Lunedì, 01 giugno 2020 - ore 20.23

Covid-19 Cine-audiovisivo, la fase 2 è un film senza finale di Antonia Fama

Il settore è stato tra i primi a fermarsi. Per la Slc Cgil non si ripartirà prima che sia consentito agli attori e a tutto il personale di poter svolgere la loro attività senza mascherine e senza l’obbligo di tenere le distanze

| Scritto da Redazione
Covid-19 Cine-audiovisivo, la fase 2 è un film senza finale di Antonia Fama

Covid-19 Cine-audiovisivo, la fase 2 è un film senza finale di Antonia Fama

Il settore è stato tra i primi a fermarsi. Per la Slc Cgil non si ripartirà prima che sia consentito agli attori e a tutto il personale di poter svolgere la loro attività senza mascherine e senza l’obbligo di tenere le distanze

Ciak si gira. È dall’inizio dell’emergenza sanitaria da coronavirus che maestranze, registi, attori e dipendenti di produzione non sentono più quella frase che per loro significa normalità. Tuttavia, il Covid-19, come denuncia la Slc Cgil in una nota, ha fatto esplodere tutte le contraddizioni e i limiti delle coperture sociali ordinarie previste per il settore. I set si sono fermati in tutto il mondo quasi da subito, e non avrebbe potuto essere altrimenti, in un settore in cui la fisicità dei protagonisti è elemento di lavoro imprescindibile. Si sarebbe dovuto chiedere agli attori di farsi truccare a distanza, di recitare con la mascherina scene intime a mezzo metro gli uni dagli altri. Ecco perché il settore del cine-audiovisivo è stato tra i primi a fermarsi e non si può ancora dire quando ripartirà.

Lo stesso vale per i doppiatori, per cui sarebbe altrettanto complicato recitare con la bocca coperta, usando gli stessi microfoni e spostandosi da una sala all’altra. La produzione italiana è stata la prima a dare lo stop, ma quasi subito anche Hollywood ha sospeso i lavori e poi a ruota tutti gli altri nel resto del mondo. Intere produzioni bloccate, uscite rimandate a data da destinarsi, ma soprattutto, lavoratori del cine-audiovisivo in condizioni di totale incertezza sul loro futuro. Per molti lavoratori del settore è arrivata la copertura con strumenti ordinari o in deroga. Ma non per tutti. “Le aziende di produzione del cine-audiovisivo - denuncia il sindacato - tranne pochissime eccezioni, hanno licenziato i lavoratori delle troupes che avevano un contratto a tempo determinato”.

Questo li ha esclusi dalla cassa integrazione in deroga e dal fondo di integrazione salariale. È iniziata, così, per loro una via crucis di requisiti da recuperare: quelli per avere accesso alla Naspi, quelli per richiedere l’indennità straordinaria di 600 euro prevista dal Cura Italia per i lavoratori autonomi. E chi non aveva i requisiti né per l’una per l’altra e rimasto escluso da ogni copertura sociale. La Slc Cgil ha inviato una lettera urgente al ministero del Lavoro e all’Inps, ma una risposta deve ancora arrivare. Le cose non sono andate molto meglio neanche per gli altri professionisti con condizioni contrattuali diverse. Free-lance, generici, stunt-men, attori e creativi, con partita iva o meno, hanno potuto solo in parte ricorrere alle indennità previste, sempre se in possesso dei requisiti. I lavoratori con contratto a tempo indeterminato della produzione, del doppiaggio, della post-produzione, della distribuzione e dell’esercizio cinematografico sono stati garantiti dal ricorso all’assegno ordinario o dalla cassa in deroga, anche se limitatamente ai tempi previsti dai dpcm, cioè 9 settimane.

 La Slc, dunque, punta il dito contro l’insufficienza degli ammortizzatori sociali previsti per il settore audio-visivo e avanza delle proposte: uno, l’abolizione delle giornate minime lavorate e del tetto di reddito per l’accesso all’indennità per i lavoratori dello spettacolo. Due, l’adozione di strumenti di copertura generale più efficaci della naspi, per tutto il periodo di interruzione del lavoro legata al Covid-19. Tre, un intervento deciso sulla condizione contributiva, per garantire il riconoscimento dell’annualità a chi non dovesse raggiungere neanche il minimo di 120 giornate, ipotesi quasi certa per quest’anno.

 Il grande interrogativo resta, per tutti, uno: quando si potrà ripartire? Per i sindacati, la priorità è farsi trovare pronti alla fase 2, lavorando alla definizione di prassi e protocolli anti-contagio per garantire il lavoro in sicurezza. “Non si ripartirà - afferma la Slc - prima che sia consentito agli attori e a tutto il personale di poter svolgere la loro attività senza mascherine e senza l’obbligo di tenere le distanze. Il che potrebbe significare un periodo lungo alcuni mesi. Il doppiaggio, con le opportune attenzioni e la definizione di protocolli e presidi sanitari, si sta organizzando per ripartire. Ma potrà registrare tutto il materiale che è già stato realizzato, fino ad esaurimento. Dopodiché dovrà attendere la ripartenza della produzione.

Fonte : rassegna sindacale

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