Da Monteverdi ai Beatles: questo potrebbe essere il sottotitolo ma anche la traiettoria storica e stilistica del concerto che debutta sabato 10 ottobre alle ore 21 all'Auditorium Arvedi, uno degli appuntamenti dell'edizione 2026 di STRADIVARIfestival, rassegna promossa da Museo del Violino e Unomedia con il sostegno di Fondazione Arvedi Buschini e Mdv friends. Barocco e altre storie – questo è il titolo - è un progetto inedito di Raffaele Pe che nasce dall’incontro con Saturnino Celani, bassista di Jovanotti, produttore e artista poliedrico. Per la prima volta il famoso controtenore, uno dei più acclamati al mondo, si siede anche al pianoforte, offrendo al repertorio barocco un suono inaspettato e tuttavia profondamente coerente. Un dialogo libero tra epoche e linguaggi, in cui Monteverdi e Purcell convivono con Alec Wilder e George Harrison, tracciando un percorso musicale intimo, trasversale e sorprendente. Oltre a Pe e Saturnino, il cast prevede Renzo Vitale (live electronics) e un quartetto di strumentisti così composto: Martin Moya (violino), Gianluca Geremia (tiorba), Cristiano Contadin (viola da gamba), Francesco Bodini (percussioni).
“La musica, quando c’è, si riconosce: anche senza sapere da dove venga, chi l'abbia scritta, perché”, spiega Raffale Pe. Per Saturnino barocco e rock rispondono alla medesima pulsione profonda: “Intrattenere chi cerca bellezza”, cambiando i committenti storici ma lasciando intatta la magia. L’incontro, però, era scritto molto prima di loro. Nel Seicento il basso continuo sosteneva una linea ricorrente sulla quale la melodia poteva cambiare. “È lo stesso principio usato dalla canzone pop — spiega Pe —. Trasferirlo nelle corde di Saturnino è stato naturale”. Come ha spiegato nell'intervista rilasciata ad Allegra Ferrante per il Corriere della Sera, Pe trova il filo nella melodia: da Monteverdi, quando una voce sola comincia a cantare “il proprio dramma, il proprio lamento, il proprio amore”, fino a Paul McCartney, “un melodista incredibile”. Non sarà un medley. Ogni pagina conserverà il proprio peso. Liuto, violino e viola da gamba — lo strumento suonato dallo stesso Monteverdi — incontreranno il basso elettrico. L'elettronica di Renzo Vitale trasformerà dal vivo voce e suoni, costruendo polifonie nello spazio insieme alle luci.
BIGLIETTI. Sono in vendita presso la biglietteria del Museo del Violino (tel 0372 080809) oppure online su Vivaticket con prezzi da 25 a 30 euro, a seconda del settore, con il ridotto per studenti a 12 euro.
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BAROCCO & ALTRE STORIE
Raffale Pe piano, voce
Saturnino Celani basso elettrico
Renzo Vitale live electronics
Martin Moya violino
Gianluca Geremia tiorba
Cristinao Contadin viola da gamba
Francesco Bodini percussioni
Programma:
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Sì dolce è’l tormento SV 332
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Ohimé ch’io cado SV 316
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Salve Regina SV 327
John Dowland (1563 -1626)
Come again, sweet love doth now invite
Henry Purcell (1659-1695)
Dido’s lament Z 626
Henry Purcell (1659-1695)
Music for a while Z 583
Carlo Francesco Pollarolo (1653-1723)
Sarà mia quella bell ache adoro
Alec Wilder (1907-1980)
Blackberry winter
Pino Daniele (1955-2015)
Quando
Domenico Modugno (1928-1994)
Nel blu dipinto di blu
RAFFAELE PE
Descritto come “a baroque star” dal Times, artista di riferimento e infaticabile promotore della cultura barocca, il controtenore Raffaele Pe abbraccia un repertorio che spazia dal Recitar cantando a opere contemporanee create su misura per la sua voce.
È ospite dei maggiori teatri come Teatro alla Scala di Milano, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, Staatsoper under den Linden di Berlino, Komische Oper di Berlino, Theater an der Wien di Vienna, Salzburg Festival, Teatro Real di Madrid, Opéra National du Rhin e Teatro Colón di Buenos Aires, Festival di Spoleto e Glyndebourne Opera Festival, e collabora con direttori e registi del calibro di Jordi Savall, René Jacobs, sir John Eliot Gardiner, William Christie, Giovanni Antonini, Rinaldo Alessandrini, Gianluca Capuano, Antonello Manacorda, Robert Carsen, Graham Vick, Claus Guth, Pierluigi Pizzi, Damiano Michieletto.
Nel 2015 ha fondato La Lira di Orfeo, un collettivo di musicisti, artisti e ricercatori con cui Raffaele Pe sta introducendo una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica barocca, proponendo un repertorio in continua riscoperta. Dalla creazione di nuove edizioni critiche alla progettazione degli spettacoli, Raffaele Pe e il collettivo si muovono con disinvoltura tra le arti per creare spettacoli che guardano al passato con una sensibilità contemporanea.
A seguito dei brillanti debutti alla Philharmonie di Berlino per la Deutschland Radio Kultur e al Theater an der Wien, oltre agli inviti alla Wigmore Hall, all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, all’Handel Festival di Halle e Goettingen, La Lira di Orfeo è ormai internazionalmente riconosciuta come autorevole giovane voce italiana per l’interpretazione della musica vocale tra Sei e Settecento.
Fra le ultime produzioni: Aci, Galatea e Polifemo di Handel nella prima ricostruzione della versione per Senesino realizzata in collaborazione con il Teatro Municipale di Piacenza, Griselda di Alessandro Scarlatti a 300 anni dalla sua prima rappresentazione, L'Angelica di Porpora per il 47esimo Festival della Valle D'Itria e il revival in tempi moderni di Orfeo di Porpora composto per Farinelli nel 1736, che ha appena riscosso grande successo al Theater an der Wien.
La discografia più recente del gruppo comprende The Medici Castrato (Glossa), Alessandro Scarlatti. Concerti Sacri (Amadeus) e Giulio Cesare. A baroque Hero (Glossa), che ha ottenuto il Premio Abbiati della Critica musicale italiana come Miglior Disco ed è stato eletto dal Times e da Die Welt uno dei migliori progetti discografici del 2018. Nel settembre 2021 l’ensemble ha pubblicato per Glossa Aci, Galatea e Polifemo, una ricostruzione moderna della versione scritta per il cantante castrato Senesino nella parte di Aci.
Dal dicembre 2015 è ensemble in residenza presso la Sala della Musica della Fondazione Maria Cosway di Lodi, nell’intento di valorizzare e tramandare l’eredità culturale e musicale di Maria Hadfield Cosway (1760-1838) in una prospettiva internazionale.
SATURNINO
È considerato dalla critica più accreditata uno dei migliori bassisti sulla scena internazionale. Autore di culto e popolare allo stesso tempo, Saturnino esordisce discograficamente come solista nel 1995 con Testa di basso, album in cui si mettono in luce una non comune padronanza tecnica, che può contare anche su un virtuosismo mai fine a se stesso, grande capacità compositiva ed eclettismo. In Testa di basso Saturnino è autore di tutti i brani e si avvicenda al basso, alla batteria e alla chitarra.
L’album riscuote notevoli consensi di critica e pubblico e la Verve, prestigiosa etichetta americana, lo include, unico artista italiano, nel suo catalogo. Sempre la Verve lo inviterà quello stesso anno ad esibirsi alla sua presentazione ufficiale in Italia al Propaganda di Milano, insieme a Chris Botti e Gary Thomas.
Testa di basso non rappresenta tuttavia la prima esperienza discografica di Saturnino. La sua collaborazione come bassista e coautore con Lorenzo Jonavotti data 1991. Con Jovanotti egli incidederà ben otto album, tra cui un doppio live.
Gli altri suoi cd come solista sono: Zelig (1996), il live SaTOURnino (1997), Clima (2000). Strumentista versatile capace di affrontare qualunque stile, nei suoi album si fondono strategicamente influenze che gli derivano da una cultura segnata dagli studi di musica classica (inizia a studiare violino all’età di cinque anni) e dalla passione per il funky, il jazz, il rock e l’hip hop. La sua è una musica propensa alle contaminazioni dunque, ma che esclude ogni forma di citazione. Saturnino fa così suo un concetto di nomadismo musicale in cui all’artista è concesso muoversi in libertà, senza passaporto, nei territori della musica già battuti in passato da altri: egli non ripete passivamente e, sempre con creatività, sa ottenere nuovi insiemi capaci di esprimere identità musicali inedite.
Significativo nella storia musicale e personale di Saturnino è il suo incontro, nel 1991, con Lorenzo Jovanotti. Tra i due s’instaura una forte sinergia che porterà alla realizzazione di brani di successo tra i quali L’ombelico del mondo, Io No, Penso Positivo, Salvami. È inoltre il basso di Saturnino a costituire la potente base ritmica di Il mio nome è mai più, brano inciso da Pierò Pelù, Jovanotti e Ligabue nel 1999 a sostegno di Emergency e che, con le oltre seicentomila copie vendute, rappresenta in Italia uno dei singoli di maggior successo musicale dell’ultimo decennio.