Non serve il riarmo nazionale per costruire una vera difesa europea| Gian Carlo Storti
Condivido molto l’articolo di Michele Bellini che smonta l’idea della destra di contrapporre l’Europa di Alcide De Gasperi a quella di Altiero Spinelli.
Entrambi, di origine politiche diverse , Spinelli fondatore del MFE ( Movimento Federalista Europeo) e De Gasperi democristiano si trovarono a convergere sulla stessa idea di Europa avendo in comune l’analisi sul superamento degli stati nazionali, l’esperienza della resistenza e l’approdo alla necessità di una Comunità Europea Difesa (CED).
Con il 1945 il mondo era diviso in blocchi contrapposti e la sinistra comunista arrivò tardi all’idea di Europa.
Scrive Alessandro Pascale (1): La svolta effettiva del PCI sul tema avviene negli anni '70 con la fase berlingueriana dell'eurocomunismo, che consente l'incontro con Altiero Spinelli, eletto con i voti comunisti da indipendente nel Parlamento nazionale (1976) e poi in quello europeo (1979): “Spinelli però tenne sempre a precisare che erano i comunisti che aderivano alle sue posizioni”, ricorda Cangemi, con un velato atto di accusa alla direzione berlingueriana dell'epoca. Non è un caso che in questo periodo Spinelli dissenta pubblicamente dal Partito che lo ha fatto eleggere “su temi essenziali come lo Sme e il dislocamento in Europa dei missili USA Cruise e Pershing” .
È in questo periodo, e ancor più negli anni '80, che assume un ruolo via via crescente “il vero fulcro della narrazione migliorista, Giorgio Napolitano”, di cui l'autore sottolinea i rapporti con settori europei più o meno riformisti e socialdemocratici, “ma anche statunitensi”. L'europeismo del PCI si accentuerà ormai inesorabile negli anni '80, “fino a fare dell'europeismo uno dei riferimenti ideali centrali dell'ultimo PCI (si veda il congresso del 1986) e poi, soprattutto, uno degli assi della costruzione del PDS”.
L’evoluzione politica del PCI-PDS-DS approdò al Partito Democratico e l’Europeismo divenne e resta tutt’ora un pilastro fondante della identità DEM. La Presidenza Europea di Romano Prodi cementò ulteriormente la strategia europea del PD.
La Presidenza di David Sassoli del Parlamento Europeo ha definitivamente trasformato il PD nel partito più europeista del nostro paese.
Oggi la guerra in Ucraina scatenata da Putin e la elezione di Trump rende storicamente attuale la costruzione di una vera difesa comune europea.
Il PD, guidato dalla Schlein, ha ritrovato l’unità (dopo la divisione dei deputati PD in Europa) sulla mozione votata nel parlamento italiano lo scorso 18 marzo 2025 .
Cito solo due passaggi:
- il piano ReArmEU, ancora molto indefinito su aspetti fondamentali, va profondamente cambiato per garantire l’autonomia strategica in materia di sicurezza;
- a collocare l’Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un’unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
Alcuni , interni ed esterni al PD, valutano questi passaggi come un arretramento rispetto alla indispensabile costruzione di una vera difesa europea.
Personalmente sono invece convinto che la possibilità di un ‘riarmo nazionale’ indebolisca l’orizzonte della difesa europea e possa ridare ‘fiato e forza’ a quei nazionalismo che covano ancora sotto le ceneri della seconda guerra mondiale nonostante siano passati ottantanni.
Gian Carlo Storti
(1) https://www.lacittafutura.it/recensioni/quando-il-pci-non-era-europeista

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