune in questo
senso, in quanto si è già costituita parte civile l’Amiat, azienda
municipalizzata legata all’amministrazione. Ma Giuseppe Castronovo,
presidente del Consiglio comunale di Rifondazione comunista, rilancia:
“Secondo me il Comune dovrebbe costituirsi. Se poi il giudice respinge,
non fa niente, ma almeno si lancia un messaggio ai cittadini”.

Per scoprire se la Città di Torino chiederà o meno di essere parte
civile, non resta che attendere la prossima tappa di questa storia, l’11
gennaio 2011, giorno in cui è stata rinviata l’udienza: gli avvocati
della Vm Press (la ditta che propose l’acquisto del macchinario)
sostengono di dover studiare “la cornucopia di nuovi elementi emersi
dalle motivazioni della costituzione di parte civile del Rossi”. Una
“cornucopia” che deriva dalla rarità di un comportamento virtuoso,
evidentemente.

(articolo aggiornato alle 18.45 del 23 dicembre 2010)

fonte: Ambiente_Liguria <ambiente_liguria@yahoogroups.com>

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