Sabato, 13 luglio 2024 - ore 05.22

CREMA: L'intervento del vicesindaco Fontana in occasione del Giorno del Ricordo

| Scritto da Redazione
CREMA: L'intervento del vicesindaco Fontana in occasione del Giorno del Ricordo

 

Un caro saluto da parte dell’amministrazione comunale di Crema a tutte e a tutti voi, alle cittadine e ai cittadini presenti, alle autorità civili e militari, alle associazioni combattentistiche e d’arma, al Comitato di Promozione dei principi della Costituzione (con il suo presidente Gabriele Cavallini), ai colleghi di Giunta e di Consiglio che hanno voluto oggi essere qui presenti per testimoniare ancora una volta sensibilità e attenzione. Un saluto particolare e grato alle ragazze e ai ragazzi delle nostre scuole, ai loro insegnanti e ai dirigenti scolastici. Grazie per aver scelto di essere qui oggi, 10 febbraio, alla celebrazione della Giornata del Ricordo.

Istituita nel 2004 con la legge n. 92, la ricorrenza vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» (art.1).

Il Parlamento, 19 anni fa, decise che era finalmente arrivato il momento di togliere il velo a un silenzio amaro e doloroso lungo quasi 60 anni che aveva gettato nell’oblio le vicende che si svolsero dal 1943 al 1947 in quel confine orientale che comprendeva l’Istria, Fiume e la Dalmazia: le torture, la prigionia, i campi di lavoro forzati e l’orrore dei molti italiani morti nelle foibe, profonde voragini naturali carsiche in cui le vittime venivano scaraventate e inghiottite, a volte ancora in vita. E poi, con la firma del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che assegnava all’allora Jugoslavia l’Istria, Zara, Quarnaro e parte del territorio della Venezia Giulia, il dramma dei circa 350.000 italiani coinvolti in un esodo di massa, nella maggior parte dei casi colpevoli soltanto di essere italiani, costretti ad abbandonare per sempre le case e la terra in cui erano nati e vissuti, sperimentando la tragedia dello sradicamento totale e collettivo.

Il Parlamento, 19 anni fa, decise quindi che era finalmente arrivato il momento di sanare le ferite di un dramma per troppo tempo negato. Era, insomma, arrivato il momento affinché le pagine, anche le più dolorose, della nostra storia recente non venissero lasciate in bianco ma entrassero invece a far parte di quella memoria collettiva e condivisa che rappresenta la condizione preliminare per la pacifica convivenza di una società civile.

Perché la memoria collettiva è un diritto per tutte quelle donne, quegli uomini e quei bambini, affinché la loro tragedia di sofferenze e di umiliazione dell’oblio sia sentita come una nostra tragedia.

Ma, soprattutto, perché la memoria è un dovere. E’ la via imprescindibile per la riconciliazione e per l’affermazione costante, continua, quotidiana, incessante, dei valori di democrazia e di libertà. E’ l’impegno civico di ricordare, ogni giorno, il valore di essere comunità.

Una comunità che sappia trasformare le differenze in elementi di forza e che faccia tesoro del passato per guardare avanti con consapevolezza, per l’uguaglianza e la libertà, con al centro il valore assoluto della dignità umana.

E’ questo, del resto, il significato profondo e denso di futuro che tiene insieme il filo del calendario delle nostre principali celebrazioni civili: il giorno della memoria, il giorno del ricordo, la festa della liberazione dal nazifascismo, la festa della Repubblica, la festa dell’Unità nazionale, il giorno della libertà in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino.

Un filo che la nostra città e il nostro Comune, accompagnati dal lavoro sapiente delle scuole e delle associazioni, sanno intrecciare attraverso una serie di iniziative, di incontri e di progetti, grazie ai quali si uniscono generazioni, si mischiano saperi, si condividono pensieri, emozioni, testimonianze e riflessioni. E non finiremo mai di esservi riconoscenti per questo fondamentale esercizio di diffusione di cultura e civismo.

E’ anche per questo che abbiamo un preciso obbligo morale, noi che rappresentiamo le istituzioni, noi che dovremmo essere esempio e testimoni positivi per i nostri giovani: ed è di provare a sgombrare la bellezza di queste ricorrenze dal rischio di sporcarle con la follia delle contrapposizioni che ogni volta rischiano di segnare queste date. Perché siamo tutti figlie e figli di un Paese che ha compiuto la scelta dell’antifascismo, della democrazia e della nostra straordinaria Costituzione per far trionfare l’umanità sulla disumanità, per affermare i valori inalienabili di libertà, di inclusione, di rispetto e tutela della dignità umana.

E’ proprio in nome di quei valori che sentiamo il dovere di essere qui oggi a ricordare e a riconoscere la sofferenza del dramma dell’esodo e delle foibe avvenuto nel confine orientale del nostro paese, terra di frontiera, cerniera tra est e ovest, tra il mondo latino e il mondo slavo, dove l’impero austroungarico prima, il fascismo di confine e il comunismo jugoslavo poi, avevano soffiato alimentando il fuoco del conflitto etnico e rompendo equilibri secolari.

Al buio dell’Europa del Novecento squassata da una lotta senza quartiere fra nazionalismi esasperati, ferocia delle dittature, contrapposizioni ideologiche della guerra fredda, con l'odio e la pulizia etnica come tragiche conseguenze, ha fatto poi da straordinario contraltare il disegno di una comune casa europea in cui popoli diversi si potessero sentire parte di un unico destino di fratellanza e di pace e costruissero il proprio futuro sulla collaborazione basata sulla fiducia, sulla libertà, sulla comprensione.

Il 10 Febbraio è dunque una giornata di ricordo. Ma è soprattutto un monito, per il presente e per il futuro. Un monito contro l'intolleranza, contro tutte le guerre, contro le dittature e contro ogni tentativo di nascondere la verità, perché la democrazia ha sempre bisogno di verità.

Un monito però anche a non adagiarci, a non dare per scontato nulla. Il dramma attuale di quanto sta accadendo appena oltre i confini dell’Europa Unita, in Ucraina, ci avvisa di quanto rischi di essere precaria la costruzione della pace e dell’integrazione.

Siete voi, ragazze e ragazzi, il nostro punto di riferimento e fonte di fiducia per un futuro di pace e diritti. La vostra conoscenza dei fatti e la vostra sensibilità sono il terreno fertile su cui far crescere i valori etici e civili della convivenza e far prevalere il rispetto sull’odio e sull’indifferenza.

Oggi quelle terre al confine orientale dell’Italia, a distanza di tanti decenni, sono per fortuna pacificate. E mi emoziona pensare che tra due anni proprio lì, proprio quelle terre, potranno avvicinarsi ancora di più, grazie alla scelta dell’Unione europea di individuare congiuntamente Gorizia in Italia e Nova Gorica in Slovenia come “capitale europea della cultura 2025”.

Europa e cultura. Questo è uno dei modi migliori, ne sono convinta, per rendere omaggio alle tante vittime di quel tragico periodo.

 

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