Sabato, 15 maggio 2021 - ore 19.19

Cgil Lavoro Amazon, verso un fronte comune internazionale

I sindacati varano un Comitato aziendale europeo. E iniziano a parlare di sciopero globale. Il punto sulle proteste in Italia, Spagna, Germania. Occupazione, contratti precari, turni stressanti, controlli e privacy dei lavoratori: i temi principali

| Scritto da Redazione
Cgil Lavoro Amazon, verso un fronte comune internazionale

Cgil Lavoro Amazon, verso un fronte comune internazionale

I sindacati varano un Comitato aziendale europeo. E iniziano a parlare di sciopero globale. Il punto sulle proteste in Italia, Spagna, Germania. Occupazione, contratti precari, turni stressanti, controlli e privacy dei lavoratori: i temi principali

I sindacati europei e statunitensi Amazon bruciano le tappe verso la creazione di un fronte comune e non escludono iniziative internazionali, ad esempio uno sciopero generale globale, per migliorare le condizioni di lavoro negli stabilimenti della multinazionale guidata da Jeff Bezos. A fine aprile la Cgil ha ospitato a Roma una riunione internazionale Amazon organizzata da Uni Global Union in collaborazione con la Fondazione Ebert. Alla riunione hanno partecipato rappresentanze dei lavoratori, sindacati del commercio e dei trasporti europei e americani. Come riferisce il sito spagnolo Boletín, durante l'appuntamento è stato ufficialmente comunicato l'accordo raggiunto tra i principali sindacati europei per l'istituzione di un Comitato aziendale europeo Amazon, e la comunicazione di questa iniziativa alla sede di Amazon in Lussemburgo. “Se dopo sei mesi la multinazionale non risponde, il comitato si potrà considerare costituito”, scrive Boletín, e i lavoratori del colosso di vendite online avranno un nuovo strumento di lotta globale.

Nel corso dell’appuntamento romano i delegati delle Comisiones Obreras (Ccoo, il sindacato spagnolo) hanno anche proposto uno sciopero globale europeo, coordinato in tutti i siti e paesi dove opera Amazon. La mobilitazione si potrebbe tenere nel Prime Day Amazon o durante il Black Friday, ma non è stata presa nessuna decisione al riguardo, anche se “secondo le Ccoo la proposta è stata accolta molto bene nel forum internazionale”, riporta sempre Boletín.

I sindacati si sono confrontati “sulle iniziative di sciopero realizzate in Italia, Spagna, Germania per contrastare una intensità della prestazione lavorativa ed una pressione sulle condizioni di lavoro che rappresenta un tratto comune in tutti i siti di Amazon”, si legge in una nota di riepilogo a cura dell’Area contrattazione e mercato del lavoro della Cgil. “Altri temi usciti con molta evidenza sono stati quelli dell'occupazione, dei riconoscimenti professionali, del trattamento dei dati – prosegue il documento –. È emersa la necessità di dotarsi di una comunicazione omogenea a livello internazionale, che rappresenti in modo efficace e comunicativo i problemi che uniscono tutti i lavoratori di Amazon a livello mondiale. Questa dovrebbe essere una vera e propria fase preparatoria di una iniziativa di lotta comune a livello internazionale da fare nei prossimi mesi”.

L’eterogeneità della rete sindacale rispecchia l’universo di mansioni e contratti applicati in Amazon, dalla logistica e trasporti al terziario, dalle comunicazioni agli inquadramenti precari e atipici. Solo nei siti italiani, ad esempio, i problemi maggiori (oltre a quelli già citati sopra) riguardano l’occupazione (in aumento, ma con eccessivo ricorso al lavoro in somministrazione, e con un turn over “esasperato”, denunciano i sindacati); l’organizzazione del lavoro (“forte pressione sui ritmi di lavoro, controllo della prestazione continuo e pressante, lavoratori che fanno esclusivamente turni notturni”, “criticità” per i lavoratori che si occupano della distribuzione urbana delle merci”, si legge in un documento delle categorie Cgil); la salute e sicurezza (“il lavoro in Amazon – sottolinea il documento sindacale – richiede di stare in piedi per l'intero turno, ivi compresi i periodi di briefing, con una potenziale esposizione a malattie professionali muscolo scheletriche a partire dalla schiena”); le retribuzioni, l’inquadramento professionale, la contrattazione di secondo livello.

 

Sempre a fine aprile, migliaia di manifestanti, tra cui scioperanti provenienti da tutta la Germania e dall'Italia, nonché delegazioni operaie provenienti da Polonia, Spagna e Francia, si sono riuniti a Berlino davanti alla sede di Axel Springer per protestare contro l’assegnazione a Bezos del premio per l’innovazione e la responsabilità sociale da parte dell’editore tedesco. Le proteste sono state organizzate dal sindacato tedesco United Services Union (Ver.di) che ha scioperato nelle sedi di Lipsia, Werne, Rheinberg, Bad Hersfeld, Coblenza e Graben. L’Italia ha partecipato con una delegazione del Coordinamento Amazon Cgil di cui fanno parte Nidil, Filcams e Filt.

Il premio Axel Springer Award viene consegnato ogni anno a "personalità eccezionali che si sono distinte nell'innovazione, creando nuove strategie di mercato e mentalità, con attenzione alla responsabilità sociale". "Riguardo ai lavoratori, Jeff Bezos ha negato la collaborazione sociale con i sindacati in tutti i Paesi - commenta Ver.di nel comunicato che proclama la protesta -. C'è un atteggiamento antisindacale nella gestione dell'azienda che porta a negare regolarmente agli accordi di contrattazione collettiva".

"Una personalità che non tiene conto dei dipendenti non merita alcun riconoscimento", chiosa Stefanie Nutzberger, segretario dell'organizzazione sindacale tedesca. "L'innovazione deve anche avere un volto umano - prosegue il comunicato -. L'espansione di un monopolio mondiale non merita il nome di innovazione. La politica deve porre dei limiti a persone come Bezos, finché può".

“Crediamo profondamente che questa dimostrazione abbia un significato simbolico speciale: è un'occasione importante per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione dei lavoratori Amazon e per far sentire la loro voce. Siamo tutti impegnati a denunciare e combattere le condizioni precarie e lo sfruttamento dei lavoratori senza protezione sociale di Amazon in tutto il mondo”, ha detto Alessandro Rocchi, segretario generale Filt Cgil.

“Anche in Italia – ha ricordato il Nidil – affrontiamo tutti i problemi degli stabilimenti Amazon che sono alla base dell'iniziativa di lotta a Berlino: ritmi di lavoro, scarsa attenzione a salute e sicurezza, bassi salari, abuso dei contratti a tempo determinato, scarsa trasparenza nei contratti a tempo indeterminato, rifiuto di confrontarsi con le organizzazioni sindacali. Questa situazione ci ha portato, in Italia, allo sciopero del Black Friday. Il risultato è stato un complicato dialogo con l'azienda che speriamo ancora possa portare ad un accordo positivo, ma al momento non è affatto sicuro. Ecco perché la solidarietà e la collaborazione internazionale è tanto più importante”.

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