Domenica, 26 giugno 2022 - ore 21.59

Federconsumatori Università: effetti positivi della ‘no tax area’, ma......

Urgente risolvere la questione dei servizi abitativi e contrastare la fuga dagli atenei del Sud.

| Scritto da Redazione
Federconsumatori Università:  effetti positivi della ‘no tax area’, ma......

Federconsumatori Università: nonostante gli effetti positivi della ‘no tax area’, restano aperte criticità nel sistema universitario.

 Urgente risolvere la questione dei servizi abitativi e contrastare la fuga dagli atenei del Sud.

 Come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi delle università italiane. Il calcolo delle tasse universitarie si basa principalmente sul reddito familiare dello studente. Sono state considerate a titolo esemplificativo cinque fasce reddituali di riferimento. A tale proposito è opportuno precisare che in seguito all’emergenza COVID già dallo scorso anno la c.d. “no tax area” – introdotta nel 2017 dalla Legge di Bilancio e destinata agli studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro – è stata estesa alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro e che in autonomia numerosi atenei ne hanno disposto un ulteriore ampliamento, come nel caso dell’Università di Salerno, a 30mila euro. Gli studenti che siano in possesso dei requisiti previsti – che per gli iscritti agli anni successivi al primo comprendono anche il conseguimento di un numero minimo di crediti formativi – devono pagare solo la tassa regionale e l’imposta di bollo (a cui in rari casi si aggiunge anche un irrisorio contributo assicurativo) e non sono pertanto tenuti a corrispondere i contributi universitari a cui sono invece soggetti tutti gli altri iscritti. Alla luce di tali premesse, molti dati della presente indagine non sono comparabili con quelli riportati nel Rapporto del 2018. Confrontando tuttavia gli importi massimi del 2021 (non interessati dalle agevolazioni) con quelli di tre anni fa, si rileva un aumento del +6,82%.

Come di consueto, il report è stato realizzato suddividendo l’Italia in tre macroaeree geografiche e anche quest’anno, sempre relativamente alla tassazione massima, gli atenei settentrionali si confermano i più cari: i costi superano del +27,4% quelli delle università del Sud e del +18,2% quelli degli atenei del Centro. Si conferma inoltre il primato di ateneo più caro dell’Università di Pavia, che prevede imposte massime medie di 3.902,00 euro annui (3.663,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.141,00 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seguono nell’ordine l’Università di Milano (3.206,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.060,00 euro per quelle scientifiche) e La Sapienza di Roma (2.977,00 euro e 3.080,00 euro rispettivamente per le facoltà umanistiche e scientifiche).

L’applicazione della no tax area e la decisione di molti atenei di prevedere ulteriori agevolazioni sono con ogni evidenza elementi positivi, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui il protrarsi dell’emergenza sanitaria sta provocando gravi ripercussioni non solo sulla salute di molti cittadini, ma anche sotto il profilo emotivo, sociale ed economico.

Fonte federconsumatori

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