Automotive: Misiani (PD), crisi è strutturale, serve Piano per rilanciare settore
“Il mercato dell’auto cresce, ma è una ripresa fragile che non supera i nostri problemi strutturali. La crisi non è solo italiana: è europea”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia e Finanze nella segreteria nazionale del Partito Democratico, intervenendo al convegno “Automotive: governare la transizione, difendere il lavoro”, organizzato a Torino dal Forum Industria del PD. “Nei primi cinque mesi dell’anno — ha osservato — il mercato è in ripresa ma la quota delle auto elettriche è meno della metà della media europea. Torna ad aumentare anche la produzione ma è un rimbalzo dopo il crollo degli ultimi anni: nel 2025 Stellantis ha prodotto in Italia circa 380mila veicoli, il minimo dal 1955 e oltre metà dei lavoratori è sotto ammortizzatori sociali. È il paradosso italiano: restiamo un grande mercato, il terzo nella UE, ma non siamo quasi più un Paese che produce. In due anni siamo scesi dal 6° al 10° posto in Europa, sotto il Portogallo. Alcuni annunci nel nuovo piano industriale di Stellantis sono apprezzabili, ma vanno verificati fino in fondo: troppe volte nel passato gli impegni dell’azienda sono rimasti lettera morta. Preoccupano inoltre le due grandi incognite di Cassino e Termoli. E non è un dramma solo nostro. Pochi giorni fa Volkswagen, il primo costruttore del continente, ha annunciato tagli fino a 100mila posti e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. La crisi del gruppo di Wolfsburg - ha aggiunto l'esponente dem - spiega meglio di tante analisi la portata del problema. E mentre Meloni faceva la sua battaglia ideologica contro il Green Deal, in casa tagliava il Fondo automotive da 8,7 a 1,2 miliardi, l’80% in meno. Possono convocare tutti i tavoli che vogliono, ma sono nozze con i fichi secchi. La verità - ha rimarcato - è che la scelta non è tra ambiente e lavoro, la decarbonizzazione è imprescindibile. La vera scelta è se subire la transizione o governarla: chi la subisce perde entrambe le cose”. Misiani ha quindi indicato le proposte del PD per un Piano per l’automotive: "Sul fronte nazionale serve il ripristino di un Fondo pluriennale e un accordo Stato-Stellantis con impegni vincolanti su produzione, occupazione e ricerca; nessun euro pubblico senza condizionalità, non ci servono fabbriche-cacciavite”, e un ruolo attivo dello Stato per attrarre nuovi produttori, anche cinesi: a condizioni precise e negoziate dal governo. L’Italia - ha evidenziato Misiani - non può stare a guardare mentre Spagna e Ungheria intercettano questi investimenti. E ancora, servono almeno due gigafactory per le batterie, perché senza batterie rimarremo ai margini dell’automotive del futuro; la valorizzazione della componentistica da protagonista e non da junior partner; e poi il sostegno alla domanda con leasing sociale, il potenziamento della rete di ricarica, una 'cassa per la transizione' e una cabina di regia a Palazzo Chigi. “Il percorso verso il 2035 va reso più flessibile - ha spiegato Misiani parlando di regole europee - perché gli scenari del 2019 sono cambiati, ma va soprattutto accompagnato da una vera strategia industriale e da un Fondo europeo finanziato con debito comune. Serve un compromesso ragionevole ma evitando il rischio di indebolire le ragioni per investire in Europa in elettrico e batterie. Flessibilità sì, dunque, ma non al prezzo di smontare l’unica scommessa industriale che può tenere in Europa le fabbriche di domani. Il PD c’è, non da spettatore ma con proposte - ha concluso - con l’obiettivo di tornare a essere tra i grandi produttori, non solo un mercato per gli altri”.
“Il mercato dell’auto cresce, ma è una ripresa fragile che non supera i nostri problemi strutturali. La crisi non è solo italiana: è europea”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia e Finanze nella segreteria nazionale del Partito Democratico, intervenendo al convegno “Automotive: governare la transizione, difendere il lavoro”, organizzato a Torino dal Forum Industria del PD. “Nei primi cinque mesi dell’anno — ha osservato — il mercato è in ripresa ma la quota delle auto elettriche è meno della metà della media europea. Torna ad aumentare anche la produzione ma è un rimbalzo dopo il crollo degli ultimi anni: nel 2025 Stellantis ha prodotto in Italia circa 380mila veicoli, il minimo dal 1955 e oltre metà dei lavoratori è sotto ammortizzatori sociali. È il paradosso italiano: restiamo un grande mercato, il terzo nella UE, ma non siamo quasi più un Paese che produce. In due anni siamo scesi dal 6° al 10° posto in Europa, sotto il Portogallo. Alcuni annunci nel nuovo piano industriale di Stellantis sono apprezzabili, ma vanno verificati fino in fondo: troppe volte nel passato gli impegni dell’azienda sono rimasti lettera morta. Preoccupano inoltre le due grandi incognite di Cassino e Termoli. E non è un dramma solo nostro. Pochi giorni fa Volkswagen, il primo costruttore del continente, ha annunciato tagli fino a 100mila posti e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. La crisi del gruppo di Wolfsburg - ha aggiunto l'esponente dem - spiega meglio di tante analisi la portata del problema. E mentre Meloni faceva la sua battaglia ideologica contro il Green Deal, in casa tagliava il Fondo automotive da 8,7 a 1,2 miliardi, l’80% in meno. Possono convocare tutti i tavoli che vogliono, ma sono nozze con i fichi secchi. La verità - ha rimarcato - è che la scelta non è tra ambiente e lavoro, la decarbonizzazione è imprescindibile. La vera scelta è se subire la transizione o governarla: chi la subisce perde entrambe le cose”. Misiani ha quindi indicato le proposte del PD per un Piano per l’automotive: "Sul fronte nazionale serve il ripristino di un Fondo pluriennale e un accordo Stato-Stellantis con impegni vincolanti su produzione, occupazione e ricerca; nessun euro pubblico senza condizionalità, non ci servono fabbriche-cacciavite”, e un ruolo attivo dello Stato per attrarre nuovi produttori, anche cinesi: a condizioni precise e negoziate dal governo. L’Italia - ha evidenziato Misiani - non può stare a guardare mentre Spagna e Ungheria intercettano questi investimenti. E ancora, servono almeno due gigafactory per le batterie, perché senza batterie rimarremo ai margini dell’automotive del futuro; la valorizzazione della componentistica da protagonista e non da junior partner; e poi il sostegno alla domanda con leasing sociale, il potenziamento della rete di ricarica, una 'cassa per la transizione' e una cabina di regia a Palazzo Chigi. “Il percorso verso il 2035 va reso più flessibile - ha spiegato Misiani parlando di regole europee - perché gli scenari del 2019 sono cambiati, ma va soprattutto accompagnato da una vera strategia industriale e da un Fondo europeo finanziato con debito comune. Serve un compromesso ragionevole ma evitando il rischio di indebolire le ragioni per investire in Europa in elettrico e batterie. Flessibilità sì, dunque, ma non al prezzo di smontare l’unica scommessa industriale che può tenere in Europa le fabbriche di domani. Il PD c’è, non da spettatore ma con proposte - ha concluso - con l’obiettivo di tornare a essere tra i grandi produttori, non solo un mercato per gli altri”.



