Sabato, 21 settembre 2019 - ore 13.46

A Milano rassegna di film "UOMINI CONTRO" nel dedicata al 100° della prima guerra mondiale,

Organizzata da Milano a Memoria in collaborazione con l'Associazione La Conta

| Scritto da Redazione
A Milano rassegna di film

L’ingresso ad ogni proiezione, in ambiente con aria condizionata, è di 5 euro cad. E’ gradita la prenotazione telefonando ai numeri: 02.49438217 – 366.8732355 - 329.4709020. La rassegna  ci sarà da martedì 15 luglio 2014 alle ore 15,00, c/o Milano a Memoria in Piazza Diaz 7 Milano.

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA FILM

MARTEDÌ 15 LUGLIO 2014 – ALLE 15,00 ED ALLE ORE 19 – proiezione del seguente film:

LA GRANDE GUERRA  di Mario Monicelli  – Italia/Francia - 1959 – durata: 140’

Felice connubio di  tragedia e commedia, l'opera è un affresco corale, ironico e struggente, della vita di trincea durante la prima guerra mondiale. Le vicissitudini di un gruppo di commilitoni sul fronte italiano nel 1916 sono narrate con un linguaggio neorealista e romantico al tempo stesso, abbinando scansioni tipiche della commedia all’italiana ad una notevole attenzione verso i particolari storici. Le pregevoli scene di massa si accompagnano ad acute caratterizzazioni dei numerosi personaggi, antieroi umani ed impauriti, rassegnati e solidali, accomunati dalla partecipazione forzata ad una catastrofe che li travolgerà. Monicelli e gli sceneggiatori Age e Scarpelli e Vicenzoni raggiungono l'apice artistico della loro carriera combinando, con impareggiabile fluidità di racconto, comicità e toni drammatici, ed aprendo la strada ad un nuovo stile cinematografico nelle vicende di guerra. Memorabile ilpiano sequenza finale nel quale i due pavidi protagonisti si riscattano con un gesto coraggioso, sacrificandosi l'uno da “eroe spavaldo” e l'altro da “eroe vigliacco”. Quest'ultima figura viene qui concepita in maniera assai originale ed interpretata da un ispirato Alberto Sordi (vincitore del Nastro d’Argento come miglior attore protagonista). ll film vinse, ex-aequo con “Il generale Della Rovere” di Roberto Rossellini, il Leone d’Oro alla 20° Mostra del Cinema di Venezia e fu candidato all’Oscar per il miglior film straniero.

VENERDI’ 18 LUGLIO 2014 ALLE 19,00 – proiezione del film:

ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO di Lewis Milestone – USA - 1930 - Durata: 101’

Nel 1914 alcuni studenti tedeschi, istigati dal loro insegnante dall’ideologia estremamente patriottica, partono per la guerra. Ma sul fronte scoprono prestissimo che l’onore e il coraggio si possono misurare soltanto nei luoghi di pace, lontano dalle bombe, mentre sul campo di battaglia regnano invece il caos, l’odore del napalm, il sangue, l’orrore, la morte. Nessuno farà ritorno in quella patria ispiratrice della immane tragedia bellica. Niente di nuovo all’orizzonte, solo un cumulo di cenere sotto una immensa nuvola di polvere da sparo. Liberamente tratto dal romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (1929), di Erich Maria Remarque, il film di Lewis Milestone, “All’ovest niente di nuovo”, fa vibrare le corde dell’animo con estrema facilità. Grazie all’impiego di 35 set, dieci tonnellate di polvere da sparo, sei tonnellate di dinamite e seimila bombe, al film è conferita un’aura di realismo assoluto, anche grazie all’ingegnoso, innovativo e sapiente uso del sonoro, soprattutto se si considera l’epoca di riferimento, il 1930, data di uscita del film, nel bel mezzo degli anni di transizione dal muto al sonoro.“All’ovest niente di nuovo” fu distribuito in Italia soltanto nel 1956 e fu un grande successo. Un racconto di guerra intriso di poesia nel lirismo dei dialoghi, efficace per la spettacolarità delle scene di battaglia (tuttora raramente eguagliate) e per il notevole realismo delle componenti di sopravvivenza in un regime di guerra, descritto in maniera impeccabile. Milestone è stato uno dei registi più sottovalutati della storia, anche se questa pellicola ricevette due premi Oscar: miglior film e miglior regia. Nel corso degli anni, il suo inimitabile stile non è stato più dibattuto da chi di dovere; oggi si tratta di un regista non abbastanza ricordato (lui come tanti altri). Ma questo classico pacifista, che per le sue impressionanti e sorprendenti scene di conflitto finì per provocare un morto su uno dei set del film, si staglierà per sempre nella memoria del cinefilo purista, persino in quello che non ama il genere bellico.All’inizio la pellicola un cartello recita: “La storia qui raccontata non è un atto di accusa, né una confessione. Tantomeno si tratta di un’avventura. Per quanti l’hanno vista in faccia, la morte non è un’avventura. Molto più semplicemente abbiamo solo cercato di raccontare la storia di giovani vite che, pur sopravvissute alle bombe, sono rimaste profondamente segnate dagli orrori della guerra”. 

MARTEDÌ 22 LUGLIO 2014 – ALLE 15,00 ED ALLE ORE 19 – proiezione del seguente film:

UOMINI CONTRO di Francesco Rosi – Italia - 1970  – Durata 105’

Tratto dal libro autobiografico d’Emilio Lussu "Un anno sull'altipiano", rievoca le vicende di un giovane ufficiale italiano durante la Grande Guerra. Altopiano d’Asiago 1916: i soldati del generale Leone, dopo aver conquistato una cima strategicamente indispensabile, nonostante le numerose perdite, ricevono l'ordine di abbandonarla. Poi l'ordine cambia e gli uomini devono nuovamente conquistare la vetta a costo della vita. Soldati italiani e austriaci si fronteggiano nelle opposte trincee. I fanti italiani hanno l'ordine di conquistare delle posizioni, ma i continui assalti sono respinti e si risolvono in una carneficina, come il tentativo di conquistare la cima di un pendio posto in un punto strategico difeso da mitragliatrici. I soldati sono coperti da ridicole corazze in metallo, ma lo stratagemma si rivela inutile e la maggior parte di essi o muoiono sotto i colpi del nemico o sotto quelli dei propri ufficiali, perché accusati di tradimento di fronte al rifiuto dell’ordine di attaccare il nemico. Stanchi di essere mandati allo sbaraglio danno vita ad un ammutinamento, duramente represso con le leggi di guerra. Viene ordinata la decimazione e alcuni "colpevoli" scelti a sorte sono condannati a morte. Una sequenza altamente drammatica mostra le fasi dell'esecuzione: i disgraziati vengono legati al palo per essere fucilati mentre un cappellano stravolto tenta inutilmente di confortarli. A poca distanza si notano le bare già pronte. Terminata la fase di trincea, si osserva come i soldati feriti fossero mandati davanti ad un tribunale di guerra, per dimostrare se le proprie ferite erano derivate dalla battaglia o se si erano feriti da soli per evitare il combattimento. Molti di essi erano giudicati colpevoli e mandati davanti alla corte marziale per poi finire in carcere. Nel film si osserva come la guerra fosse un fatto di classe: dentro la stessa trincea c'erano i contadini e i borghesi, e i contadini seguivano le vicende della guerra come se fosse una calamità naturale. La guerra che Lussu descriveva non era una guerra di popolo, era una guerra con delle logiche di classe molto forti. Il generale Leone é un personaggio che crede ciecamente nel potere e nel fatto di rappresentarlo, ed in questo ha una sua grandezza, perché è come costretto ad essere coerente in fondo con la sua immagine.

GIOVEDI’ 24 LUGLIO 2014 ALLE 19,00 – proiezione del film:

ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick – USA -1957 – Durata 86’

Classico del cinema "antimilitarista", "Orizzonti di gloria" è l'opera che lanciò definitivamente Stanley Kubrick verso il gota dei cineasti più importanti della cinematografia. Il film è l'adattamento di un romanzo di Humphrey Cobb, che raccontava, nel 1935, fatti storicamente avvenuti nel 1917 che non mettevano certamente in buona luce le gerarchie dell'esercito, nello specifico quelle delle armate francesi al tempo del primo conflitto mondiale. Per questo motivo la pellicola fu addirittura bloccata dalla censura transalpina (usci lì solamente nel 1975) e fu distribuita negli States solo grazie all'impegno del produttore e protagonista Kirk Douglas. La critica che Kubrick muove al sistema militare è diretta e decisa. Viene soprattutto messo in discussione il concetto di classe e gerarchia, che mette da una parte centinaia di uomini che rischiano la vita ogni giorno e desiderano solo tornare a casa sani e salvi, e dall'altra una branca di generali ambiziosi, senza scrupoli e che vedono la guerra come un enorme "Risiko". Mentre migliaia di militari muoiono sul fronte, chi sta in alto pensa solo a far carriera. Ideali poi come il patriottismo o la libertà, valori fondanti che hanno dato vita a tante guerre, e purtroppo continuano a farlo, ai primi colpi di fucile scompaiono e addirittura chi continua a perseguirli è oggetto di scherno ("lei è un idealista e la compiango come un minorato" è la frase che rivolge il generale Broulard al colonnello Dax). I soldati semplici sono i veri eroi del film, ma non quelli iconografici che non hanno paura di niente e si gettano oltre la trincea senza remore, ma ragazzi reali che piangono e si disperano davanti alla morte imminente. Un'opera emozionante e girata magistralmente, bellissima la carrellata all'indietro che segue il colonnello Dax attraverso tutta la trincea nella parte iniziale della pellicola. Si narra che Kubrick abbia veramente portato alla nausea i membri della sua troupe durante le riprese (alcune scene sono state girate una decina di volte, non comunque un record per lo scrupoloso regista), ma se il risultato è un film di questa forza e della cui fedeltà storica si è addirittura complimentato Churchill, allora ne è valsa la pena.

VENERDI’ 25 LUGLIO 2014 ALLE 19,00 – proiezione del film:

LAWRENCE D’ARABIA di David. Lean –Gran Bretagna - 1962 – Durata 222’

“Un miracolo di film. Prima di cominciare delle riprese, riguardo sempre Lawrence d'Arabia” (Steven Spielberg). Era il 1962 quando l’accoppiata Sam Spiegel, produttore, e David Lean, regista, reduci dai sette premi Oscar per “Il ponte sul fiume Kwai”, portarono sul grande schermo l’avventurosa ed enigmatica esistenza di T.E. Lawrence, personaggio popolarissimo in Inghilterra ed in Arabia, scomparso precocemente in un incidente stradale. Il successo di “Lawrence d'Arabia” fu grandioso, e per i due artefici di questo kolossal (che oggi costerebbe quasi 300 milioni di dollari) arrivarono altre sette statuette. Un film che da anni è in pianta stabile nelle top ten delle pellicole più belle di sempre, e non a torto. Uno spettacolo di tale portata è difatti riscontrabile in pochissime altre opere: una vera e propria epopea capace di trasportare sul grande schermo tutto il fascino del deserto, il luogo in cui Lawrence compì le sue grandi imprese, con campi lunghissimi in cui lo sguardo si perde, ed allo stesso modo abile nel catturare, con piani stretti, le virtù, le debolezze e le contraddizioni dei protagonisti, su tutti naturalmente il colonnello inglese, magnetico con le sua gesta a tratti eroiche ed a tratti deprecabili. Artefici di tali mirabili capacità sono: l’ispirata regia di Lean, supportata da una splendida fotografia (alcune immagini tolgono il fiato, come quella del miraggio, o dell’alba sull'“incudine del sole”, con taluni stacchi di montaggio magistrali); la solida sceneggiatura di Robert Bolt, fatta di concisi dialoghi che inquadrano ottimamente sia le significative vicende storiche (il contrasto fra ideali e politica) che quelle private; l’indimenticabile colonna sonora di Maurice Jarre, legata indissolubilmente alla sabbia del deserto; le interpretazioni del ricco e talentuoso cast. A dispetto di star dell’epoca come Alec Guinness e Anthony Quinn, a lasciare di più il segno sono gli attori allora meno noti, Peter O’Toole (Lawrence) e Omar Sharif (Ali ibn al-KharÄ«sh), che da quest’opera hanno poi ricevuto fama internazionale. “Lawrence d'Arabia” è un film, infine, in cui si può trovare tutto: avventura, azione, poesia, violenza, splendidi panorami, momenti drammatici e momenti comici. Manca solo, a dire il vero, una storia d’amore, ma per i meno romantici può essere un ulteriore pregio.

SABATO 26 LUGLIO 2014 ALLE 19,00 – proiezione del film:

LA GRANDE ILLUSIONE di Jean Ronoir – Francia - 1937 – Durata 113’

Uno dei più celebri titoli di Jean Renoir è sicuramente “La grande illusione”, film che ha segnato una data importante nella cinematografia mondiale per il suo messaggio pacifista e umanitario contro la follia della guerra, le divisioni di classe e i nazionalismi esasperati. “La grande illusione” è un’opera di fattura classica, meno sperimentale rispetto al successivo “La regola del gioco”, ma toccante e priva di retorica, in cui lo stile del grande autore francese raggiunge una purezza e una sincerità d’espressione ammirevoli. Il film fu un grande successo internazionale fin dalla sua uscita; il merito va allo splendido cast (Jean Gabin, Pierre Fresnay, Gaston Modot, Marcel Dalio e il leggendario regista Erich von Stroheim, forse alla sua migliore interpretazione di attore), all’ottima sceneggiatura del regista e di Charles Spaak, al magnifico bianco e nero di Sam Levin e alla evocativa colonna sonora di Joseph Kosma, che tradusse in musica i testi di Jacques Prevert, Raymond Queneau e Louis Aragon. Girato nel 1937, durante la stagione febbrile del Fronte Popolare, Renoir ne coglie le istanze sociali e progressiste, traducendole in un linguaggio insieme poetico e realista, che pur aderendo al clima di speranza e di rinnovamento non nasconde il disincanto per la “grande illusione” di un futuro di pace. Un’etica di valori, quella narrata da Renoir, che nonostante le atrocità della guerra conduce ancora a comportamenti dignitosi e leali, senza trasformare gli uomini in cinici assassini. Si può essere nemici, dunque, ma resta sempre un’umanità di fondo che non può venire meno in nessuno degli schieramenti coinvolti nel conflitto. Per Renoir la guerra, che egli visse sulla sua stessa pelle, non è quella delle trincee, dei soldati mandati a morire, degli spietati scontri tra fazioni nemiche; è piuttosto il dramma di uomini che si rispettano, che in altri tempi probabilmente sarebbero stati grandi amici, e che sono invece costretti a fronteggiarsi sul campo di battaglia. Tutto ciò è rappresentato in maniera straordinaria dal personaggio del capitano von Rauffenstein e dal rispetto e dall’amicizia che lo legano al Capitano de Boëldieu, che il militare tedesco si ritrova, suo malgrado, a dover uccidere. Renoir sembra quasi presagire gli orrori della successiva guerra mondiale; la sua illusione è destinata a restare tale. Alcune scene entrano di diritto nella storia del cinema: lo spettacolo teatrale dei prigionieri francesi travestiti da ballerine davanti agli ufficiali tedeschi, interrotto da Maréchal che intona “La Marsigliese”; il gesto di von Rauffenstein che, con trattenuta commozione, recide l’unico fiore della fortezza in omaggio a Boëldieu; la permanenza nella fattoria tedesca prima di giungere in Svizzera. Fortemente voluto da Jean Gabin, “La grande illusione” vinse, nonostante l’opposizione della critica di regime, il premio per il miglior contributo artistico al Festival di Venezia e fu distribuito in Italia soltanto nel 1947, in un’edizione tagliata dai produttori francesi. Ispirato alla storia del capitano Armand Pinsard, che nel 1916 aveva salvato Renoir, allora pilota di ricognizione, dall’attacco di un caccia nemico e le cui evasioni dal carcere militare erano state documentate nel 1917 dal volume “La guerre aérienne illustrée”. Un consiglio: da guardare assieme alla pellicola inglese di Michael Powell ed Emeric Pressburger, “Duello a Berlino”.

DOMENICA 27 LUGLIO 2014 ALLE 18,00 – proiezione del film:

ADDIO ALLE ARMI di Charles Vidor – USA - 1957 – Durata 152’

Tratto dal capolavoro semi-autobiografico di Ernest Hemingway, già portato sullo schermo da Borzage con Gary Cooper e Helen Hayes, un prolisso melodramma bellico pieno di leziosi tempi morti ma supportato nelle scene di massa da un indubbia forza spettacolare. Il film è comunque soffocato dalle ambizioni della megaproduzione hollywoodiana. Splendidamente interpretato da Hudson e da un intensa Jennifer Jones, a cui si aggiunge la prova lirica di un De Sica memorabile.  Il film fu realizzato in Italia, fra Friuli-Venezia Giulia, Veneto e il Lago Maggiore, non lontano dai luoghi descritti dall'autore americano, luoghi che furono teatro della Prima guerra mondiale. Sette splendidi film, che ci riportano alle atrocità della prima guerra mondiale che ha segnato profondamente tutto il secolo scorso. Da non perdere!

Associazione "La Conta" Milano  

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