Crema buon primo maggio, buona Festa dei Lavoratori! Il discorso del sindaco Bergamaschi
Oggi siamo qui, come sempre davanti al Monumento dei Caduti sul Lavoro, innanzitutto per rendere omaggio a chi sul lavoro, mentre non solo cercava sostentamento per la vita, ma quella stessa vita la rendeva ricca di impegno e di ingegno nella propria attività, la vita la perse. E subito, quindi, questa giornata ci richiama con forza ad un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre dignitoso, sicuro e giusto. Non può e non deve mai costare la vita. In questo luogo, che custodisce memoria e responsabilità, il silenzio si fa parola collettiva e diventa impegno concreto: quello di non abituarci mai, di non considerare inevitabili tragedie che invece possono e devono essere prevenute.
Il tema che accompagna questa giornata – lavoro dignitoso, nuove tutele e nuovi diritti nell’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale – ci pone di fronte a una trasformazione profonda. Stiamo attraversando una fase storica in cui innovazione tecnologica, automazione e digitalizzazione stanno ridefinendo i confini del lavoro, i suoi tempi, le sue competenze, i suoi diritti. È una transizione che non riguarda solo i processi produttivi, ma investe ogni vita individuale e la struttura stessa della nostra società, interrogando il modo in cui creiamo opportunità, riconosciamo meriti, distribuiamo tutele e garantiamo diritti.
Questa trasformazione, come ogni cambiamento di portata epocale, può offrire opportunità straordinarie: può migliorare la qualità del lavoro, liberare energie, aumentare la produttività, aprire nuovi ambiti professionali. Ma porta con sé anche rischi concreti: nuove disuguaglianze, precarietà, polarizzazione delle competenze, marginalizzazione di chi non riesce o non può a stare al passo. Il rischio è quello di una società divisa tra chi è dentro i processi dell’innovazione e chi ne resta ai margini. Tra vincitori e vinti della sfida del cambiamento. E non può esistere alcuna società umana fondata sulla separazione, tanto meno su una frattura di questa potenziale portata.
È qui che si misura la qualità delle istituzioni, della politica, di chiunque rivesta un ruolo di responsabilità decisionale: nella capacità di governare il cambiamento senza subirlo, orientandolo verso l’interesse generale e ponendo al centro la persona, con i suoi bisogni e le sue aspirazioni.
Il lavoro non è una merce. È il fondamento della dignità individuale e della coesione sociale. È ciò che consente a ciascuno di contribuire alla comunità e di sentirsi parte di un progetto condiviso. Per questo parlare di lavoro oggi significa parlare di diritti esigibili, di sicurezza reale, di formazione continua come leva di emancipazione, di equità nelle condizioni e nelle retribuzioni. Significa anche riconoscere il valore di ogni lavoro, contrastare ogni forma di sfruttamento e promuovere una cultura che non separi mai la crescita economica dalla giustizia sociale. Perché se non esiste alcuna felicità nella decrescita, parimenti non vi è crescita deregolata che possa portare un autentico beneficio.
Come amministrazione comunale, siamo chiamati a fare la nostra parte con responsabilità e visione. Lo facciamo sostenendo il tessuto economico locale, valorizzando il commercio di prossimità come presidio sociale oltre che economico, accompagnando le imprese nei processi di innovazione e transizione digitale. Pochi mesi fa abbiamo anche introdotto un atto di indirizzo politico per sostenere il salario minimo comunale, impegnandoci a favorire nelle gare d'appalto pubbliche retribuzioni non inferiori a 9 euro lordi l'ora, perché riteniamo che il “lavoro povero” sia un ossimoro inascoltabile, un’ingiustizia profonda da contrastare.
Ma soprattutto lo facciamo investendo sulle persone: sulle competenze, sull’inclusione, sull’accesso alle opportunità. Lavoriamo per costruire percorsi che tengano insieme formazione, lavoro e territorio, favorendo l’incontro tra domanda e offerta e sostenendo chi è più fragile nei momenti di passaggio e di difficoltà.
In questo quadro assume un valore centrale la promozione di una cultura della sicurezza che non sia solo adempimento normativo, ma autentica responsabilità condivisa. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento imprescindibile. Una scelta. Richiede formazione, consapevolezza, controllo, ma anche una profonda etica del lavoro che coinvolga imprese, lavoratori e istituzioni. Perché ogni incidente sul lavoro è una sconfitta per tutti. Ogni vita spezzata è una ferita per l’intera comunità, un monito che non può lasciarci indifferenti.
In questa giornata desidero rivolgere un ringraziamento alle organizzazioni sindacali, alle associazioni come ANMIL e a tutte le realtà che ogni giorno si impegnano per tutelare i lavoratori e per dare voce a chi troppo spesso rischia di non essere ascoltato. Il loro ruolo è essenziale per mantenere vivo il presidio dei diritti e per costruire un dialogo sociale che sia capace di affrontare le sfide del presente con strumenti adeguati.
Un pensiero particolare va ai giovani. A loro dobbiamo garantire non solo accesso al lavoro, ma lavoro di qualità, capace di offrire stabilità, crescita, prospettive di vita personale e famigliare. Non possiamo accettare che il futuro sia sinonimo di incertezza permanente o di precarietà strutturale. Dobbiamo costruire condizioni in cui il talento possa esprimersi, in cui l’impegno venga riconosciuto, in cui restare o tornare nei nostri territori sia una scelta possibile e desiderabile.
E permettetemi, infine, di ribadire un impegno che è insieme politico e morale: quello di costruire una città che non lasci indietro nessuno. Una città che sappia coniugare sviluppo e giustizia sociale, innovazione e diritti, crescita economica e dignità del lavoro. Una città capace di essere comunità, di riconoscersi nei valori della solidarietà, della responsabilità e della partecipazione.
Il Primo Maggio ci ricorda che i diritti di oggi sono il frutto delle lotte di ieri. Sono conquiste che non possiamo dare per scontate e che richiedono di essere continuamente difese e rinnovate. Sta a noi, oggi, avere il coraggio e la responsabilità di ampliarli, di aggiornarli, di renderli adeguati al tempo che viviamo, senza arretrare di fronte alle sfide.
Con questo spirito, rinnoviamo il nostro impegno.
Buon Primo Maggio a tutte e a tutti!


