Martedì, 09 agosto 2022 - ore 01.15

Global Gateway, verso una Via della seta europea

| Scritto da Redazione
Global Gateway, verso una Via della seta europea

Una visione mondiale, non solo regionale, per un’Unione sempre più geopolitica: è quanto caratterizza il Global Gateaway, il nuovo piano di investimenti con cui l’Unione Europea mira a finanziare infrastrutture pulite e sostenibili nei paesi in via di sviluppo. Un budget da 300 miliardi di euro da mobilitare tra il 2021 e il 2027 e cinque settori prioritari- ambiente ed energia, salute, trasporti, digitale, istruzione e ricerca– per incrementare le relazioni commerciali e arginare l’ascesa internazionale di Russia e Cina. Il tutto, nel pieno rispetto di standard democratici, sociali e ambientali.

La sostenibilità è l’elemento chiave della strategia. L’Unione è infatti consapevole del suo svantaggio competitivo rispetto alla Belt and Road Initiative lanciata dalla Cina nel 2013. Il Global Gateaway fatica a porsi come alterativa al piano cinese da miliardi di dollari di investimenti, che in otto anni ha permesso di finanziare 13 mila progetti in 165 paesi. Proprio per questo, l’Unione fa della sostenibilità- ambientale ed economica- il suo punto di forza rispetto alle accuse rivolte alla Cina di non attenersi agli standard internazionali e di sovvenzionare impianti fossili.

Ma la strategia europea non mira a porsi in contrasto al piano cinese. Piuttosto, rappresenta un passo in avanti verso un attivismo più marcato sul piano infrastrutturale, settore cruciale per il futuro dell’economia globale dove si gioca la sfida geopolitica della transizione verde. L’Unione Europea non può fare a meno di inserirsi al suo interno per affermare la sua presenza sul piano internazionale. Il Global Gateaway è uno strumento in più con cui intende rilanciare la sua azione esterna alimentando la connettività a livello mondiale.

Le priorità della Commissione sono ben chiare. Vanno dalla transizione energetica e digitale al commercio e ai trasporti. Chiaro è anche l’obiettivo di imporre a livello internazionale i suoi standard di sostenibilità ambientale, finanziaria, sociale. Tuttavia, non mancano le problematiche. Ad oggi, il piano non presenta ancora un disegno preciso e si assiste a un gap tra gli obiettivi principali e le risorse a disposizione. Inoltre, restano dubbi su come possa essere accolta l’iniziativa nei paesi destinatari e se il Global Gateaway possa porsi concretamente come alternativa alla Belt and Road.

La Commissione non si è poi ancora espressa in maniera dettagliata sui progetti che intende realizzare. Ha manifestato soltanto l’intenzione di investire sui trasporti nelle aree del Mediterraneo e dei Balcani e di puntare su energia rinnovabile e salute in Africa. Rientra poi nell’interesse europeo l’area dell’Indo Pacifico, verso la quale l’Unione si pone con un nuovo approccio volto a regolamentare le infrastrutture e mobilitare fondi per gli investimenti.

Nel complesso, il potenziale del Global Gateaway resta però molto alto. Rispecchia infatti le ambizioni dell’Unione di dotarsi di una sua autonomia strategica, volta a diminuire la dipendenza con i partner cruciali e allo stesso tempo incrementare i legami con gli altri attori internazionali. Ma questa non può che basarsi su un’azione esterna salda, possibile soltanto con un coordinamento solido tra gli stati membri che permetta all’Unione Europea di agire unitamente nel contrasto alle sfide della competizione globale.

(Ludovica Smargiassi, via Eurobull cc by sa)

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