Mercoledì, 22 settembre 2021 - ore 13.18

Draghi in Parlamento

Economia vaccini e immigrazione

| Scritto da Redazione
Draghi in Parlamento

La ripresa economica, la pandemia da COVID-19, i vaccini, le migrazioni, temi di politica estera, come i rapporti con Turchia e Russia, e le crisi in Etiopia e nel Sahel. Questa l’agenda del prossimo Consiglio europeo – in programma da domani a Bruxelles – così come sintetizzata dal Presidente del Consiglio Mario Draghi che questa mattina ha riferito alla Camera.

“L'interlocuzione con il Parlamento è essenziale per definire la posizione del nostro Paese su temi di rilevanza grande per la vita dei nostri cittadini, delle nostre istituzioni”, ha esordito il Premier, che questo pomeriggio replicherà l’intervento in Senato.

Economia. La situazione sia in Europa che in Italia “è in forte miglioramento”. Secondo le proiezioni della Commissione europea, ha riferito Draghi, “nel 2021 e nel 2022 l'Italia crescerà rispettivamente del 4,2 e del 4,4 per cento, come il resto dell'Unione Europea. Molti degli indicatori che abbiamo a disposizione indicano che la ripresa sarà, probabilmente, ancora più sostenuta”. Cresce la fiducia di imprese e consumatori e riparte il commercio estero. Obiettivo del Governo “è superare in maniera duratura e sostenibile quei tassi di crescita anemici, diciamo, che l'Italia registrava prima della pandemia. Per far ciò è fondamentale mantenere a livello europeo una politica di bilancio espansiva nei prossimi mesi”. Far salire i tassi di crescita “permetterà anche di ridurre il rapporto tra debito e pil, che è aumentato di molto durante la pandemia, come peraltro in tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, e ci consentirà di creare nuovi tipi di lavoro, nuovi posti di lavoro, fondamentali per affrontare le transizioni: quella digitale, quella ambientale”.

Rimangono “alcuni rischi”. Il primo “è proprio la situazione epidemiologica”, che se migliora deve comunque “essere osservata, monitorata con attenzione”.

Il secondo è l'inflazione che, ha ricordato Draghi, “nell'area dell'euro, ha raggiunto il 2 per cento a maggio, dopo l'1,6 di aprile”. Dunque “dobbiamo mantenere alta l'attenzione affinché le aspettative di inflazione restino ancorate al target di medio termine, ma dobbiamo soprattutto monitorare il rischio di una divergenza tra l'economia della zona euro e quella statunitense e le implicazioni che questa avrebbe per la politica monetaria europea e della Federal Reserve”.

Il terzo rischio “è legato al debito” perché “nel corso del 2020 il rapporto debito-PIL nell'Unione europea è salito di 16,7 punti percentuali, in Spagna del 25,7, in Francia del 18,5, in Italia del 15,8 per cento”. Serve una “politica di bilancio espansiva per preservare ritmi di crescita sostenuti che, a loro volta, permetteranno di ridurre l'indebitamento; tuttavia, è importante che tutti i Governi si impegnino, nel medio termine, nel lungo termine, a tornare ad una politica di bilancio prudente una volta che la crescita sarà di nuovo sostenibile”. Questo, ha spiegato, “serve per rassicurare gli investitori, prevenire eventuali rialzi dei tassi di interesse e dunque favorire gli attuali programmi di investimento”.

L'ultimo rischio “riguarda la coesione sociale e la sostenibilità ambientale. Le fasi di ripresa dalle crisi precedenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne. Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese; questa volta dobbiamo agire diversamente”, ad esempio “mettendo in campo politiche attive del lavoro efficaci per aiutare chi ha bisogno di formazione per trovare un nuovo impiego”.

Il Consiglio europeo “discuterà di come garantire una crescita durevole e sostenibile, anche grazie alle risorse del Next Generation EU. A livello europeo, è molto positivo che 24 dei 27 Piani dei Paesi membri siano già stati formalmente presentati e che la Commissione ne abbia esaminati 10. L'erogazione dei fondi dipenderà dall'approvazione da parte del Consiglio europeo ed è importante che questo avvenga in modo rapido ed efficace. L'approvazione del Piano italiano da parte della Commissione, confermata dalla Presidente von der Leyen durante la sua visita di ieri a Roma, conferma il grande lavoro svolto dal nostro Paese”.

Il Piano italiano è “ambizioso di riforme e di investimenti. Nei prossimi mesi ci aspetta un cammino impegnativo per avviare i progetti di investimento previsti e per portare avanti l'agenda di riforme. Gli occhi dell'Europa sono sull'Italia. Il nostro è, infatti, il programma più di sostanza, più grande, per un importo pari a 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 30 miliardi del Fondo complementare. Il successo del programma Next Generation EU – ha sottolineato – dipende in larga parte da noi”.

La pandemia. In proposito Draghi ha confermato che il quadro epidemiologico in Italia e, in generale, in Europa è “molto migliorato”, grazie alla “campagna vaccinale, che procede in modo spedito”. Rimangono “i rischi legati alle varianti, e in particolare alla cosiddetta variante Delta” che “ci impongono di procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità”.

Il premier ha quindi citato il dpcm del 17 giugno che definisce le modalità di rilascio del green pass italiano che dal 1° luglio sarà valido anche come certificato verde europeo.

In tema - vaccini, ha aggiunto Draghi, “il Consiglio europeo affronterà nuovamente la questione della solidarietà internazionale”. Nel Global Health Summit organizzato di Roma “tutti i Paesi dell'Unione europea si sono impegnati a donare almeno 100 milioni di dosi di vaccini entro la fine dell'anno. L'Italia farà la sua parte e donerà 15 milioni di dosi”, ha annunciato.

I flussi migratori. Il tema, ha rivendicato Draghi, “torna ad essere in agenda del Consiglio europeo su precisa richiesta dell'Italia”. Il Governo “vuole gestire l'immigrazione in modo equilibrato, efficace, umano, ma questa gestione non può essere soltanto italiana; deve essere davvero europea”, quindi “occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali, a organizzare l'immigrazione legale e aiutare questi Paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace e penso ovviamente, in modo particolare, alla Libia”.

“Un miglior controllo della frontiera esterna dell'Unione può essere la base per un piano più ampio, che comprenda anche il tema dei ricollocamenti”, ha aggiunto il Premier.

Ricordato che “tra i Paesi dell'Unione esiste un'ampia convergenza sull'esigenza di superare il regolamento di Dublino”, Draghi ha spiegato che “una solidarietà obbligatoria verso i Paesi di primo arrivo, attraverso la presa in carico dei salvati in mare, rimane divisiva per i 27 Stati membri”. Quindi “serve un'alternativa di lungo periodo per fare in modo che nessun Paese sia lasciato solo”.

Ma non ci sono solo divisioni: “sta emergendo un terreno comune fra gli Stati europei su diversi aspetti fondamentali”, ha detto Draghi, citando il “riconoscimento delle rotte migratorie come parte integrante dell'azione esterna dell'Unione europea”.

“Intendiamo intensificare in tempi rapidi partenariati e forme di collaborazione con i Paesi di origine e di transito, in particolare con i Paesi africani. Lo scopo è quello di evitare perdite di vite umane ma anche di contrastare le partenze illegali, nonché di ridurre la pressione sui confini europei”, ha spiegato citando i recenti incontri con il Primo Ministro libico Dabaiba e il Presidente della Repubblica tunisina Saïed.

L’Italia vuole “che il Consiglio promuova un'azione più incisiva sui rimpatri, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari”.

Politica estera. Si parlerà dei rapporti tra Ue e Turchia, Paese con cui l’Europa è “disponibile a cooperare” ma ribadendo “la nostra preoccupazione per il rispetto dei diritti fondamentali in Turchia, come i diritti delle donne, i diritti civili e i diritti umani”; di Russia, ma anche della crisi nel Sahel e in Etiopia. “A riprova dell'attenzione italiana ed europea alla stabilità della regione del Sahel è opportuno ricordare la nomina il 21 giugno dell'onorevole Emanuela Claudia Del Re come rappresentante speciale dell'Unione europea per il Sahel”, ha ricordato il Premier, prima di citare la grave crisi umanitaria nel Tigrai, per cui l'Italia “continua a fare appello per un immediato cessate il fuoco, il pieno accesso umanitario, la fine degli spostamenti forzati”.

Concludendo, il Presidente del Consiglio ha sostenuto che “possiamo dirci ragionevolmente ottimisti per l'evoluzione della situazione europea: la campagna vaccinale ci sta permettendo di contenere in maniera efficace la pandemia, la ripresa economica procede rapida e il programma Next Generation EU ci fa guardare con fiducia a una stagione di riforme e investimenti. Tuttavia, permangono diverse sfide: la gestione della migrazione è una, a cui ho appena accennato e dobbiamo affrontarla con molta attenzione e molto impegno per venire incontro alle richieste dei nostri cittadini”.

L'Unione europea “è la sede giusta per risolvere questi problemi, ma è importante che i nostri partner comprendano l'urgenza di trovare soluzioni rapide e condivise. In tutto ciò – ha concluso – il vostro sostegno è determinante per portare avanti gli interessi italiani in Europa”. (aise) 

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