Giovedì, 23 maggio 2019 - ore 18.54

Lecco - Operazione AIRONE

L’indagine, coordinata dal PM Paolo DEL GROSSO, è stata avviata nel mese di maggio 2015 ed ha portato all’emissione, da parte della Procura di Lecco, di 12 misure cautelari per spaccio di sostanze stupefacenti di tipo cocaina

| Scritto da Redazione
Lecco - Operazione AIRONE

L’indagine, coordinata dal PM Paolo DEL GROSSO, è stata avviata nel mese di maggio 2015 ed ha portato all’emissione, da parte della Procura di Lecco, di 12 misure cautelari per spaccio di sostanze stupefacenti di tipo cocaina: 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 ordinanze di sottoposizione all’obbligo di dimora. Nel corso dell’operazione, inoltre, 3 individui sono stati arrestati in flagranza per spaccio e 10 persone sono state segnalate alla locale Prefettura come assuntori di stupefacenti del tipo cocaina.

Tutti i soggetti sono di etnia marocchina tranne un soggetto italo-sudanese; i clienti sono tutti maggiorenni, per lo più italiani ed appartenenti alle più eterogenee categorie sociali (operai, disoccupati, impiegati e liberi professionisti).

La Squadra Mobile, Sezione Antidroga, in collaborazione con la locale Polizia Scientifica, ha effettuato mirati servizi di osservazione tesi all’individuazione delle metodologie di spaccio utilizzate e all’identificazione dei responsabili. Durante tale attività d’indagine sono state identificate centinaia di clienti e si è scoperto che gli spacciatori gestivano la piazza suddivisi in quattro gruppi che, operando con medesime modalità, si dividevano il territorio di spaccio che comprende i comuni di Lecco, Malgrate, Valmadrera, Airuno, Olgiate Molgora, Calolziocorte ed alcuni della provincia di Bergamo tra cui Villa D’Adda, Carvico, Cisano Bergamasco e Calusco. Nel corso dell’attività è emerso che tra due dei quattro gruppi criminali era in corso una diatriba volta ad accaparrarsi il territorio (zona di Airuno) ed i relativi clienti, tale contrasto è sfociato anche in violente liti. Durante l’ attività investigativa si è appreso come vi fossero, tra gli arrestati, delle figure di rilievo che esercitavano un grosso peso all’interno dell’organizzazione. Si è scoperto che un “puscher”, che si era rifiutato di continuare a spacciare, era stato più volte minacciato e picchiato dagli stessi organizzatori o che, un altro, invece, nonostante fosse sottoposto agli obblighi restrittivi di libertà, veniva impiegato per non interrompere la vendita al minuto. Circa il modus operandi con cui avvenivano le cessioni di stupefacenti, si è scoperto che tutti gli spacciatori si nascondevano fino a tarda notte all’interno di zone boschive e paludose del fiume Adda, facendo le consegne di droga ai “clienti” che dovevano raggiungere i luoghi dello spaccio a piedi. Per smascherare lo spaccio, i servizi di appostamento e di osservazione, venivano eseguiti con poliziotti vestiti in tenuta da jogging. Infatti un primo intervento è stato organizzato dagli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica di Lecco, tra la fitta vegetazione, dove veniva interrotta l’attività di spaccio di due magrebini che dopo aver ceduto la droga ad un cliente, nonostante la fuga iniziale e un rocambolesco inseguimento a piedi, sono stati arrestati in flagranza di reato con indosso circa 40 dosi di cocaina, denaro contante, bilancini e cellulari utilizzati per lo spaccio. I gruppi criminali, coinvolti nello spaccio hanno dimostrato di essere molto organizzati. Per evitare di essere rintracciati utilizzavano la tecnica del cosiddetto “CALL CENTER”, che rispondeva al cellulare e concordavano con i clienti il luogo da indirizzare poi ai “puscher”, situati in diversi posti. Appare originale e moderna la vendita adottata da un singolo spacciatore nel capoluogo lecchese, che per offrire la droga utilizzava i social network più attuali per poi recarsi direttamente a casa dei clienti. Appare sicuramente rilevante, per segnalare l’assoluta dipendenza e schiavitù, generata dalla droga che alcuni clienti, per saldare i debiti della droga, abbiano addirittura perso la propria casa, auto, monili d’oro; mentre due donne, non avendo il denaro sufficiente per comprare la droga tutti i giorni, si erano imbattute in uno spacciatore che accettava il pagamento in natura, quindi sesso in cambio di qualche grammo di cocaina. La complessa ed articolata attività si è conclusa settimana scorsa dopo l’arresto in Desio di un ultimo spacciatore che si era reso irreperibile. Infatti l’uomo era stato individuato appena uscito dal barbiere e trovato in possesso di Carta d’Identità falsa.

841 visite

Articoli correlati

Petizioni online
Sondaggi online