Martedì, 27 settembre 2022 - ore 23.18

Egitto . I baha’i discutono del loro futuro

| Scritto da Redazione
Egitto . I baha’i  discutono del loro futuro

I baha’i egiziani colgono l’occasione per discutere il futuro della loro nazione
In un loro contributo ai considerevoli cambiamenti in atto nella loro
società, i baha’i egiziani chiedono un radicale processo consultativo sul
futuro del loro paese.

In una lettera aperta che non ha precedenti, i baha’i dell’Egitto dicono che
la nazione deve guardare al di là di soluzioni opportunistiche e dei modelli
esistenti in altre società e cercare invece «un approccio nuovo e veramente
progressista».

"Una scelta illuminata» potrebbe influenzare il corso dello sviluppo umano
dell’intera regione e influenzare tutto il mondo, dice la lettera.

Questo approccio dovrebbe prevedere l’impegno di tutte le persone
interessate, soprattutto i giovani, in una conversazione nazionale, grazie
alla quale essi diverrebbero protagonisti del proprio sviluppo. La lettera
dice anche che è molto importante identificare e applicare alcuni principi
informatori ed evitare la tentazione di affrontare troppo rapidamente
accordi e decisioni sulla distribuzione del potere.

Dal momento della sua distribuzione qualche giorno fa, la lettera è stata
inviata a eminenti figure della vita pubblica egiziana, come capi religiosi,
politici, avvocati praticanti, scrittori e artisti. È stata anche data alla
stampa e i mass media e ampiamente divulgata attraverso siti web e blog.

La pubblicazione online della lettera sta già riscuotendo molte risposte
positive.

Un lettore l’ha definita una «dichiarazione molto profonda, umanitaria,
civile e progressista».

«la lettera che ho appena letto è come un ottimo manuale di istruzioni per
molti anni a venire», ha commentato un altro.

«Prendiamo ogni singola misura necessaria per costruire il nostro nuovo
Egitto con tanta cura, pazienza, consultazione e fiducia . . .», ha scritto
un altro.

Un processo di consultazione

Nella lettera i baha’i dell’Egitto suggeriscono che la sfida che si pone
oggi al paese è l’avvio di un processo di consultazione sui principi cui ci
si deve ispirare per ridisegnare la società.

Gli egiziani devono anche evitare il rischio di ricadere negli schemi di
modelli esistenti, che non vedono il vantaggio della valorizzazione della
gente, perché a tutti deve essere data la possibilità di partecipare ai
processi consultivi.

«Il costante e generale coinvolgimento della popolazione nel processo
consultativo sarà molto utile per convincere la cittadinanza che i politici
hanno a cuore la creazione di una società giusta. Se avremo l’opportunità di
partecipare a questo processo, saremo confermati nella nostra nuova
consapevolezza di essere padroni del nostro futuro e ci renderemo conto del
potere collettivo che già abbiamo di trasformare noi stessi», dice la
lettera.

Principi essenziali

La lettera suggerisce anche che gli egiziani considerino attentamente una
serie di principi essenziali per ispirare il rimodellamento della loro
società.

«Molto spesso i cambiamenti indotti da proteste popolari sfociano nella
delusione . . . Ecco perché è importantissimo cercare ora di ottenere un
vasto consenso sui principi operativi che devono disegnare il nuovo modello
della nostra società», scrivono i baha’i in Egitto.

«È un compito molto impegnativo. Non è cosa facile creare da concezioni
divergenti un sistema coerente di principi che abbiano il potere creativo di
unificare il nostro popolo».

Fra questi principi vi sono: la parità fra gli uomini e le donne,
l’educazione universale, che offre il migliore strumento per salvaguardare
la libertà che i popoli si sono conquistata, e la promozione di un nuovo
spirito che unisca il rispetto della ricerca scientifica e dei valori della
religione come la migliore via per ottenere il progresso materiale.

Una «società matura dimostra una caratteristica sopra tutte le altre: il
riconoscimento dell’unità del genere umano», afferma la lettera. «È una vera
fortuna, dunque, che la più durevole memoria degli ultimi mesi non è di
divisioni religiose o conflitti etnici, ma di differenze accantonate in
favore di una causa comune».

Una «conversazione nazionale»

Aprendo la «conversazione nazionale» auspicata dalla lettera, alcuni lettori
online hanno pubblicato i loro commenti sui siti web. Ecco un campione di
queste osservazioni:

«La creazione di una nuova via che segua le linee descritte in questa grande
lettera . . . non sarebbe di beneficio al solo popolo egiziano, ma potrebbe
ispirare tutti i paesi del mondo. Preghiamo Allah di guidare coloro che
prendono le decisioni a soppesare attentamente i principi proposti così
ponderatamente dai baha’i».

«Possiamo scegliere di abbracciare [questi principi] e di rendere questa
transizione relativamente indolore, oppure opporci e renderla infinitamente
più difficile».


"Spero molto che i capi della politica e del pensiero in Egitto tengano
conto di questa importante prescrizione. Non hanno molta scelta, quando si
tratta di ordine sociale, armonia e rispetto dei diritti delle minoranze . .
.».

«Questa stupefacente dichiarazione . . . è nobile e pratica. Tutti gli
egiziani dovrebbero essere tenuti a leggerla e a discuterne a fondo prima di
prendere qualunque decisione riguardi il futuro del loro glorioso paese».


Una critica congiuntura

La lettera aperta è la prima occasione che i baha’i egiziani, che sono stati
repressi per oltre 50 anni, hanno avuto per parlare direttamente ai loro
concittadini.

«Abbiamo tanto desiderato quest’occasione», scrivono i baha’i, lieti che «in
una congiuntura così critica della storia della nostra nazione, ci sia data
la possibilità di offrire un umile contributo alla conversazione che si è
ora aperta sul suo futuro e di trasmettere alcune idee, tratte dalla nostra
esperienza e dall’esperienza dei baha’i di tutto il mondo, sui requisiti da
assolvere per percorrere la via che porta a una durevole prosperità
materiale e spirituale».

Un decreto presidenziale, emanato nel 1960 e poi applicato dai governi
successivi, ha sciolto le istituzioni amministrative baha’i e messo al bando
le attività organizzate. Sono seguiti arresti, indagini, controlli da parte
della polizia, ispezioni domestiche e distruzione della letteratura baha’i.
Inoltre, dato che non potevano contrarre matrimoni legali, i baha’i non
potevano rivolgersi ai tribunali per tutte le questioni riguardanti gli
assegni familiari, le pensioni le eredità, i divorzi, gli alimenti e la
custodia dei figli.

Recentemente, i baha’i egiziani sono stati discriminati da una legge
nazionale che prescriveva che i documenti governativi riportassero la
religione dell’interessato e che limitava quell’informazione a una delle tre
religioni ufficiali del paese. Dopo una lunga campagna durante la quale
numerosi difensori dei diritti umani e persone di buona volontà hanno
sostenuto la comunità baha’i i tribunali hanno ultimamente emesso una
sentenza a loro favore, una decisione che è stata vista da moltissime
persone come un’importante vittoria della libertà di pensiero e di
coscienza.

Malgrado questi e altri esempi di oppressione, i baha’i egiziani hanno
mantenuto le loro vedute positive ed, essendo questo un principio
fondamentale della loro fede, hanno continuato a dedicare le loro energie al
miglioramento della loro società.

«Spero che tutti questi sforzi si uniscano per costruire un Egitto migliore
per tutti noi e non solo per fare l’interesse di un gruppo di persone alle
spese degli altri»,ha osservato un lettore online della lettera aperta.

Per leggere l’articolo in inglese online e avere accesso alla lettera aperta
in inglese si vada a: http://news.bahai.org/story/817

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