Venerdì, 15 novembre 2019 - ore 00.43

LA CGIL CHIEDE DI NON RATIFICARE IL FISCAL COMPACT

“Il Fiscal Compact è nemico della crescita, dello sviluppo e della coesione, chiediamo quindi che non venga ratificato”.

| Scritto da Redazione
LA CGIL CHIEDE DI NON RATIFICARE IL FISCAL COMPACT

E' quanto è tornata a chiedere la Cgil in occasione dell'iniziativa che si è svolta ieri mattina presso la sede nazionale del sindacato. Nel corso del dibattito, in cui hanno preso la parola Gianna Fracassi, Laura Pennacchi, Marcello Minenna, Vincenzo Visco, Riccardo Realfonzo, Ronald Janssen, la Cgil ha analizzato, a poche settimane dalla sua verifica, “gli effetti pesantissimi” che il Patto ha avuto sulle economie dei Paesi europei dal 2013, anno di entrata in vigore, ad oggi.

Per la Confederazione “l'Italia è stata più 'realista del re', perché è stata molto più rigida nel rispetto e nell'attuazione dei vincoli, determinando così nefaste conseguenze. Nell'immediato, in una fase di crisi economica, ha infatti trascinato il Paese in una spirale recessiva, il debito è aumentato, e abbiamo assistito ad una riduzione degli investimenti pubblici e privati ( -100 mln da inizio crisi)”. “Inoltre, tutte le politiche scaturite dal Fiscal Compact hanno avuto effetti devastanti anche sul mercato del lavoro: occupazione e qualità del lavoro si sono ridotte, mentre sono aumentate le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali”.

“Quella di oggi è una discussione che riguarda il futuro dell'Europa, ma anche della democrazia. Il Fiscal compact deve essere abrogato, non deve diventare parte dei Trattati”. È quanto ha dichiarato in conclusione il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “Costruire un'altra politica economica in Europa è possibile”, sostiene, “non esiste solo la strada dell’austerità, fatta di tagli e riforme strutturali che non risolvono concretamente i problemi. Occorrono invece investimenti, che avrebbero effetti moltiplicatori sulla crescita”. “È importante che i sindacati, italiani ed europei, favoriscano confronti e proposte come quello di oggi per far diventare questo tema parte del dibattito pubblico, perché - aggiunge infine - la riduzione degli spazi di democrazia avrebbe effetti devastanti anche sul lavoro”.

Su Rassegna Sindacale è possibile invece leggere la proposta di Marcello Minenna e la sintesi delle conclusioni di Susanna Camusso.

Per la leader della Cgil, "una modalità tutta tecnocratica di discussione sulle regole di bilancio non va bene", perché  il risultato è che "i forti difendono se stessi aumentando i divari progressivi. Così tornano tutte le forme di nazionalismo immaginabili: una deriva che non riguarda solo i Paesi forti, ma anche tutti gli altri, basti guardare a ciò che avviene nell'Europa dell'Est". Sarebbe invece essenziale che il Paese discuta delle scadenze che ha davanti, per il leader di corso d'Italia: "Il nodo del Fiscal compact va sciolto entro fine anno – spiega –, perché il calendario è inesorabile. La Cgil è per estromettere il fiscal compact, non per introdurlo nei trattati, convince poco l'ipotesi della direttiva perché c'è rischio che il Parlamento la ratifichi senza riflessione critica. Noi diciamo che il fiscal compact non deve far parte dei trattati, ma per raggiungere l'obiettivo occorre una significativa politica di alleanza: un Paese da solo non può intervenire, servono più Paesi che devono mettersi insieme. Oggi non ci sono ed è questo il limite odierno".

La logica della competizione condiziona anche il mondo del lavoro. "Anche il lavoro sta diventando infatti una politica di competizione sleale – ha detto Camusso - si creano politiche di dumping tra Stati che hanno la stessa moneta, così avviene una forma di competizione. Questo determina per tutti un ribasso delle condizioni di lavoro. I lavoratori in Germania restano in condizioni migliori rispetto all'Italia, naturalmente, ma la tendenza a ridurre la quota di distribuzione di reddito destinata al lavoro vale per tutti gli Stati"."Quando si parla di politiche europee si parla di fisco, banche, finanza, ma non compaiono mai le ragioni sociali. Va costruita una nuova soluzione che crei una condizione di vantaggio per tutti i Paesi: bisogna smettere di alimentare le iniquità che oggi ci sono". La confederazione europea dei sindacati "ha costruito una sua ipotesi, ma occorre agire anche in Italia, costruire alleanze con le istituzioni e la politica. Se non si apre una vera discussione, il destino è già segnato, si andrà verso l'ineluttabilità dei processi. Dobbiamo prenderci la responsabilità di essere i soggetti che aprono questa discussione".

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