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AccaddeOggi 20 luglio 2001 Carlo Giuliani ucciso durante i fatti del G8 di Genova

Carlo Giuliani (Roma, 14 marzo 1978 – Genova, 20 luglio 2001) è stato un manifestante che prese parte alle proteste del movimento no-global, ucciso durante i fatti del G8 di Genova.

| Scritto da Redazione
AccaddeOggi  20  luglio 2001 Carlo Giuliani ucciso durante i fatti  del G8 di Genova AccaddeOggi  20  luglio 2001 Carlo Giuliani ucciso durante i fatti  del G8 di Genova

AccaddeOggi  20  luglio 2001 Carlo Giuliani ucciso durante i fatti  del G8 di Genova

Carlo Giuliani (Roma, 14 marzo 1978 – Genova, 20 luglio 2001) è stato un manifestante che prese parte alle proteste del movimento no-global, ucciso durante i fatti del G8 di Genova.

In relazione all'uccisione, il carabiniere ausiliario Mario Placanica è stato indagato per omicidio e poi prosciolto dalla giustizia italiana e da quella europea avendo agito per legittima difesa contro Giuliani che, a volto coperto, tentava di colpirlo con un estintore. La Corte europea dei diritti dell'uomo, alla quale la famiglia Giuliani aveva fatto ricorso, ha infatti accolto la ricostruzione italiana in merito ai fatti specifici della morte, ma ha criticato la gestione dei sistemi di sicurezza attorno al vertice da parte dell'Italia, che avrebbe minimizzato i rischi. In conseguenza di ciò, inizialmente, la Corte dispose un risarcimento di 40.000 euro ai familiari di Giuliani a carico dello Stato italiano. La stessa Corte ha infine assolto lo Stato Italiano con sentenza definitiva nel 2011.

Biografia

Figlio di Giuliano Giuliani e Adelaide Cristina Gaggio si diploma al liceo scientifico e poi si iscrive alla facoltà di storia. Si impegna nel sociale e svolge il servizio civile presso Amnesty International a Genova, adotta inoltre un bambino a distanza mediante la Comunità di Sant'Egidio

I fatti del 20 luglio 2001

Gli scontri

La morte di Carlo Giuliani è legata ai disordini avvenuti a Genova il 20 luglio del 2001 in Via Tolemaide nel quartiere Foce, presso la stazione Brignole, dove si verificarono violenti scontri tra manifestanti anti-g8 e forze dell'ordine. Secondo amici e familiari la partecipazione a quegli eventi da parte di Giuliani fu promossa dalle notizie relative ai disordini che in quelle ore circolavano. Secondo queste testimonianze, tali notizie lo convinsero a rinunciare alla gita al mare che aveva programmato quella mattina per dirigersi verso il corteo delle Tute Bianche. La versione che vorrebbe Giuliani in procinto quel giorno di dirigersi verso la spiaggia genovese sarebbe avvalorata dal costume da bagno che indossava sotto i pantaloni al momento del decesso. L'autopsia ha rilevato che Giuliani, al momento del decesso, indossava "pantaloncini sportivi in materiale sintetico di colore rosso" sotto "pantaloni di una tuta ginnica di colore blu in cotone acetato", insieme a una "canottiera bianca di cotone, tagliata sul davanti e ampiamente intrisa di materiale ematico", "scarponcini sportivi da trekking" e "calze di lana".

A seguito di una carica abortita in via Caffa da parte dei carabinieri della compagnia CCIR "Echo" - 12° btg carabinieri "Sicilia", in piazza Alimonda, durante la frettolosa ritirata dei circa 70 militari presenti, una Land Rover Defender con tre carabinieri a bordo (l'autista Filippo Cavataio, Mario Placanica e Dario Raffone), facendo manovra per seguire la ritirata degli uomini rimane apparentemente bloccata contro un grosso cassonetto per rifiuti. L'utilità della carica, il numero di uomini impegnati e la valutazione di fattibilità saranno oggetto successivamente di pareri e testimonianze contrastanti da parte degli ufficiali responsabili del reparto, uno dei quali riconoscerà durante la visione dei filmati nel processo sui fatti del 20 luglio che il reparto lanciò dei sassi in direzione dei manifestanti. L'autista sosterrà poi che sarebbe rimasto bloccato a causa di una manovra errata di un altro veicolo Land Rover Defender che seguiva la carica delle forze dell'ordine.

Il veicolo rimane così fermo per alcuni secondi durante i quali viene preso d'assalto da alcuni dei manifestanti che stavano inseguendo le forze dell'ordine in ritirata verso la parte bassa di via Caffa e piazza Tommaseo, dove vi era il raggruppamento dei carabinieri e delle forze di polizia. Tra questi, Carlo Giuliani, con il volto coperto da un passamontagna, che raccoglie e solleva un estintore, già precedentemente scagliato contro il mezzo da un altro manifestante e poi caduto a terra, manifestando l'intenzione di lanciarlo a propria volta contro il veicolo dei carabinieri.

Dall'interno del veicolo un carabiniere - identificato come Mario Placanica secondo le sue stesse dichiarazioni - dopo aver estratto e puntato la pistola verso i manifestanti intimandogli di andarsene, spara due colpi. Un colpo raggiunge allo zigomo sinistro Carlo Giuliani che morirà nei minuti successivi. Il fuoristrada, nel tentativo di fuggire rapidamente dai manifestanti, riprende la manovra passando sul corpo del ragazzo due volte (una prima in retromarcia, la seconda a marcia avanti). Sono le 17:27 del 20 luglio 2001. Tutta la sequenza è registrata nei filmati degli operatori presenti sul posto.

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La posizione della famiglia Giuliani

Secondo il medico legale della Procura, Marco Salvi, intervenuto in un altro procedimento riguardante le tragiche giornate di Genova, il colpo sparato era "diretto" e non venne deviato da alcun corpo esterno. La tesi è stata contestata anche dalla perizia di parte, presentata dai genitori di Giuliani. L'altro colpo esploso dal carabiniere era stato ritrovato nella facciata di un palazzo mesi dopo il fatto, essendo sfuggito alle prime indagini.

La stessa autopsia di parte mostrerebbe come il foro del proiettile che ha colpito Giuliani sia incompatibile con i normali proiettili usati dai carabinieri: secondo la difesa, questo fatto è spiegabile sempre attraverso l'ipotesi del colpo deviato dal sasso, che avrebbe deformato il proiettile, mentre i genitori di Giuliani sostengono che i carabinieri avessero in dotazione dei proiettili non standard, illegali per uso civile.

Secondo la ricostruzione del Comitato Piazza Giuliani, Carlo aveva visto che dall'interno del mezzo il carabiniere di leva Mario Placanica puntava la pistola verso i manifestanti, fortemente intenzionato a sparare, e avesse reagito lanciando contro l'estintore anche se, secondo la perizia di parte presentata dagli avvocati della famiglia Giuliani, la distanza tra il manifestante e il mezzo era di 6,50 m, troppi perché l'estintore potesse avere qualche esito.

Nel giugno 2006 Haidi Giuliani, madre di Carlo, ha inviato una raccomandata a Mario Placanica per interrompere il decorso della prescrizione, lasciando aperta la possibilità di effettuare una causa civile nei confronti dell'ex carabiniere. Eletta nel frattempo senatrice della Repubblica per Rifondazione Comunista, la signora Giuliani ha tuttavia dichiarato di non averlo fatto per chiedere un risarcimento danni a Placanica, ma al fine di ottenere un processo "che faccia luce non solo su piazza Alimonda, su chi ha effettivamente sparato, ma anche sulle responsabilità politiche e sulla catena di comando"

 

La posizione di Placanica

Dopo il proscioglimento per la morte di Carlo Giuliani, Mario Placanica fu intervistato dal quotidiano Calabria Ora.

Nell'intervista Placanica ricostruì il clima di tensione di quei giorni, sottolineando l'enorme pressione cui fu sottoposto e soffermandosi sull'evitabilità del fatto. Placanica si soffermò su alcuni episodi, come il fatto che nessuno fosse intervenuto per disperdere i manifestanti nonostante fosse evidente che il mezzo dove era non riusciva a spostarsi e come la reazione dei colleghi fu di compiacimento ("Mi dissero benvenuto tra gli assassini", dando anche per vera l'ipotesi relativa al fatto che la testa di Giuliani sarebbe stata colpita con un sasso mentre questi giaceva a terra morto ("Ci sono troppe cose che non sono chiare.[...]Perché alcuni militari hanno "lavorato" sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra?".

Nell'agosto 2008 Mario Placanica, assistito dal legale Carlo Taormina, ha sporto denuncia contro ignoti per l'omicidio di Carlo Giuliani. Secondo la tesi le perizie di parte effettuate su resti di Giuliani dismetterebbero l'assenza di residui dovuti alla camiciatura del proiettile: essendo i proiettili usati da Placanica, come quelli in dotazione degli altri sottufficiali, camiciati, questo fatto escluderebbe che i colpi mortali siano partiti dalla sua pistola. Taormina ha aggiunto che i colpi potrebbero essere partiti dall'arma di un ufficiale o da quella di un civile.

L’epigrafe : «Carlo Giuliani, ragazzo. 20 luglio 2001.»

Il dibattito acceso tra i genovesi è testimoniato dalla votazione a maggioranza avvenuta in Consiglio comunale il 26 luglio 2005 per la posa di una lapide commemorativa nella piazza ove è avvenuta l'uccisione con la semplice epigrafe:

«Carlo Giuliani, ragazzo. 20 luglio 2001.»

La posa della lapide è stata infatti approvata con tre soli voti di scarto tra favorevoli e contrari, ed è stata poi effettuata il 20 luglio 2011, in occasione del decennale della morte del ragazzo. Due anni dopo è stata sostituita da un cippo con la medesima epigrafe.

La targa è stata vittima di ripetuti atti di vandalismo, inizialmente nella primavera del 2012 con la rottura del marmo, e successivamente nell'estate dello stesso anno, a pochi giorni di distanza dalle sentenze definitive relative al processo per le violenze avvenute durante la perquisizione della scuola Diaz, durante lo stesso G8, e il processo ai manifestanti, parte della scritta è stata imbrattata con vernice nera

Per saperne di più vai qui https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Giuliani

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