Giovedì, 20 gennaio 2022 - ore 21.49

Archivio di Stato La Carità a Cremona nel tardo Medioevo- Documento 3

Privilegio fiscale. 1495 febbraio 27, Milano Nel 1357 nacque per volontà del vescovo Ugolino Ardengheri, sollecitato dall’intervento della città stessa, il Consorzio di Sant’Omobono.

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Archivio di Stato La Carità a Cremona nel tardo Medioevo- Documento 3

Archivio di Stato La Carità a Cremona nel tardo Medioevo- Documento 3

Privilegio fiscale. 1495 febbraio 27, Milano Nel 1357 nacque per volontà del vescovo Ugolino Ardengheri, sollecitato dall’intervento della città stessa, il Consorzio di Sant’Omobono.

 La fondazione si inserisce nel quadro di un rinnovato slancio del culto civico di sant’Omobono, il santo laico patrono della città, promosso dallo stesso vescovo attraverso il trasferimento delle reliquie dalla chiesa di Sant’Egidio in Cattedrale, la trasformazione del giorno festivo in onore del santo in festa solenne per la diocesi e il conferimento della doppia intitolazione ai santi Egidio e Omobono della chiesa di Sant’Egidio. Dagli statuti emerge esplicitamente il fine antiereticale della confraternita - di qui probabilmente lo stretto legame con i frati predicatori - i cui membri erano comunque tenuti a svolgere opere di carità, secondo l’esempio dello stesso sant’Omobono, accogliendo poveri e bisognosi nelle proprie case ed elargendo offerte ed elemosine. In età moderna le attività caritativo-assistenziali si ampliarono grazie alla concessione di privilegi fiscali da parte di Bianca Maria Visconti e Ludovico Maria Sforza e a lasciti, in alcuni casi molto cospicui, da numerosi benefattori.

Il documento che vi mostriamo oggi tratta proprio di privilegi fiscali: Ludovico Maria Sforza, duca di Milano, accogliendo la supplica presentata a nome del Consorzio di Sant’Omobono, estende al Consorzio stesso i privilegi fiscali e le esenzioni riconosciuti al Consorzio della beata Maria Vergine, detto della Donna, dato che anch’esso elargisce quotidianamente elemosine a favore dei poveri e soprattutto dei poveri ‘vergognosi’ .

Lettera patente in pergamena con plica; tracce di sigillo cartaceo aderente. La pergamena è riccamente decorata con un fregio ‘a bianchi girari’, con motivi floreali in blu, rosso, verde e oro zecchino, che si sviluppa lungo il margine sinistro e superiore: nell’angolo superiore è inserita la lettera L, iniziale di Ludovicus, prima parola del protocollo del documento; nel margine sinistro la raffigurazione di sant’Omobono con veste blu e mantello rosso, foderato in verde, che fa l’elemosina a un povero, mentre al centro del margine superiore è rappresentato lo stemma sforzesco con le imprese dei tizzoni ardenti che reggono i secchielli d’acqua e i ‘piumai’, costituiti da un ramo di palma e uno di ulivo. A Cristina Quattrini si deve l’attribuzione della miniatura a Frate Nebridio, frate agostiniano, artista documentato a Cremona tra il 1467 e il 1503.

ASCr, Istituto elemosiniere, Corpi soppressi, b. 298, fasc. 1.1.

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