Signor direttore, sono felicemente sposato da quasi 31 anni ed e una scelta che rifarei subito domani. Per me il matrimonio ed in particolare per me credente il matrimonio in Chiesa è stato il giusto coronamento ad percorso di conoscenza e di amore con mia moglie. Io penso che prima ancora che tanti tecnicismi burocratici e legislativi, un’unione ha senso se è frutto di amore e soprattutto se rende felici. Le persone hanno bisogno di vivere la loro relazione in maniera piena e felice. Chi siamo noi per impedire questo processo, magari ponendo dei vincoli normativi? Il nostro dovere come amministratori è quello di garantire che tutti possano vivere con serenità e gioia la loro vita nel rispetto delle regole. Non mi sembra che il regolamento in discussione limiti o sminuisca in alcun modo i diritti di coloro che scelgono di sposarsi in modo tradizionale. Le scelte morali attengono alle singole persone e non spetta a noi giudicarle. Francamente non riesco proprio a capire tutta questa contrarietà all’istituzione di un registro delle unioni civili. Personalmente ritengo che due persone, anche dello stesso sesso, che manifestano il desiderio di vivere insieme (perché si vogliono bene) abbiamo il diritto di poterlo fare. Il fatto poi che lo vogliano testimoniare anche con un atto pubblico, non può che essere apprezzato perché, specialmente in questo contesto culturale, esige anche coraggio. Mi sono chiesto più volte che cosa fosse più importante in un rapporto tra due persone: il legame affettivo che le unisce o il fatto che fossero di sesso diverso? Quante persone eterosessuali dopo una bella cerimonia con l’abito bianco si separano dopo poco tempo, magari lasciando nello sconforto dei figli piccoli? Oppure quante coppie hanno vissuto la loro vita da separati in casa solo per non perdere quei diritti che la loro condizione gli garantiva? E al contrario quante coppie non legalmente riconosciute, pur volendosi bene hanno vissuto tutta una vita nel nascondimento e senza vedersi riconosciuti alcuni diritti elementari? Che cosa è l’oggetto di un’unione, l’amore tra due persone o un foglio di carta? Ho sentito dire nella commissione del 5 giugno che l’istituzione del registro è solo un atto politico e ideologico che non modifica nella sostanza quello che già esiste. E allora perché non approvarlo? Semplicemente per un atto politico e ideologico contrario. La sostanza delle cose non interessa. Mi permetto solo di segnalare che il testo del regolamento approvato in commissione e che è in discussione non è identico a quello che era stato originariamente proposto. Infatti sono state accolte alcune mie perplessità. Mi sembra strano che i consiglieri di opposizione che sono così attenti alle date e ai particolari non se ne siano accorti. Se l’avessero letto attentamente probabilmente si sarebbero accorti che il titolo ad alcune parti dell’articolo 3 sono stati modificati a mio avviso in modo significativo. Evidentemente visto che per loro era solo un atto politico non è interessato entrare serenamente nel merito della questione.
Pietro Mombelli (consigliere comunale del Pd a Crema)



