Venerdì, 12 agosto 2022 - ore 16.11

CNA Lombardia 2011-2021: Lombardia, un decennio a crescita zero

CNA Lombardia: “Crisi di Governo intempestiva, ma abbiamo il dovere di guardare avanti.

| Scritto da Redazione
CNA Lombardia 2011-2021: Lombardia, un decennio a crescita zero

CNA Lombardia 2011-2021: Lombardia, un decennio a crescita zero

Le regioni italiane non reggono il ritmo dei top player del Continente

CNA Lombardia: “Crisi di Governo intempestiva, ma abbiamo il dovere di guardare avanti.

Rafforzare la Lombardia in Europa e continuare a farne il principale motore del Paese.

Sì a un’autonomia differenziata per lo sviluppo e a un’azione forte sui costi dell’energia”

Dal 2011 al 2021 la Lombardia ha fatto registrare una crescita economica pari allo zero. E’ questo il dato significativo emerso dal focus elaborato dal Centro Studi Sintesi sull’andamento delle economie regionali e macroregionali per CNA Veneto, CNA Emilia Romagna e CNA Lombardia, quest’ultima presente a Verona proprio per celebrare i 10 anni della collaborazione con le “colleghe” e lo stesso Centro Studi Sintesi.

In un quadro esclusivamente nazionale, le tre Regioni locomotive d’Italia, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si confermano trainanti per il sistema economico italiano: rappresentano più del 40% del PIL totale e più del 50% delle esportazioni complessive. Sul fronte europeo, in realtà, anche la Lombardia (come le cugine Veneto ed Emilia Romagna) è invece maglia nera rispetto alle principali regioni europee per crescita economica negli ultimi dieci anni.

 Il +0% è il risultato di dieci anni in cui l’economia lombarda e di riflesso anche quella italiana hanno trovato numerosi ostacoli e difficoltà sulla propria strada. Un risultato opposto ad altre economie di altri Paesi d’Europa che con politiche più illuminate hanno saputo valorizzare le proprie eccellenze, su tutte le Fiandre (+13%), la Baviera (+14%), la Renania del Nord-Vestfalia (+6%), la Catalogna (+5%), il Baden Wurttemberg (+11%), i Paesi Baschi (+3%), la Comunità Valenciana (+5%).

 “Se guardiamo al complesso dei dati e delle tendenze che il nostro Ufficio Studi ha fotografato in un’indagine condivisa tra le CNA della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna, emerge un primato ancora più solido delle tre economie regionali nel contesto nazionale - sottolinea il presidente di CNA Lombardia Giovanni Bozzini -. Ma è un primato problematico e su cui riflettere seriamente, un primato che richiede scelte non più prorogabili. Infatti nel decennio 2011-2021 le tre Regioni sono sostanzialmente cresciute dello 0%. I nostri volumi sono i medesimi, ma all’interno di uno scenario europeo che cambia e che corre come in Baviera nelle Fiandre, nel Baden e in Catalogna”.

All’interno dell’economia della Regione, la micro e piccola impresa si conferma con un ruolo chiave all’interno dei sistemi economici regionali, tanto che esprime circa il 54% del fatturato globale lombardo. Secondo CNA Lombardia troppe volte si assiste a riforme o trasformazioni imposte dall’alto, anche in sede legislativa e di policy, che non partono da questo presupposto, e dalla necessaria, anzi realistica messa al centro di questa classe dimensionale di imprese, vero fulcro della competitività del territorio.

“Le notizie di queste ore a proposito della crisi di Governo e di probabili elezioni ci possono preoccupare sul piano operativo: molti dossier, a partire dal PNRR e dalla costruzione della prossima Finanziaria, avrebbero richiesto continuità.” Afferma così Giovanni Bozzini, che prosegue: “Ma non credo dobbiamo disperarci. Siamo un grande Paese e una solida, ancorché a tratti stanca, democrazia occidentale. E’ importante per noi che un Governo abbia la possibilità e la forza di governare e confidiamo che, nel solco stabilito dal Presidente della Repubblica in base alla Costituzione, potranno uscire chiare indicazioni politiche da parte del corpo sociale del Paese. Non sono infatti più eludibili alcune questioni, a partire dall’autonomia differenziata, che le tre Regioni pongono non per spirito di localismo ma per potersi meglio misurare, nell’interesse del Paese, con i propri principali competitor europei. Ma ci sono anche i temi dei rincari energetici, o della valorizzazione dell’idroelettrico nelle nostre valli, così come di un grande piano di capillare installazione di impianti fotovoltaici sui capannoni delle imprese, per il quale chiediamo incentivi ad hoc. Dobbiamo e possiamo fare per produrre futuro ed opportunità, ma il legislatore nazionale e quello regionale devono coordinarsi al meglio in questa logica.”

 

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