Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 18.20

Azerbaigian, vigilia dei giochi europei. Ad Amnesty vietato l’ingresso

In un documento reso pubblico nei giorni scorsi Amnesty International ha accusato le autorità dell'Azerbaigian di aver smantellato in modo sistematico la società civile del paese alla vigilia dei Giochi europei, compromettendo seriamente ogni speranza che questo evento sportivo lasci un ricordo positivo.

| Scritto da Redazione
Azerbaigian, vigilia dei giochi europei. Ad Amnesty vietato l’ingresso

Il documento, intitolato "I Giochi della repressione. Le voci che non sentirete ai primi Giochi europei", avrebbe dovuto essere presentato nella capitale Baku l'11 giugno ma il governo all'ultimo minuto ha negato l'ingresso nel paese ai rappresentanti di Amnesty International.

"L'Azerbaigian non apprezza la missione di Amnesty International a Baku in questo periodo" - hanno dichiarato le autorità del paese, suggerendo che la visita dovrebbe essere rinviata alla fine dei Giochi.

Analogamente, l’ambasciata dell’Azerbaigian di Roma ha rifiutato d’incontrare una delegazione di Amnesty International Italia, che intendeva consegnare firme per la scarcerazione dei prigionieri di coscienza.

Nel documento, pubblicato alla vigilia della cerimonia di apertura del 12 giugno, Amnesty International documenta come, nel corso dell'ultimo anno, giornalisti, difensori dei diritti umani, membri dell'opposizione e giovani attivisti pro-democrazia siano stati molestati, arrestati, incarcerati, aggrediti e torturati in un giro di vite sul dissenso, che si è intensificata all’approssimarsi dei Giochi.

"Nel corso dell'ultimo anno le voci critiche sono state sistematicamente messe a tacere in vista dei Giochi europei. La società civile è stata annientata da un governo che ha voluto creare una zona libera dalla critica e utilizzare i Giochi come un’enorme trovata pubblicitaria per lustrare la propria immagine" ha dichiarato Natalia Nozadze, ricercatrice di Amnesty International sull’Azerbaigian.

Ci sono almeno 20 prigionieri di coscienza in Azerbaigian, detenuti solo per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione. Alcuni di loro sono stati accusati di frode ed evasione fiscale in seguito all'introduzione di nuove leggi restrittive sul finanziamento e la registrazione delle organizzazioni non governative entrate in vigore nel 2013. Altri si trovano ad affrontare accuse false che vanno dal possesso di droga e teppismo al tradimento.

Libertà di stampa

Nel luglio 2014, le autorità dell'Azerbaigian hanno congelato il patrimonio dell'Istituto per la libertà e la sicurezza dei giornalisti, una ong che era in prima linea nella difesa della libertà di stampa dal 2006. L’ufficio è stato perquisito e, dopo che i pubblici ministeri hanno confiscato documenti e materiali, è stato chiuso. Il direttore Emin Huseynov e altri colleghi sono stati interrogati. Prima che Huseynov venisse accusato di evasione fiscale e di conduzione di affari illeciti, è fuggito all’ambasciata svizzera, che dall’agosto 2014 gli offre protezione umanitaria. Ritiene che qualora se ne andasse, sarebbe immediatamente arrestato.

"C'è un regno del terrore, tutti hanno paura ... Gli attacchi contro il NIDA hanno inviato un messaggio forte ad altri attivisti: se il governo può fare a pezzi il NIDA, un gruppo di giovani istruiti e intelligenti, allora può fare qualunque cosa a chiunque osi parlare", ha affermato Turgut Gambar, un componente del consiglio di NIDA.

Amnesty International chiede al governo azero di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza immediatamente e senza condizioni e di rispettare pienamente la libertà di espressione, associazione e riunione. La comunità internazionale e il Comitato olimpico europeo devono esercitare pressioni sulle autorità azere a tal fine.

"Ospitare questi Giochi offre una rara opportunità per migliorare la situazione dei diritti umani in Azerbaigian. Ma il silenzio del Comitato olimpico europeo e della comunità internazionale verso coloro che cercano di prendere la parola ha permesso alle autorità azere di annientare la società civile indipendente e critica" ha concluso Natalia Nozadze.

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