Domenica, 09 agosto 2020 - ore 10.03

Crisi,le famiglie cambiano abitudini

| Scritto da Redazione
Crisi,le famiglie cambiano abitudini

Come Sono Cambiate le Abitudini Delle Famiglie Dal 2002 ad Oggi
Secondo gli ultimi dati Istat il reddito disponibile delle famiglie è in aumento, ma il potere d'acquisto, ovvero la capacità effettiva delle famiglie di poter spendere, dato il livello dei prezzi, risulta in calo.
Ma tradotto in termini pratici quanto e come sono cambiate le abitudini delle famiglie nell'ultimo decennio?
Secondo l'ultimo studio realizzato dall'Osservatorio Nazionale Federconsumatori le abitudini delle famiglie dal 2002 ad oggi sono cambiate di parecchio. Colpa della crisi degli ultimi anni sicuramente, ma anche di un livello dei salari che è quasi sempre sembrato poco elastico in rapporto all'inflazione. Sul rapporto salari- accesso ai  beni un esempio significativo è rappresentato dalla casa, visto che  secondo un'indagine dello stesso Osservatorio Nazionale Federconsumatori, rispetto al 2001, occorrono oggi, oltre 3 anni in più di stipendi per acquistare un'abitazione.
Nel verificare il cambiamento delle abitudini l'associazione ha considerato una famiglia tipo che ha a disposizione un reddito mensile di 1900 euro e ha un figlio. Condizioni in cui rientrano circa 11,5 milioni di famiglie, quasi il 50% del totale.
Vediamo qualche dato.

•Ristorante o pizzeria: dalle 3 volte al mese del 2002 alla volta e mezza al mese del 2011 (calo del 50,2%)
•Cinema: dalle 3 volte al mese del 2002 alle 2,5 volte al mese del 2011 (-16.3%)
•Teatro: da una volta all'anno del 2002 alle 0,75 volte l'anno del 2011 (-25,3%)
•Concerti: da una volta all'anno del 2002 a 0,9 volte l'ano del 2011 (-10,5%)
•Musei: da 2 volte all'anno del 2002 a 1,5 volte l'anno del 2011 (-24,8%)
•Pasto pausa pranzo : da 5 volte a settimana del 2002 a 3 volte a settimana del 2011 (-40%)
•Parchi divertimento: da 2 volte l'anno del 2002 a 1 volta l'anno del 2011 (-49,7%)

Risparmio ecco come sono cambiate le abitudini delle famiglie

VotatoING Direct ha presentato i risultati dell’interessante indagine internazionale Sociologic Trends Around Saving (trend sociologici relativi al risparmio), commissionata all’istituto di ricerca TNS nei 9 paesi in cui la banca diretta del gruppo ING è presente (Italia, Usa, Canada, Francia, Germania, UK, Austria, Spagna e Australia). Dalla ricerca emerge, come prevedibile, che la crisi economica ha avuto un significativo impatto concreto sulle abitudini delle famiglie in tutto il mondo, spingendo verso forti cambiamenti nelle loro scelte di risparmio e di consumo, ma evidenzia una serie di aspetti e di eterogeneità che offrono numerosi spunti di riflessione.
La fotografia sul Belpaese conferma la fama di formichine degli italiani anche in questo periodo critico, identificandoli inoltre come amanti dei viaggi e della moda, che non rinunciano ai piccoli lussi quotidiani. In Italia, il 42% delle famiglie mettono oggi meno soldi da parte rispetto all’anno scorso, la percentuale più alta tra i 9 paesi in cui si è svolta l’indagine, vicina al 40% della Francia ma nettamente lontana dal 22% dell’Austria. Ma merita di essere  evidenziato come ben il 29% delle famiglie italiane riesce addirittura a risparmiare più di prima: una percentuale che supera quella degli altri Paesi, dove il massimo è raggiunto dal 25% degli USA.

Ma questo “maggior risparmio” non deve essere confuso come maggior guadagno, infatti l’indagine evidenzia in modo chiaro come le famiglie che ci riescono, mettono via più soldi per essere pronti in caso di emergenza (41%) e per tutelarsi di fronte ad un futuro che considerano incerto (18%).

Motivazioni al risparmio

Per risparmiare di più (o almeno, cercare di far quadrare i conti) la maggior parte delle persone ha affermato di aver dovuto modificare le proprie abitudini di consumo (in Italia solo il 6% ha dichiarato di non aver cambiato comportamento).  Il 74% (il dato più alto dei nove Paesi) ha tagliato le spese superflue,  il 51% ha viaggiato meno, ma anche passato più tempo a casa (43%), e il 30% ha cercato di spostarsi più spesso a piedi. Ma anche, banalmente, il 33% degli italiani sta più attento a controllare le monete del resto, quando paga in contanti. Nonostante la tendenza sia quella di “stringere la cinghia”, l’indagine ha evidenziato anche come ci siano “piaceri” che le persone non hanno voluto (o saputo) sacrificare. A livello internazionale, ad essere considerati intoccabili sono soprattutto cibo, viaggi e casa. In Italia la situazione è leggermente diversa, e ad essere considerati “intoccabili” sono soprattutto la moda (il 31% dichiara che non rinuncerebbe mai a rifornire il proprio guardaroba di nuovi vestiti), e la spesa per sport ed entertainment (intoccabile per circa il 20%, più alta della media), ma anche i libri o il cinema non sono elementi su cui gli italiani ritengono sia ragionevole “tagliare”. Tra le spese che invece gli italiani avrebbero deciso di rimandare, ci sono l’acquisto di un’automobile (37%) e della casa (14%) ma anche i lavori di ristrutturazione dell’abitazione (24%).

Una curiosità: pare che la crisi non abbia avuto impatto solo sui comportamenti economici ma anche sulla vita sentimentale delle persone. In Italia, a differenza degli altri Paesi, circa il 16% delle persone sposate o in coppia ha affermato che con la crisi la propria relazione è migliorata, diventando più profonda e romantica. Tra i single, invece, l’impatto negativo è stato maggiore. Il 50% degli italiani ha dichiarato che i suoi appuntamenti sono diminuiti, anche in seguito alla riduzione delle uscite per restare “a budget”.

Rischio povertà.
La conseguenza comunque della crisi é che  una persona su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. Secondo l'Istat, "nel nostro Paese circa un quarto della popolazione (24,7 per cento) sperimenta il rischio di povertà o esclusione, un valore superiore alla media Ue (23,1 per cento)". In particolare, le categorie più a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose. Il Mezzogiorno - spiega l'istituto di statistica - è la zona del Paese con i più elevati tassi di povertà o esclusione. Al Sud infatti, "dove risiede circa un terzo della popolazione nazionale, vive il 57 per cento delle persone a rischio di povertà o esclusione".

scheda a cura di Gian Carlo Storti
direttore www.welfarecremona.it

fonte dati Istat

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