Lunedì, 23 maggio 2022 - ore 16.20

Reparti misti per i positivi non malati di Covid

L'idea è quella di curare nella stessa area di degenza pazienti con problemi diversi. La sperimentazione è già partita in diverse strutture sanitarie: ne parla la Fiaso

| Scritto da Redazione
Reparti misti per i positivi non malati di Covid

Come superare la carenza di posti letto? Con il dilagare della variante Omicron sempre più pazienti arrivano in ospedale per curare altre patologie ma vengono trovati positivi al virus. Secondo la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), in un paziente Covid su tre la diagnosi di positività viene accertata in via incidentale attraverso il tampone pre-ricovero. Ma benché in molti casi asintomatici o paucisintomatici, questi pazienti rappresentano comunque una sfida per le strutture sanitarie che ovviamente sono tenute a tutelare gli altri malati dal contagio.

Che fare? Alcune aziende sanitarie e ospedaliere, spiega la Fiaso, si sono ora organizzate sperimentando un modello assistenziale che prevede, all'interno della stessa area, l'attività di medici di differente specializzazione, come ad esempio ortopedici chirurghi plastici, oncologi, per l'erogazione di prestazioni indifferibili.

In sostanza nella stessa area di degenza vengono curati pazienti positivi con problemi diversi. In questo modo è possibile garantire le cure senza rischiare di infettare altri malati. I reparti 'misti' sono già realtà in vari ospedali: al San Matto di Pavia o al Policlinico di Chieti con un reparto multidisciplinare chirurgico. A Napoli è stato creato un apposito Covid Hospital da 55 posti al San Giovanni Bosco per degenze di chirurgia, cardiologia, ortopedia, ostetricia ed emodinamica.Al Policlinico di Tor Vergata di Roma in un'area medica a bassa intensità vengono accolti pazienti chirurgici, ortopedici o positivi provenienti dai reparti non Covid. Nella Asl Toscana Sud Est, infine, sono state individuate in via sperimentale, in tre strutture ospedaliere, setting specifici plurispecialistici di degenza ordinaria a media complessità per la gestione dei pazienti risultati positivi ma che non presentano sintomi preoccupanti. 

La Federazione ha elaborato un modello organizzativo che prevede almeno tre aree funzionali in cui organizzare l'assistenza dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2 senza malattia Covid:

  • l'area della chirurgia multispecialistica;
  • l'area ostetrica;
  • l'area della patologia cardio-cerebro-vascolare.

Si tratta di un primo tentativo di riorganizzare il sistema dopo che la variante Omicron ha rimescolato le carte. 

Qual è la situazione negli ospedali italiani

Secondo gli ultimi dati Agenas ad oggi il 30% dei posti letto in area medica è occupata da pazienti positivi al virus o malati di Covid, ma la percentuale scende al 18% per quanto riguarda le terapie intensive. Nei reparti di area critica ci sono in totale 1.676 pazienti (in calo di 31 rispetto a ieri), mentre nei reparti ordinari sono 19.442. La pressione sugli ospedali sta diventando importante. Di qui la necessità di riorganizzare il servizio. 

"L'attuale fase epidemica determina ancora una grossa pressione sugli ospedali e il trend dei ricoveri, in costante crescita nelle ultime settimane, è atteso permanga ancora per 3 o 4 settimane, anche in caso di una flessione dei contagi", dice il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore. "Tuttavia, la circolazione di una variante potenzialmente meno patogena e la campagna vaccinale estesa hanno determinato una modifica della tipologia di pazienti perché all'atto del ricovero, tutti vengono sottoposti a tampone e troviamo una certa quota di diagnosi 'incidentali'".

Il presidente di Fiaso fa notare che di solito dopo l'accertamento di positività le prestazioni non urgenti sono rinviate, mentre è necessario "procedere con quelle urgenti in ambienti e percorsi dedicati". 

"Le dimensioni del fenomeno, quasi un paziente su tre", richiedono però "una risposta di sistema", sottolinea Migliore, "che consenta anche di erogare, a favore di pazienti positivi ma senza malattia Covid, prestazioni per le quali il rinvio non è auspicabile per il decorso clinico, si pensi ad esempio alla chirurgia oncologica". 

La soluzione, secondo il presidente di Fiaso, non può che essere "quella di creare delle aree interdisciplinari per prestazioni specialistiche su pazienti con infezione da Sars-Cov-2 senza malattia Covid. L'assistenza specialistica, come molti stanno sperimentando, può essere concentrata in poli ad elevata specializzazione con aree funzionali dedicate". Quanto alla distinzione dei ricoveri 'per Covid' e 'con Covid', "è necessario distinguere i casi per una comunicazione più corretta e trasparente e per una migliore organizzazione ospedaliera". 

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