(CR) Tanta Robba festival, i 100mila euro e ingresso gratuito | Alceste Ferrari
Acrobatiche Poetiche fa presenze a due zeri: contributo da 6.000 euro.
Egregio direttore, alla fine degli anni Ottanta, fra le tappe di una tournée a Bologna, prendendo poco e non potendo permettermi l’albergo in centro come i miei colleghi, avevo trovato alloggio distante dal Teatro Duse.
Perciò usavo gli autobus pubblici, che già sapevo funzionare regolarmente in tutta la città fino a notte fonda, quindi anche dopo la fine degli spettacoli, con passaggi regolari ogni quarto d’ora.
La logica del Comune era che se il servizio c’è, qualcuno lo userà e diventerà un’abitudine. Mi colpì il fatto che sulla linea che prendevo io ci fosse in uso un bus particolare, con una sorta di montacarichi per disabili e carrozzelle: era il primo che vedevo.
Chiesi informazioni: c’era forse un disabile che aveva fatto richieste specifiche o che ogni giorno doveva andare a scuola o al
lavoro su quel percorso?
No, mi fu risposto, era una scelta dell’amministrazione comunale: non importava se al momento fossero uno solo o dieci ad
usare il servizio; quello era un servizio offerto e qualcuno lo avrebbe usato.
Oggi è sistema un po’ ovunque. Questo esempio riporta ai giorni nostri per altri ambiti.
Ci sono manifestazioni di spettacolo e/o culturali, ci sono contributi assegnati dal Comune, ci sono contestazioni sulle cifre, c’è chi si fa paladino della morale. Pesi e misure.
C’è un criterio che guarda al ritorno di immagine e ai numeri delle presenze: non importa l’ingresso gratuito, che riempie sempre
la piazza; quello che conta sono i numeri.
TantaRobba fa numeri a quattro zeri e ne consegue un contributo da 100mila euro. E c’è un altro criterio che
guarda alle potenzialità: considera la qualità o meno di un progetto e, riconoscendone le oggettive difficoltà di promozione, lo valuta come un’offerta a disposizione della comunità, un progetto da aiutare.
Acrobatiche Poetiche fa presenze a due zeri: contributo da 6.000 euro.
E conta poco che le oggettivamente poche presenze siano tutte legate ad una scelta, cioè che tutti abbiano pagato un biglietto
Anzi, èconsiderato un demerito: incassi, quindi hai un’attività economica. Con tanti saluti alla riforma del Terzo Settore, che riconosce l’attività economica accessoria e definisce le Ets.
Personalmente, ritengo l’omaggio un disconoscimento intrinseco della qualità di un prodotto. In ogni
caso, le risorse in campo non permetterebbero spettacoli a ingresso gratuito: non si potrebbero pagare le compagnie.
Ma, soprattutto, chi organizza —io —ritiene che la fruizione della cultura implichi una scelta da parte dello spettatore e che, essendo un lavoro, debba essere compensata. Semmai, si penserà a creare ingressi ridotti per fasce deboli o particolari: questa è una scelta di politica culturale, anche pagare un ridotto è scegliere.
Mi sta bene il contributo che riceve Acrobatiche Poetiche; così come non discuto quello al TantaRobba Festival. Sono scelte entrambe motivate e con una logica: da una parte il coinvolgimento e il tentativo di dialogo con una generazione con la quale è difficile dialogare; dall’altra una proposta di qualità che i numeri deve ancora farli e che ainumeri guarda solo nel momento in cui
deve fare i bilanci.
In entrambi i casi, continuità di progetto e capacità organizzativa. Sottolineo però, anche e soprattutto in vista del percorso per Cremona Capitale della Cultura, che la cultura va compensata e che non è pedagogicamente opportuno pensare alruolo del pubblico come fruitore passivo e gratuito: un conto è individuare fragilità e bisogni, un altro regalare il lavoro di artisti e tecnici. Un ticket, anche
simbolico, implica scelta e adesione.
Ècome per i bus: perché non averli ogni quarto d’ora e che facciano un giro regolare dai quartieri al centro e viceversa?
Perché c’è poca gente che lo usa, la risposta.
Bologna insegna il contrario: se metti la linea, se la metti funzionale, qualcuno la userà. Fino a far diventare il servizio economicamente sostenibile.
Alceste Ferrari
Cremona



