Lunedì, 23 maggio 2022 - ore 17.55

NURSING UP SINDACATO NAZIONALE INFERMIERI 17 GENNAIO 2022

SANITÀ, NURSING UP DE PALMA: «GRAFFI, BOTTE, STRATTONAMENTI NELL'OSPEDALE MISERICORDIA DI GROSSETO. VITTIMA UNA OPERATRICE SANITARIA IMPEGNATA NEL REPARTO SETTING COVID DEL PRONTO SOCCORSO.

| Scritto da Redazione
NURSING UP SINDACATO NAZIONALE INFERMIERI 17 GENNAIO 2022

TUTTO QUESTO MENTRE IN PUGLIA, SEMPRE IN QUESTE ORE, UN INFERMIERE DI

BARLETTA È SCAMPATO PER MIRACOLO, PER UN BANALE ERRORE DI PERSONA DEL

SUO AGGRESSORE, AD UN TENTATO OMICIDIO. URGONO DOVEROSE RIFLESSIONI SUI

RISCHI CHE CORRONO OGNI GIORNO GLI OPERATORI SANITARI DENTRO E FUORI

DAGLI OSPEDALI ITALIANI».

 

«Botte da orbi contro una operatrice sanitaria di

Grosseto, aggredita addirittura da due persone contemporaneamente.

Accade nel reparto setting covid del pronto soccorso dell'ospedale

Miracolo.



L'escalation di violenze perpetrate ai danni degli infermieri e degli

altri operatori sanitari non conosce la parola fine.



E come se tutto questo fosse poca cosa, troppo spesso i nostri

professionisti della salute diventano un vero e proprio capro

espiatorio, che scatena la rabbia incontrollata degli aggressori.

Addirittura c'è chi prova desideri di vendetta, e li alimenta per anni

sotto la cenere.



E poi c'è chi, invece, ritiene banalmente, facendo finta di essere

sordo e di non conoscere le battaglie che Nursing Up porta avanti da

molti anni, che si tratti di una questione legata esclusivamente al

caos

degli ospedali in periodo di pandemia.



Vero è che il nostro sindacato scava da tempo nel sommerso delle

corsie, in quello che rappresenta il buio tunnel delle aggressioni che

gli infermieri subiscono ogni giorno. Non solo fisiche ma anche

psicologiche.



A Barletta per esempio, a distanza di anni esplode questa triste

storia,

di un infermiere verso il quale un paziente covava odio e desiderio di

vendetta, ritenendolo responsabile di un presunto grave errore verso un

suo parente.



Il protagonista della vicenda alla fine ha scaricato tutta la sua

rabbia, al di fuori dell'ospedale dove l'infermiere lavora,

accoltellato

un'altro povero malcapitato, una persona totalmente estranea ai fatti.



Ci chiediamo cosa sarebbe successo se l'aggressore, oggi detenuto per

tentato omicidio, si fosse recato, armato di tutto pugno, ad aggredire

l'infermiere all'interno delle corsie dove è impegnato ogni giorno.



Tanti di noi continuano a chiedersi quanti casi del genere, in Italia,

rischiano di consumarsi ai danni di operatori sanitari considerati vere

proprie "vittime sacrificali" nell'ambito di vicende dove gli viene

addossata impropriamente la colpa.



Per quanto tempo ancora gli infermieri italiani devono attendere che

sia

messo in atto un piano di sicurezza degno di tal nome da parte di chi

dovrebbe tutelare la loro incolumità sul luogo di lavoro?



Un parente di un paziente arriva a covare sotto la cenere, per anni,

odio e rancore verso un operatore sanitario, pianificando addirittura

di

assassinarlo. Chi ci dice che domani non potrebbe accadere la stessa

cosa, da qualunque altra parte d'Italia, nelle mura di un nostro

ospedale?



Alla fine queste sono, anche se nei casi più estremi, le possibili

reazioni di cui tenere conto, incontrollabili e imprevedibili, da parte

di pazienti o parenti di pazienti.



Violenza fisica, ma anche minacce, insulti, comportamenti tesi a

umiliare o mortificare. Nella vita lavorativa di molti infermieri

c'era,

e c'è, tutto questo.



Circa 1 su 10 (11%) ha ammesso, nel corso dell'anno 2019 della nostra

accurata indagine, di subire violenza fisica sul lavoro, e addirittura

il 4% ha riferito di essere stato minacciato con un'arma da fuoco. Uno

su due - spiega De Palma - affermava invece di aver subito

un'aggressione verbale. Ma questi sono solo i principali dati della

nostra inchiesta, realizzata di concerto con l'Oms, alla quale hanno

risposto migliaia di infermieri.



Allora perché questo silenzio istituzionale?



Dove sono i tanto decantati presidi di pubblica sicurezza negli

ospedali?



In carenza dei presidi di Polizia - spiega ancora Antonio De Palma -

abbiamo proposto anche la creazione di strutture di pronto intervento

per la sicurezza all'interno degli ospedali, con uomini qualificati ad

agire prontamente in caso di emergenza, perché resta quasi inutile, e

talvolta addirittura dannoso, allertare le forze dell'ordine

dall'esterno quando tutto si è già consumato, con un infermiere o un

medico che giacciono in un angolo con un occhio tumefatto, o che devono

farsi refertare con dieci giorni di prognosi per essersi visti spaccare

una sedia nella schiena da un paziente fuori controllo.

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