Sabato, 25 giugno 2022 - ore 12.07

Falsi account del car sharing, 70 indagati a Milano

Indagine della Polizia Locale, truffa e sostituzione di persona

| Scritto da Redazione
Falsi account del car sharing, 70 indagati a Milano

Tutto è iniziato nella notte di San Silvestro del 2020, dopo la fuga di conducente e passeggeri di una Fiat 500 coinvolta in un incidente. La Polizia Locale è risalita a un cittadino italiano che, sfruttando le proprie conoscenze informatiche, aveva generato e gestito circa 220 account del servizio di car sharing

Due anni di indagine, 80 capi di imputazione e 70 indagati. Le accuse? Truffa e sostituzione di persona. La Polizia locale di Milano ha chiuso un’inchiesta, partita nel 2020, che ha portato alla luce – stando agli accertamenti finora effettuati – un giro di falsi account per il noleggio delle auto in car sharing della flotta Enjoy, gestita da Eni. Tutto è iniziato nella notte di San Silvestro del 2020, quando gli agenti della Locale sono intervenuti per effettuare i rilievi di un incidente stradale, non grave, nel quale era coinvolta una Fiat 500 di Enjoy che aveva urtato alcuni veicoli in sosta.

Il conducente e i passeggeri dell’auto a noleggio si erano dati alla fuga abbandonando il veicolo e per questo gli agenti avevano avviato alcuni accertamenti, a seguito dei quali era emerso che l’account utilizzato per il noleggio era stato creato utilizzando dati anagrafici di un soggetto totalmente estraneo a quanto avvenuto. Con la collaborazione dell’ufficio Security di Eni, è stato possibile, per il Nucleo Crimini Informatici, estendere l’indagine e risalire a un cittadino italiano di origine nordafricana, residente proprio nella zona in cui era avvenuto il sinistro. Il ragazzo, sfruttando le proprie conoscenze informatiche, aveva generato e gestito circa 220 account del servizio di car sharing.

La truffa era così congegnata, secondo quanto accertato finora: le patenti di guida necessarie per attivare l’account venivano reperite in Rete approfittando di chi incautamente posta la propria sui social network, mentre l’utenza telefonica per ricevere il codice pin, necessario per attivare l’account del servizio di car sharing, era fornito all’uomo da suoi conoscenti o riconducibile a numeri falsi. E le carte di credito? Erano “carte di pagamento virtuali” associate alla “carta fisica” dell’uomo. Tra gli indagati risultano anche diversi minorenni, quindi sprovvisti di patente di guida.

Nel corso dell’indagine è emerso che anche l’Unità Procedure Sanzionatorie della Polizia Locale aveva sviluppato una parallela attività, a seguito di una serie di ricorsi a sanzioni amministrative notificate a soggetti che avevano potuto dimostrare di non essere conducenti o responsabili del noleggio al momento dell’accertamento della violazione. In seguito all’attività investigativa Eni ha modificato le modalità di attivazione dell’account per l’utilizzo della propria flotta di car sharing.

 

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