Mercoledì, 22 maggio 2019 - ore 04.31

IL DELIRIO, LA FOLLIA LUCIDA, L’INDIFFERENZA (di VINCENZO ANDRAOUS CDG Pavia)

Ultimamente dovunque è concesso posare lo sguardo c’è qualcosa che non quadra, che sta fuori posto, che manca all’appello.

| Scritto da Redazione
IL DELIRIO, LA FOLLIA LUCIDA, L’INDIFFERENZA  (di VINCENZO ANDRAOUS CDG Pavia)

IL DELIRIO, LA FOLLIA LUCIDA, L’INDIFFERENZA  (di VINCENZO ANDRAOUS CDG Pavia)

Ultimamente dovunque è concesso posare lo sguardo c’è qualcosa che non quadra, che sta fuori posto, che manca all’appello.

E’ una sensazione strana, che rasenta il malessere, qualcosa di indefinito che scava in profondità, che non fa stare bene. La percezione di una sorta di delirio di onnipotenza tutto proteso ad azzerare qualsiasi altra forma differente di stile di vita, di differente modo di pensare, di differente manutenzione della propria dignità e coscienza. Dall’altra parte la residenza dentro un delirio di commiserazione altrettanto aggirante e avvolgente alla disperata ricerca di giustificazioni e verità comprate dal miglior offerente. Viviamo in un paese dove le storture più eclattanti sono all’ordine del giorno, illegalità e ingiustizia diffusa, indifferenza  e protervia con tanto di autorizzazione, incredibilmente  costituiscono costitutivamente ciò che è inaccettabile, ma passa come anello mancante di una società privata di una identità secolare, la sua umanità. Lavoratori morti in sequenza, ingiustizia penale e civile senza precedenti, carceri e suicidi dimenticati, torture e violenze palesi ma silenziate con spregio, autorevolezze sinistrate con medagliette da pochi cents. Bambini presi a calci in testa negli asili, altri bimbi ancora lasciati in disparte a mangiare gallette e tonno, separati dai compagni e dal filo spinato dei diritti inalienabili degli innocenti, violati e sgomitati dalle spiegazioni tutte in fila per tre. Una persona ha una malore, cade, rimane stesa sul selciato, tutti passano, osservano sbrigativamente quel corpo inerte, passano avanti, in fin dei conti è pure negro. In questa paccottiglia di filosofie e politiche di accatto destrorse  e sinistrorse, di incantatori di serpenti, di ieri e di oggi, di illusionisti e venditori di prospettive salvifiche, non solo sta facendo strada il colpo di taglio, quello che rompe carne e ossa, ma anche l’ipocrisia di ognuno e di ciascuno, che ammalia i propri eserciti con la filippica nazional popolare del valore del rispetto nei riguardi delle persone e del proprio diritto di cittadinanza. C’è un feroce dispendio di aggettivi e parole sacre sul rispetto degli altri, ma quegli altri debbono risultare subalterni, prostrati, supini. Se questa è la maniera di intendere la relazione, il rispetto, la contrapposizione e la positiva conflittualità politica, allora va da sé che perfino il valore della vita umana venga meno. 

 

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