Venerdì, 24 maggio 2024 - ore 06.33

Cgil: L’Europa deve cambiare verso

Durante a RadioArticolo1: "Lontanissimi da quell’idea di Unione che investe il 2% del Pil europeo per un decennio, come propone la Ces, un piano da 250 miliardi all'anno, l’unica leva per cominciare a ricostruire una prospettiva di durata della ripresa"

| Scritto da Redazione
Cgil: L’Europa deve cambiare verso

“La Commissione europea, in virtù dei rigidi meccanismi del fiscal compact, continua a mandare segnali negativi all’Italia, in particolare sull’ultima manovra di bilancio del governo, da rivedere secondo Bruxelles. Vincoli che noi giudichiamo inaccettabili, dal punto di vista delle condizioni sociali e del lavoro di un Paese”. Così Fausto Durante, coordinatore politiche europee e internazionali Cgil, oggi ai microfoni di RadioArticolo1.

“L’Ue deve abbandonare l’austerity e passare a una politica d’investimenti, in grado d’innescare la ripresa produttiva e quindi lo sviluppo industriale e manifatturiero, puntando sui servizi e le infrastrutture, per combattere le diseguaglianze esistenti oggi nel continente. Il problema è che Jean Claude Juncker continua a bacchettare tutti, ma il suo piano da 300 milioni, peraltro assolutamente insufficiente sotto il profilo della disponibilità economica, non si sa che fine abbia fatto. Siamo lontanissimi da quell’idea di un’Unione che investa il 2% del Pil europeo per un decennio, come propone la Confederazione europea dei sindacati, ovvero un piano da 250 miliardi annui, secondo noi, l’unica leva per cominciare a ricostruire una prospettiva di durata della ripresa, capace soprattutto di aggredire il grande nocciolo duro del problema numero uno dei ‘27’, la disoccupazione, specialmente quella giovanile, non a caso ai massimi storici, dopo anni di politica del rigore”, ha spiegato il dirigente sindacale.

“L’altra grande emergenza si chiama immigrazione. Ciò che è assolutamente anomalo, è l’assoluta mancanza di decisione e determinazione dell’Unione ad affrontare in termini solidali ed efficaci un’emergenza che non è solo un fatto umanitario o una questione di ordine pubblico, ma eminentemente un problema politico, dove milioni di persone scappano da guerre, persecuzioni, carestie, per approdare in una realtà che comunque rappresenta ancora oggi un’idea di libertà e progresso.

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