Il 56,8% dei maschi ha provato più emozioni positive rispetto alle femmine alle quali è pesato di più non uscire di casa rispetto ai maschi (54,8% contro 41,1%); il 55,9% non ha gradito la DAD. Sono alcuni risultati della ricerca “#IORESTOACASAE…” condotta dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione nell’ambito del progetto “La città dei bambini”, che domani, 27 maggio, compie trent’anni. Ideato da Francesco Tonucci pedagogista Cnr-Istc nel 1991, richiamando l’attenzione sulla centralità dei piccoli nelle scelte politiche che li riguardano, il progetto oggi è attivo in circa 200 città di 15 Paesi nel mondo.
Il 37,4% dei bambini si è annoiato: i maschi hanno provato più emozioni positive (serenità, fiducia, felicità) rispetto alle femmine (56,8% contro 40,5%). Al 90,8% mancavano gli amici e al 57,3% il resto della famiglia. Alle femmine è pesato di più non uscire di casa rispetto ai maschi (54,8% contro 41,1%). Sono alcuni dei risultati dell’indagine “#IORESTOACASAE…”, condotta da Elisa Saioni, Daniela Renzi, Antonella Prisco dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) nel periodo aprile e maggio 2020, tra 12 Comuni e Municipi appartenenti alla rete italiana del progetto “La città dei bambini”, che risultavano avere un Consiglio dei bambini o dei ragazzi attivo. Hanno aderito alla ricerca i sindaci di Carpi (MO), Castel Madama (RM), Fano (PU), Latina (LT), Lenola (LT), Malnate (VA), Comune di Milano – Municipio 1 (MI), Novi di Modena (MO), Piombino (LI), Rescaldina (MI), Roma – Municipio VIII (RM), San Giorgio a Cremano (NA).
Dallo studio emerge che bambini e ragazzi hanno trascorso la maggior parte del tempo in quarantena facendo i compiti (95%) e giocando (82,8%); le femmine hanno realizzato più videochiamate agli amici/ alle amiche rispetto ai maschi (73% contro 58%) e hanno trascorso più tempo sui social (38,1% contro 17,9%), dimostrando un maggiore contatto con l’esterno. Chi ha fratelli o sorelle in casa, ha giocato principalmente con loro (66,9%), in minor misura da solo (15,4%) e ancor meno con i genitori (3%); chi è figlio unico, ha giocato prevalentemente da solo (52,2%) e con i propri genitori (23,9%). I videogiochi sono stati il passatempo preferito. La pandemia ha permesso però anche di imparare nuove attività per il 70,6%, tra quelle di maggior successo è stato cucinare (55,7%). Alla domanda relativa al gradimento delle lezioni a distanza 55,9% ha risposto con un no.
“Per quello che riguarda l’aspetto più innovatore della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il riconoscimento dei bambini come cittadini (non futuri cittadini) in Italia siamo vicini al livello zero, come in quasi tutti i Paesi del mondo”, ha dichiarato Francesco Tonucci, autore di numerosi libri, tra i quali ‘Può un virus cambiare la scuola?’, di illustrazioni e vignette dedicati al tema dell’infanzia. “Specialmente in questo periodo di pandemia tutti i giorni si sono prese decisioni che riguardavano i bambini senza consultarli. Se fossero stati ascoltati non si sarebbero fatti errori così clamorosi, come una scuola fatta solo di lezioni e compiti, che invece di aiutare gli studenti a interpretare ed elaborare il drammatico periodo, ha prodotto un rifiuto generalizzato e una sostanziale inefficacia. Fin dall’inizio della chiusura, nel marzo dell’anno scorso, abbiamo invitato i sindaci delle nostre città in Italia e all’estero a convocare i Consigli delle bambine e dei bambini, tramite piattaforme digitali che si sarebbero trasformate in ‘piazze’ di incontro e di scambio”. (aise)
Bambini e pandemia nella ricerca ''Io resto a casa e…''

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