Domenica, 13 giugno 2021 - ore 14.07

Indagine Unsic sui decessi Covid: ipotesi fino a quota 57mila in Italia I dati delle province Lombarde

Unanimità tra gli analisti: in Lombardia scostamenti record di decessi tra il 2019 e il 2020

| Scritto da Redazione
Indagine Unsic sui decessi Covid: ipotesi fino a quota 57mila in Italia I dati delle province Lombarde

Indagine Unsic sui decessi Covid: ipotesi fino a quota 57mila in Italia I dati delle province Lombarde 

Unanimità tra gli analisti: in Lombardia scostamenti record di decessi tra il 2019 e il 2020

La consapevolezza è ormai diffusa, suffragata da crescenti ricerche: il numero dei decessi ufficiali per Covid-19 in Italia, fornito dalla Protezione civile, è sottostimato. Mancherebbero, nei conteggi, soprattutto persone decedute nelle case di riposo o nella propria abitazione, a cui non è mai stato fatto il tampone.

Per ricalcolare la cifra, con maggiori indici di affidabilità, anche se naturalmente non di assoluta certezza, si ricorre per lo più alla differenza tra il numero dei decessi medi avvenuti negli ultimi anni e quelli totali, nello stesso periodo, di quest’anno. Da tale risultato si sottrae il numero delle morti classificate “per” e “con” Covid-19. Il resto va “indagato”.

Tuttavia il calcolo non è così scontato.

LE VARIABILI - Per quanto riguarda la media degli anni precedenti, due variabili sono costituite dal numero dei residenti (di solito decrescente) e dall’invecchiamento della popolazione (con decessi crescenti); nel raffronto con il 2020, che include febbraio, va considerato il giorno in più dell’anno bisestile; il dato quotidiano dei decessi Covid-19 spesso è falsato dai ritardi di comunicazione e registrazione, superiori alle 24 ore, come confermano le stesse Regioni, per cui va contestualizzato per settimana. Esistono, poi, le cosiddette “morti indirette”, generate dal caos pandemia che inficia le cure a pazienti con altre patologie. Infine bisogna tener conto che un “decesso Covid”, che coinvolge per lo più persone molto anziane e/o con altre patologie, non è per forza “una morte in più” nel conteggio annuale in quanto potrebbe trattarsi di una scomparsa che avviene soltanto qualche mese prima, per cui una parte dell’aumento dei decessi a fine anno si riequilibra. Infine va tenuto presente che la “quarantena” ha variato – seppur di pochissimo - le percentuali delle cause di morte, riducendo ad esempio gli incidenti stradali o sul lavoro e aumentando quelli domestici.

Tenendo in considerazione tutti questi criteri e utilizzando diverse fonti, l’Ufficio comunicazione dell’Unsic ha tentato di raggiungere il dato più vicino possibile a quello reale.

LE FONTI - La prima fonte utilizzata è l’Istat. Tre i testi: un report sui decessi per qualunque causa dal 1° gennaio al 21 marzo 2020 in 1.084 comuni; un secondo report sui decessi per qualunque causa dal 1° marzo al 4 aprile 2020 in 1.689 comuni (parte dei 5.909 che compongono l’anagrafe nazionale della popolazione residente), scelti dall’istituto di statistica tra quelli con almeno dieci decessi e un aumento dei morti superiore al 20% rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019. Il terzo documento, “Scenari sugli effetti demografici di Covid-19”, attesta che il totale dei decessi tra il 1° marzo e il 4 aprile nei 5.069 Comuni è stato, nel complesso, superiore del 41% rispetto a quanto osservato per l’analogo periodo del 2019. Scaturiscono ipotesi da un minimo di 34mila ad un massimo di 123mila morti in più nel 2020, con discesa dell’aspettativa di vita alla nascita da 0,42 a 1,4 anni nelle condizioni del modello più sfavorevole.

Altro riferimento è il Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, gestito dal Dipartimento di Epidemiologia dalla Asl Roma 1 su incarico del ministero della Salute. Il rapporto epidemiologico include i dati di 19 città. L’ultimo report, il quinto, aggiornato al 18 aprile, parla di un incremento del 76% della mortalità totale per le città del nord, del 10% per quelle del centro-sud. Per singole città, domina Brescia (197%, la settimana precedente era al 215%), quindi Aosta (153%, era al 142%), Milano (103%, era al 96%), Genova (84%, era all’81%), Bolzano (62%, era al 58%), Torino (57%, era al 55%), Trento (50%, era al 51%), Bari (42%, era al 43%), Civitavecchia (31%, era al 41%), Bologna (47%, era al 40%), Potenza (28%, era al 35%), Verona (40%, era al 33%), Messina (20%, era al 22%), Venezia (14%, era al 16%) e Roma (7%, era al 6%).

Altre fonti: le ricerche o le rielaborazioni di Centro studi Nebo, Infodata del Sole 24 Ore, InTwig, Istituto Cattaneo, La Voce, Scienzainrete e YouTrend.

FINO A 30MILA DECESSI IN PIU’ PER COVID - Cosa emerge, in termini generali, dall’assemblaggio e dalla rielaborazione dei dati operato da Giampiero Castellotti e Giuseppe Tetto dell’Ufficio comunicazione dell’Unsic?

Che al 27 aprile 2020 il numero complessivo dei decessi per Covid-19 in Italia può essere fissato a 52mila unità, nella stima più prudente, fino a 57mila, cioè da 25mila a 30mila in più della cifra ufficiale. Come si arriva a questi numeri?

Il primo rapporto Istat, nel dettaglio, già rivela un rilevante scollamento: 16.216 decessi a fronte dei 7.843 medi negli anni precedenti. Una differenza di 8.373 unità. A tale cifra vanno sottratti i decessi Covid, rapportati al campione e raffinati.

Il “peso” della Lombardia è determinante: nei comuni lombardi analizzati dall’Istituto di statistica l’aumento è stato del 143% dal 1° al 21 marzo 2020, con differenza di 5.050 unità, che proiettate a tutta la regione portano ad una prima cifra tra gli 8mila e i 9mila decessi in più. Emblematici alcuni dati nel raffronto tra il 2020 e la media 2015-2019: Bergamo (da 4,3 a 19 decessi al giorno), Brescia (da 6,4 a 18 al giorno), Alzano (più che quadruplicati) e Nembro (più che sestuplicati). Includendo tutto marzo, Bergamo ha 553 decessi, ben 428 in più rispetto a marzo 2019, mentre i numeri ufficiali parlano di 201 morti per Covid-19 (InTwig-Eco di Bergamo). Crescite significative di decessi, nei primi rilevamenti, per Emilia-Romagna (superiore al 75%), Trentino-Alto Adige e Piemonte (superiore al 50%), Veneto (superiore al 40%), Liguria (superiore al 35%), percentuali comunque superiori alle morti per Covid-19.

La seconda indagine Istat si spinge al 4 aprile, includendo quindi il picco dei decessi e può essere misurata con quella, relativa alla stessa data, del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera. Utilizzando anche il terzo documento dell’Istituto di statistica, si può estendere la nostra indagine al 27 aprile.

Per quanto riguarda gennaio 2020, il dato nazionale definitivo dei decessi per ogni causa di morte non dovrebbe scostarsi di molto da quello dello scorso anno, anche perché non abbiamo avuto un’influenza particolarmente letale ed il clima non è stato così rigido.

Ben diverso il discorso nel periodo 1 febbraio-4 aprile: se lo scorso anno sono decedute 114.695 persone (dati Istat), quest’anno è possibile ipotizzare una cifra tra le 150mila e le 160mila, di cui 15.383 morte ufficialmente per Covid-19. La stima più alta è sostanzialmente in linea con il 41% in più ipotizzato dall’Istat (circa 47mila decessi in più), quella più prudente è frutto dell’incrocio delle altre ipotesi, dell’apporto delle variabili ed è alimentata soprattutto dagli scostamenti in Lombardia, con i picchi nel Bergamasco (decessi probabilmente quintuplicati), nel Cremonese (quadruplicati), nel Lodigiano e nel Bresciano (circa triplicati).

Nei 40-50mila decessi in più è possibile individuare una rilevante quota di “morti Covid” non classificate (25-30mila casi), da sommare ai 26.977 deceduti “ufficiali” al 27 aprile. Il totale raggiunge 52-57mila casi.

A livello territoriale emerge, in linea generale, che gli scostamenti sono presenti prevalentemente in Lombardia e nel Nord Italia, mentre nel Mezzogiorno le più rilevanti differenze per numero di morti in sostanza corrispondono alle aree con i più alti numeri ufficiali per Covid-19, con una quota rilevante determinata dalle case di riposo.

Una cosa è certa: occorre aspettare anche mesi per avere un quadro più attendibile. I conti si fanno sempre alla fine.

 Per avere una panoramica dettagliata, anche a livello territoriale, che tiene conto delle differenti ricerche citate, con prevalenza di quella compiuta dall’Istat sui 1.689 comuni, è possibile leggerla a questo link:

https://unsic.it/comunicazione/primo-piano/indagine-unsic-sui-decessi-covid-ipotesi-fino-a-quota-57mila/

Per quanto riguarda la Lombardia, come per il numero dei contagiati e dei decessi Covid-19, la regione conferma un ruolo rilevante anche per differenze nel numero dei decessi tra le prime settimane di quest’anno (dal 1 febbraio al 3 aprile) e l’analogo periodo del 2019 o la media degli stessi periodo nei cinque anni prececenti.

Iniziamo da MILANO: dai dati Istat si può leggere un incremento dalla media di 2.808 decessi dei cinque anni precedenti a 3.263 di quest’anno. Secondo gli ultimi dati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, gestito dal Dipartimento di Epidemiologia dalla Asl Roma 1 (che arrivano al 18 aprile), l’incremento dei decessi nel capoluogo è stato del 103%, sette punti in più rispetto alla settimana precedente. In provincia percentuali record a San Zenone al Lambro (da 1 a 10), Noviglio (da 1 a 7) e a Gessate (da 3 a 20). Numericamente rilevanti gli incrementi a Trezzo sull'Adda (da 13 a 65), Sesto San Giovanni (da 70 a 129), Cinisello (da 77 a 120) e Legnano (da 62 a 105).

Differenze record in provincia di BERGAMO. Qui in ben 31 comuni il numero dei decessi è stato superiore di oltre dieci volte rispetto agli anni precedenti. Rispetto ad un solo decesso, sono passati: Ponteranica a 31, Paladina a 26, Brusaporto a 20, Selvino e Madone a 19, Credaro a 16, Villa d'Ogna a 14, Valbondione a 13, Suisio a 12, Cenate Sopra a 11, Berzo San Fermo, Cortenuova, Fonteno e Gandellino a 10. Da due Calvenzano è passato a 32, Bolgare a 26, Sotto il Monte Giovanni XXIII a 22. Da tre San Giovanni Bianco è passato a 49, Villa di Serio a 45, Villongo a 37, Zanica a 35. Da quattro San Pellegrino Terme ha raggiunto quota 50, Pedrengo e Sovere 43, Brembate 41, Gorle 40. Da sette Ponte San Pietro è passato a 86, Gazzaniga a 71. Alzano Lombardo da dieci ha raggiunto quota 112. Da nessun deceduto, Fiorano al Serio è passato a 40, Levate a 15, Antegnate a 11, Vilminore di Scalve a 9, Gromo e Rota d'Imagna a 8.

Numericamente, incrementi molto rilevanti a BERGAMO (da 151 a 729), Brembate di Sopra (da 4 a 97), Caravaggio (da 14 a 67), Castelli Calepio (da 8 a 65), Clusone (da 12 a 95), Costa Volpino (da 8 a 54), Dalmine (da 18 a 137), Gandino (da 10 a 55), Leffe (da 7 a 60), Nembro (da 17 a 154), Osio Sotto (da 12 a 65), Palosco (da 7 a 41), Pradalunga (da 8 a 46), Romano (da 15 a 99), Sarnico (da 4 a 39), Scanzorosciate (da 14 a 83), Seriate (da 19 a 137), Stezzano (da 15 a 67), Trescore Balneario (da 5 a 44), Treviglio (da 31 a 135), Villa d'Adda (da 7 a 61).

Completano il quadro: Albano Sant'Alessandro (da 6 a 46), Almenno San Salvatore (da 5 a 40), Albino (da 24 a 155), Almè (da 7 a 38), Ardesio (da 5 a 23), Arzago d'Adda (da 2 a 9), Bagnatica (da 3 a 22), Bariano (da 6 a 13), Bonate Sopra (da 5 a 22), Bossico (da 2 a 7), Bottanuco (da 6 a 27), Calcinate (da 4 a 22), Calcio (da 8 a 25), Calusco d'Adda (da 7 a 35), Canonica d'Adda (da 4 a 12), Carobbio degli Angeli (da 2 a 12), Carvico (da 3 a 28), Casazza (da 5 a 22), Casirate d'Adda (da 6 a 21), Casnigo (da 4 a 37), Castel Rozzone (da 1 a 7), Castro (da 3 a 9), Cene (da 5 a 38), Chignolo d'Isola (da 2 a 18), Chiuduno (da 4 a 24), Cisano Bergamasco e Ciserano (da 5 a 20), Cividate al Piano (da 7 a 39), Colzate (da 2 a 10), Comun Nuovo (da 2 a 17), Curno (da 11 a 32), Fara Gera d'Adda (da 6 a 19), Foresto Sparso (da 2 a 15), Gandosso (da 1 a 8), Ghisalba (da 7 a 20), Gorno (da 2 a 13), Lenna (da 4 a 9), Lovere (da 11 a 31), Mapello (da 2 a 7), Misano di Gera d'Adda (da 2 a 13), Montello (da 3 a 20), Mozzanica (da 4 a 14), Oltre il Colle (da 2 a 9), Osio Sopra (da 3 a 27), Pagazzano (da 1 a 8), Palazzago (da 2 a 10), Peia (da 7 a 18), Pontida (da 4 a 17), Predore (da 4 a 18), Presezzo (da 3 a 20), Ranica (da 4 a 27), Santa Brigida (da 1 a 9), Schilpario (da 2 a 15), Serina (da 6 a 20), Sorisole (da 4 a 34), Tavernola (da 2 a 16), Terno d'Isola (da 3 a 16), Torre de' Roveri (da 4 a 7), Valbrembo (da 4 a 20), Verdellino (da 11 a 15), Verdello (da 7 a 33), Viadanica (da 1 a 8), Val Brembilla (da 5 a 22).

 BRESCIA ha registrato 707 morti dal 1 febbraio al 3 aprile rispetto ai 397 della media dei cinque anni precedenti. Il picco è stato di 150 nella settimana dal 28 marzo al 3 aprile. Secondo gli ultimi dati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, gestito dal Dipartimento di Epidemiologia dalla Asl Roma 1 (che arrivano al 18 aprile), l’incremento dei decessi nel capoluogo è stato del 197%, 18 punti in meno rispetto alla settimana precedente e in controtendenza in un Nord che continua a crescere. Rilevanti gli incrementi percentuali a Corte Franca (da 1 a 28), Passirano (da 1 a 27), Verolavecchia (da 1 a 22), Torbole Casaglia (da 2 a 24), Roccafranca (da 2 a 22), Sale Marasino (da 3 a 31). Numericamente spiccano Palazzolo sull'Oglio (da 15 a 107) e Orzinuovi (da 21 a 100). Da 1 a 10 casi a Moniga e San Gervasio.

COMO città quasi raddoppia da 88 a 164, percentualmente rilevante Asso (da 1 a 7).

CREMONA è passata da 97 a 375 decessi, Crema da 41 a 173, Casalbuttano ed Uniti da 14 a 72. Percentualmente in testa c’è Offanengo (da 1 a 41), poi Pandino (da 3 a 49), Ostiano (da 1 a 14), Vailate (da 3 a 33), Romanengo (da 2 a 22), Capralba (da 1 a 11), Stagno (da 2 a 21), Soncino (da 4 a 35) e Acquanegra (da 3 a 21).

Nella provincia di LECCO gli incrementi percentuali maggiori a Verderio (da 1 a 18), Brivio (da 2 a 29), Paderno (da nessuno a 10) e Lomagna (da 1 a 8). Numericamente significativi Calolziocorte (da 14 a 55), Lecco (da 53 a 95), Casatenovo (da 12 a 30), Costa Masnaga (da 3 a 17), Olginate (da 4 a 16) e Missaglia (da 9 a 21). Dieci decessi in più a Civate, Galbiate, Monticello e Robbiate.

Forti incrementi anche nella provincia di LODI, la prima ad essere stata contagiata. Il capoluogo passa da 52 a 188 decessi, numeri importanti anche a Codogno (da 25 a 121), Castiglione d'Adda (da 6 a 55), Casalpusterlengo (da 19 a 58), Sant'Angelo Lodigiano (da 15 a 52), Maleo (da 6 a 37), San Rocco al Porto (da 5 a 24), Livraga (da 4 a 19), Borghetto (da 8 a 25), Lodi Vecchio (da 15 a 26). Alcuni comuni, da nessun caso, passano a 12 (Corno Giovine), 8 (Cavenago), 6 (Casaletto), 3 (Montanaso). In termini d’incremento percentuale spiccano Sordio (da 1 a 12), Mulazzano (da 2 a 15), Caselle Landi e Cervignano (da 2 a 14), Graffignana e Turano (da 1 a 7), Fombio (da 3 a 15), Castelnuovo Bocca d'Adda e Guardamiglio (da 3 a 14).

MANTOVA è passata da 69 a 109, Viadana da 22 a 84. I più rilevanti incrementi percentuali: Rivarolo (da 2 a 15), Casaloldo (da 1 a 7) e Schivenoglia (da 2 a 13).

MONZA è passata da 133 a 236 decessi, Vimercate da 31 a 80, Brugherio da 29 a 74, Lissone da 33 a 67, Nova Milanese da 25 a 46, Desio da 32 a 44, Villasanta da 17 a 43, Arcore da 19 a 38, Limbiate da 28 a 37, Agrate da 12 a 36, Concorezzo da 9 a 34, Cornate da 10 a 32, Bernareggio da 7 a 29, Meda da 17 a 26, Bellusco da 7 a 24, Busnago da 6 a 23, Varedo da 12 a 23. In termini percentuale primeggia Ornago (da 1 a 8), seguito da Rocco Briantino (da 2 a 8).

In provincia di PAVIA: da un decesso Zavattarello passa a 17, Ottobiano a 12, Breme a 11 e Cigognola a 9. Numericamente gli incrementi più sostenuti a Voghera (da 52 a 134), Mortara (da 18 a 69), Cassolnovo (da 13 a 44).

SONDRIO non presenta scostamenti (da 31 a 33), mentre Morbegno quasi raddoppia (da 18 a 35), percentualmente spicca Aprica (da 2 a 8).

Passando a VARESE, nel capoluogo da 77 a 131 decessi, numericamente rilevante l’incremento a Busto Arsizio (da 84 a 116), in percentuale spiccano Besnate (da 1 a 8) e Casciago (da 1 a 6).

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