Lunedì, 15 aprile 2024 - ore 20.24

Cgil Dopo l'attentato Turchia, gli errori di Erdogan e dell'Europa di Maurizio Minnucci

Fausto Durante (Cgil): "Il Paese è finito in una spirale perversa. Solidarietà e vicinanza ai sindacati che stanno mantenendo viva la battaglia per il lavoro e per i diritti insieme a quella per la democrazia"

| Scritto da Redazione
Cgil Dopo l'attentato Turchia, gli errori di Erdogan e dell'Europa di Maurizio Minnucci

“Erdogan è davvero davanti a un bivio: o ripristina le libertà minime di associazione e libertà sindacale, avviando un processo di democratizzazione interna che è l'unico elemento per sconfiggere il terrorismo e le forze più radicali e violente, oppure questa spirale di violenza non avrà mai fine”. A dirlo è il responsabile delle politiche europee e internazionali di Corso d'Italia, Fausto Durante, commentando a Rassegna Sindacale la strage di Capodanno a Istanbul in cui sono morte 39 persone. La Cgil ha immediatamente espresso solidarietà e vicinanza ai sindacati turchi che, sottolinea Durante, “rappresentano l'opposizione democratica e sociale al governo di Erdogan. Il Disk e Kesk, le due principali forze di matrice sindacale, stanno tenendo viva la battaglia per il lavoro e per la libertà”.

La Cgil, da anni in stretto contatto con i due principali sindacati del Paese, ha confermato loro che “continuerà a battersi in ambito europeo e internazionale affinché i partiti e le organizzazioni dei lavoratori possano tornare a svolgere democraticamente la propria attività. Voglio ricordare – aggiunge Durante – che circa 15mila iscritti ai sindacati sono stati rimossi dal loro posto di lavoro dopo il presunto golpe. C'è stata anche una marcia pacifica da Ankara a Istanbul per chiedere giustizia e libertà per i sindacati”.

Nel frattempo il paese è finito in una spirale perversa. “Da un lato ci sono le attività repressive del governo, dall'altro le reazioni negative e sbagliate delle forze di rappresentanza del popolo curdo, da un altro lato ancora i movimenti radicali al confine con la Siria, sul crinale delle vicende che riguardano Daesh e il terrorismo integralista islamico. Una miscela esplosiva che Erdogan non è chiaramente in grado di controllare. I suoi propositi di normalizzazione attraverso la progressiva islamizzazione, l'uso di metodi autoritari e in qualche misura fuori dalla libertà democratica, non sta producendo risultati. Oggi la Turchia è una polveriera che a intervalli regolari produce morte e distruzione”.

Sullo sfondo c'è una gestione dell'Europa più che criticabile. “Nel caso della Turchia viene criticata a ragione, perché ha creduto di risolvere la questione dei rifugiati siriani con un accordo vergognoso, dando soldi in cambio della certezza di mantenere sul suolo turco i rifugiati diretti in altri Paesi: lavarsi la coscienza con un po' di euro non è degno della cultura liberale e democratica del Vecchio continente. E intanto sul fronte interno Erdogan continua ad arrestare i leader dell'opposizione, cosa che pochi mesi fa è toccata a dodici deputati della coalizione a forte presenza curda per la prima volta entrati in Parlamento”.

Fonte: rassegna sindacale

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