Lunedì, 06 dicembre 2021 - ore 21.02

Cremona Pianeta Migranti. Tre ragazzini afgani da Kabul a Segrate

Un viaggio durato un anno, raccontato con emozione da un operatore della Caritas ambrosiana che insieme al nucleo dei carabinieri di San Donato li ha scoperti e poi assistiti.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Tre ragazzini afgani da Kabul a Segrate

Cremona Pianeta Migranti. Tre ragazzini afgani da Kabul a Segrate nascosti in un camion.             

Un viaggio durato un anno, raccontato con emozione da un operatore della Caritas ambrosiana che insieme al nucleo dei carabinieri di San Donato li ha scoperti e poi assistiti.

Quello cha sta succedendo a Kabul è sotto gli occhi del mondo intero. Quello che non si conosce invece, è il dramma di chi fugge a costo di perdere la vita. Dovremo abituarci a storie di questo tipo?

Ecco il racconto dell’operatore Caritas.

“Il 2 settembre siamo stati chiamati per un soccorso in un capannone di Segrate.

Un camionista, sceso dal suo tir al termine del suo viaggio, sente dei rumori provenire dal rimorchio…quindi chiama le forze dell’ordine che a loro volta attivano la Caritas.

Arrivo, parlo col carabiniere che mi viene incontro dicendo: ”L’autista non ha aperto il cassone pensando a un ladro e ha chiamato noi per stanarlo, invece del ladro ci sono tre ragazzini!”

Mi avvicino al cassone e guardo dentro. Ci sono tre ragazzi che ci guardano, non si muovono ma gridano a più non posso “aiuto!”

Li guardo meglio e non posso non immaginare quello che hanno passato!

Sono sporchi, stanchi, assetati, affamati, hanno negli occhi tristezza e speranza insieme!

Assai sorpreso, guardo il carabiniere e mi rivolgo a lui…”mi dica lei, dottore!..

Cosa le devo dire? Che vorrei un angolino per me dove rintanarmi e mettermi a piangere?”

Allora, per prima cosa decido che debbano essere valutati da un punto di vista sanitario.

Mi riferiscono che sono afgani, parlano solo il pashtun, pochissimo inglese, sono tutti minorenni,

14, 14, 15 anni!

Ho gli occhi gonfi e mi sento un nodo alla gola!!

Comincio dal grande, cerco di farmi capire e gli dico di scendere dal tir.

Lo visitiamo: la temperatura, i primi parametri …

Le forze dell’ordine dicono che deve svuotare le tasche di quello che ha.

Il ragazzo capisce, tira fuori un cellulare spento e un cavo di alimentazione, niente d’altro.

Lo faccio salire sull’ambulanza.

Vedo che ha lo sguardo fisso rivolto a non so cosa..., a furia di mimi, indica la presa dell’ambulanza e mi dice: “ I call my father”... aggiunge dell’ altro ma non capisco!

Allora chiedo di avviare l’ambulanza per alimentare la presa della corrente e gli collego il cellulare... tutto perfetto! Mi giro verso di lui e in segno di vittoria gli mostro il pollice in alto!!

Lui mi guarda e mi parla... ma non capisco... mi ripete... non capisco ancora ma alla fine intuisco la sua domanda e gli rispondo: “In italy, you are in Italy!”

E’ come se avessi detto ad un carcerato innocente che era libero!

Ha alzato gli occhi e le braccia al cielo come per ringraziare.

Fatico a comunicare con loro… ma riesco a capire che erano in viaggio da un mese. Avevano lavorato per un po’ di tempo in Turchia, poi erano passati in Bulgaria, in Serbia e infine in Romania, dove sono riusciti a saltare su questo tir e arrivare a Segrate!

Subito penso alle mie figlie, a quanto siano state fortunate a nascere nella parte “giusta” del mondo, la parte che ti permette di non crescere in tempo di guerra, di non vedere tuo padre assassinato (i due 14enni hanno perso rispettivamente i padri assassinati dai talebani durante questi 20 anni di guerra!), di vivere in libertà, di poter pensare, studiare, dire la tua opinione, di confrontarti con gli altri.

Tocca a me accompagnarli in ospedale sperando che là possano godere di un briciolo di tranquillità.

Prima di salire in ambulanza saluto e ringrazio carabinieri per il servizio reso, ed anche per aver offerto la loro focaccia ai tre ragazzi che l’hanno divisa e divorata in un baleno

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