“Ora non è che io mi dia arie da ‘creatore’: mica dico di averli creati io. Io ho dato ad essi una voce. Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l’alfabeto….” (Giovannino Guareschi). Basterebbe questa intervista rilasciata dal grande scrittore, un italiano vero, per inebriarci ancora una volta della visione delle pellicole tratte dai suoi racconti, mio caro buon amico Gianni Carlo. Comunque…dov’eravamo rimasti nella prima puntata? Già, ci eravamo lasciati con un invito a te rivolto: “Dai, facciamo due passi sul set cinematografico del Peppone e don Camillo”. Ed allora dai, forza, diamo fiato alle trombe! Gli storiografi ben documentati riportano che il primo giro di manovella (che trasferiva addirittura su celluloide!!!...le vicende di don Camillo e Peppone, interpretati rispettivamente da Fernardel e Gino Cervi), risalgono all’estate del lontano 1951. Allora io c’ero già. Non so tu, Gianni Carlo, ma la tua loquela, soprattutto quella tua arte di “documentarista” me lo fanno sospettare. Allora…c’eri o no? “Fa mia nulla”. Tuttavia manteniamo le posizioni, soprattutto non rinneghiamo il passato. L’ultimo giro di manovella di quelle pellicole invece avvenne nell’estate del 1970. Quasi un ventennio di vicende narrate in quei racconti che subito sono diventate favole vere, a tal punto che le immagini dei film vengono “viste” come documentario d’epoca. Secondo me quelle immagini dovrebbero ristabilire la realtà, ricordare appunto che il cinema (in generale) è finzione, ma quelle pellicole così magistralmente girate anziché ribadire la finzione, fanno aumentare in me la nostalgia per quel paese, per quella gente, per quelle storie. Soprattutto fotografano perfettamente la realtà di quei tempi ormai lontani, di quei personaggi che si mostrano sulla scena come se fossero personaggi realmente vissuti. Ed ancor oggi, a distanza di circa cinquant’anni, riescono a far sorridere, a commuovere, ad appassionare due, tre generazioni di spettatori i quali (ma te la voglio fare codesta confidenza, va là!) vogliono respirare, almeno per un’altra visione cinematografica, un boccata d’aria pulita. Capito cosa intendo per “pulita”, politicamente parlando? Soprattutto mettono in risalto l’assoluto rispetto dell’essere umano nei confronti l’uno dell’altro indipendentemente dal proprio “credo” politico o religioso. Sai Gianni Carlo che io “mi credevo” che quel meccanismo di quel partito politico (il mio ed il tuo, toh!) che sembrava essere così ben oliato (almeno all’inizio) ora si sta ingarbugliando tremendamente!? Gente che va, gente che…non viene mai! Non solo, sembra incepparsi da un momento all’altro. Tu dici (pensi) che lo facciano apposta? Che addirittura ci siano già belle che pronti certi “figuri” i quali, sganasciando, non risparmiano frasi del tipo: “Va avanti te perché a me ‘mi’ vien voglia da ridere”? Ueila ragazzi, non facciamo scherzi, va là. Eppure ti ribadisco il mio concetto, “eccioè” che tengo una fifa bastarda che non riesco nemmeno a camuffarla con una rabbia impotente. Ma ci pensi, dopo tutto quell’impegno profuso, dopo tutto quel lavoro svolto per far collimare talune irriducibili teste.…ora tutto sta per andare a gambe all’aria. Hai voglia a dire: “Codesta l’è la vera democrazia, e non m’importa una sega se….Pippo, Pippo non lo sa, e serio serio se ne va per la città. Si crede bello…lui!”. E finisco, stai a sentire cosa mi hanno imparato a “me” alle scuole “alte”: “DEMOCRAZIA vuol dire che l’andare in chiesa o il non andarci, avere un’opinione o un’altra, quando è un’opinione da galantuomo, si possa averla senza essere messi alla berlina” (don Primo, ecco, appunto lui). “Avrebbi” finito…se avessi finito, invece “mica” mi posso congedare COSI’. Ed allora vo avanti una terza puntata (giuro che è l’ultima) prima che qualcuno mi dica: “Ma smettila!”.
Segue 3^ parte.
Giorgino Carnevali (Cremona)


