Giovedì, 25 febbraio 2021 - ore 03.32

Bill Gates propone di tassare i robot E’ questa la soluzione per salvare il lavoro ? di Gerardo Paloschi

Ha destato molto scalpore la presa di posizione del fondatore della Microsoft Bill Gates che ha proposto di tassare i robot che sostituiscono lavoratori umani nelle aziende.

| Scritto da Redazione
Bill Gates propone di tassare i robot E’ questa la soluzione per salvare il lavoro ? di Gerardo Paloschi

L’assioma di fondo è che la sostituzione di robot intelligenti a lavoratori in carne e ossa produrrà una disoccupazione permanente e di massa, ponendosi il problema della sostenibilità degli odierni sistemi di sicurezza sociale, da risolvere attraverso una modifica degli attuali criteri di tassazione (ad esempio sotto forma di una imposta negativa sul reddito per coloro il cui reddito è al livello della soglia di povertà). Al di là dei contenuti della proposta di Gates quello che è sicuramente positivo della sua mossa mediatica è la provocazione, l’aver suscitato un dibattito su un tema reale sul quale si è già oggi in grave ritardo, l’aver detto al mondo « c’è un problema». Cosa può aver spinto un tecnofilo come Gates a suggerire che l’innovazione potrebbe anche rallentare un po’per evitare impatti sociali di vaste dimensioni? La risposta è l’evidenza dei dati. Nel dicembre dello scorso anno un’allarmata relazione della Casa Bianca ha citato con grande evidenza la celebre ricerca accademica del 2013 di Carl Frey e Michael Osborne secondo la quale nei prossimi vent’anni negli Stati Uniti l’avvento delle nuove tecnologie metterà a rischio milioni di posti di lavoro, soprattutto quelli le cui mansioni sono ‘altamente automatizzabili’. Il fenomeno non riguarderà più solo le ‘tute blu ’ma anche i cosiddetti ‘colletti bianchi’. E’ di questi giorni la notizia che una grande compagnia assicurativa giapponese ha licenziato decine di impiegati sostituendoli con un software in grado di occuparsi delle pratiche di primo livello.

Nella Silicon Valley ormai da diversi anni si è aperto un dibattito molto acceso sul tema del reddito minimo di cittadinanza. Il più grande incubatore e acceleratore di start up del Pianeta si è reso conto per primo che l’innovazione è meravigliosa e fa progredire il mondo ma se è troppo rapida le persone restano indietro e questo crea un disagio che si ritorce verso la società, minando le sue fondamenta, i suoi delicati equilibri. Non a caso l’economista Steen Jakobsen parla di ‘fine del contratto sociale’. Il nostro destino è quindi quello di bruciare per protesta i telai meccanici come fece alla fine del ‘700 Ned Ludd (se mai realmente esistito)?

Certamente no. Il tema non è quello di rifiutare i vantaggi della rivoluzione digitale ma semmai di agire per farla diventare un’opportunità per tutti e non una minaccia per molti. E’evidente che una delle più grandi sfide per mantenere l’obiettivo di creare posti di lavoro anche nell’economia digitale, è la necessità di una rivoluzione copernicana nei sistemi d’istruzione e, nei Paesi che invecchiano come l’Italia, la necessità di un sistema di formazione permanente. Le statistiche infatti non parlano solo di posti perduti a causa delle nuove tecnologie ma anche di grandi opportunità per nuova occupazione soprattutto giovanile. Si stima che in Europa attualmente più di un milione di posti di lavoro siano vacanti per mancanza di figure professionali adeguate nei settori dell’innovazione tecnologica. Questo significa che, come in tutte le rivoluzioni industriali precedenti, investendo sulle competenze, sullo studio, sul capitale umano si possono generare nuovi posti di lavoro. Il valore d e l l’affermazione di Bill Gates quindi non sta tanto nella proposta in sè, probabilmente inapplicabile, quanto nel fatto di aver evidenziato che la rivoluzione digitale non è un tema tecnologico ma sociale e politico prima ancora che economico. La sua portata avrà effetti talmente  importanti sulla nostra vita di tutti i giorni che non può e non deve rimanere fuori dalle agende dei Governi e dei Parlamenti. Interessante, in questo senso, il fatto che diversi analisti che hanno studiato il recente successo elettorale di Donald Trump abbiano tutti concordato sul fatto che negli Stati Uniti esiste un’ampia fascia di lavoratori preoccupati di diventare a breve ‘disoccupati tecnologici’, cioè di essere sostituiti da macchine e robot. A questa inquietudine non sono state offerte risposte convincenti da parte dell’establishment democratico e la paura ha preso il sopravvento. Definire ‘populisti’questi elettori è una grave e pericolosa miopia. Non è un caso se a fine gennaio a Davos il World Economic Forum ha messo a tema l’impatto della rivoluzione digitale sul mercato del lavoro. Probabilmente i robot non saranno mai tassati, e personalmente penso sia giusto così, ma la mossa di Bill Gates ha avuto il merito di lanciare un forte avviso ai naviganti: dobbiamo agire se non vogliamo vedere l’alba del pianeta delle macchine. Vale la pena ricordare le parole di Umberto Galimberti: ‘La tecnica non è neutra, perché crea un mondo con determinate caratteristiche che non possiamo evitare di abitare e, abitando, contrarre abitudini che ci trasformano ineluttabilmente’.

GERARDO PALOSCHI (Cremona) 

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