Domenica, 05 febbraio 2023 - ore 14.45

(CR) Pianeta Migranti. Mediterraneo mare di umanità che non respinge.

Amnesty International chiede al governo italiano di interrompere questa pratica che viola i diritti dei migranti e il diritto internazionale.

| Scritto da Redazione
(CR) Pianeta Migranti. Mediterraneo mare di umanità che non respinge.

(CR) Pianeta Migranti. Mediterraneo mare di umanità che non respinge.

Amnesty International chiede al governo italiano di interrompere questa pratica che viola i diritti dei migranti e il diritto internazionale. Il Mediterraneo deve essere uno spazio di umanità.

Lo chiede la Rete di Città e Associazioni che si affacciano su questo mare.

L’inchiesta di Lighthouse Reports e dei suoi partner (rete di media europei che indagano su migrazioni, conflitti e corruzione)  ha denunciato le violazioni da parte dell’Italia, dei diritti umani ai danni di persone migranti provenienti da Afghanistan, Siria e Iraq.

L’indagine mette in luce che l’Italia effettua respingimenti illegali verso la Grecia, attraverso traghetti privati. Testimonianze, fotografie, video, mostrano persone chiuse sottocoperta sui traghetti passeggeri, in angusti spazi metallici, nei depositi bagagli, a volte ammanettate a sbarre di ferro. Adulti e minori: stessa sorte. Questi luoghi sono prigioni informali e illegali per i respingimenti forzati e che violano il diritto d’asilo dei migranti.

La denuncia è confermata pure da alcuni membri degli equipaggi delle navi implicate.

I dati forniti dalle autorità greche mostrano che dall’Italia alla Grecia, sono state rimpatriate 157 persone nel 2021 e 74 nel 2022. Ma non tutti i casi sono stati registrati. 

Il Mediterraneo, un tempo luogo di incontro e di culture di popoli diversi, e che per questo era chiamato “mare nostrum”, ora è un mare dove si lasciano annegare i migranti, li si respingono o deportano altrove. E’ un mare lager, una prigione, un cimitero.

Di fronte a tutti questi orrori è nata, dal basso, una rete di associazioni e di città di Paesi mediterranei che intendono riscoprire la mediterraneità come spazio di un’umanità che vuole vivere insieme e in pace. 80 soggetti di 20 Paesi, nel 2022, hanno sancito un patto di valori condivisi la ‘Convenzione dei diritti nel Mediterraneo’ affinchè da mare di morte  diventi un continente liquido che unisce i popoli. La Convenzione è anche uno strumento operativo per avviare azioni comuni sul fronte dell’accoglienza, dei diritti umani, dell’utilizzo dei beni comuni e della sostenibilità.

Vi fanno parte vari sindaci di Sicilia e Sardegna, numerosi soggetti del Terzo settore e personalità della cultura e dell’associazionismo degli stati di: Israele, Palestina, Libia, Turchia, Libano, Spagna, Bosnia,  Francia, Malta, Grecia, Iraq, Siria, Marocco, Egitto, Tunisia, Algeria, Albania, Macedonia, Kurdistan, Italia.

Consapevoli che quasi tutti i paesi del Mediterraneo sono attualmente coinvolti in conflitti o rischiano di esserlo, conflitti alimentati da ingerenze esterne e che mettono in fuga le popolazioni, i sindaci scrivono nel loro appello:

“Ci rivolgiamo a Voi, Ambasciatori delle Nazioni del Mediterraneo per avviare un processo che porti ad una Conferenza di Pace nel Mediterraneo.

La pace va preservata attraverso il negoziato e non ricercando impossibili vittorie totali…”.

Le guerre sono un olocausto di vite umane, uno spreco di beni e di risorse pubbliche, un aggravamento delle condizioni ambientali. La guerra è l’esito di un sistema ossessionato dalla crescita economica che spinge alla competizione e all’accaparramento della risorse e dei mercati. L’economia di guerra diventa la continuazione dell’economia di mercato.

Per far vincere la Pace occorre far leva sulle risorse culturali, sull’ethos democratico, sulla volontà di giustizia che animano le persone e che persistono anche quando vengono oppresse.”

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