Domenica, 19 settembre 2021 - ore 18.22

Calderoli, Castelli, Maroni, la Lega “ridens”

| Scritto da Redazione
Calderoli, Castelli, Maroni, la Lega “ridens”

La Lega Nord in questo periodo riserva i suoi noti gesti ed espressioni da caserma al governo Monti chiamato a tentare di rimettere a posto i guai ereditati dal governo di cui essa stessa faceva parte e che si è ritirato in buon ordine per dichiarata inadeguatezza di fronte alle difficoltà. Provvedimenti certamente “pesanti” quelli di Monti che, per la ristrettezza dei tempi, non potevano che partire aumentando le tasse. Sarebbe stato meglio cercare le entrate presso quel 10% di italiani che possiede il 50% della ricchezza del paese, ma in 15 gg., per potere pagare 13.me e stipendi, non poteva che trovare i soldi nel “solito” restante 90% a reddito fisso. Ci piace pensare che se avesse avuto più tempo a disposizione per tranquillizzare gli altri 16 paesi dell’Euro, infatti il nostro debito pubblico, da solo, è un quarto di quello comune, avrebbe agito diversamente. Non si dimentichi che fino ad un mese fa l’altro governo, quello con la Lega, ci diceva che l’Italia era messa meglio degli altri Paesi, che i ristoranti erano pieni, ecc., ecc., quasi che il nostro debito pubblico, quarto al mondo, non continuasse ad aumentare (nel 2008 era al 105% del Pil, nel 2011 era passato al 120,5%!). La Lega alla caduta del suo governo chiedeva di andare tutti al voto, ben sapendo che i tempi non lo avrebbero permesso. La Lega fingeva cioè di non dare peso all’effetto devastante sulla nostra economia di due mesi di paralisi decisionale dovuti alla campagna elettorale. La prova dell’assurdità di quella strada è data dall’ansia con cui tuttora seguiamo ad ogni telegiornale le oscillazioni dell’ormai famoso “spread”, ovvero della fiducia che i mercati ci concedono per il medio-lungo periodo.

Saremmo in condizioni diverse, ad esempio, se sul piano della evasione fiscale in questi anni la Lega ne avesse impedito la patologica crescita. I governi dal 2001 al 2006 e dal 2008 e dal 2011, di cui la Lega ha fatto parte, sono clamorosamente segnati almeno da due dati di fatto. Siamo i primi in Europa nell’evasione fiscale con circa 150 miliardi di € (quasi il 10% del Pil) di mancato introito nelle casse dello Stato. Nel 2002, votando la depenalizzazione del reato di “falso in bilancio”, ha fatto saltare la diga più efficace all’evasione fiscale. Nessuna meraviglia allora che oggi solo il 2% dei contribuenti supera i 75.000 € di reddito, mentre si vendono 200 mila auto di grossa cilindrata. E, quale una delle ovvie conseguenze, veniamo al tragico fenomeno della corruzione in Italia. Secondo Transparency International, il CPI (Indice di Percezione della Corruzione) per il 2011 ci colloca al 69° posto al mondo con un voto, da 1 a 10, di 3,9 (nel 2002 eravamo al 31° con un di voto di 5,2). In questa poco onorevole classifica meno corrotti di noi vengono paesi che la Lega guarda di solito dall’alto in basso: Bahamas, Botswana,  Bhutan, Cape Verde, Dominica, Mauritius, Rwanda, Namibia, Turchia, Ghana, ecc., ecc..

Conclusione: speriamo che gli elettori della Lega si chiedano perché abbiano sempre il sorriso sulla bocca i vari Calderoli, Castelli, Maroni.

Per il Gruppo di riflessione politca "il frantoio"

Benito Fiori

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