Giovedì, 19 maggio 2022 - ore 17.57

L’Eco Adriano Andrini ed il suo ‘Tre viaggi nel passato’

Sabato 19 novembre, nella saletta del Filodrammatici a Cremona, si è tenuta la presentazione del libro di Adriano Andrini “Tre viaggi nel passato: Mauthausen 1956, Auschwitz 1958, Dachau 1961”. La pubblicazione è stata promossa da Mario Coppetti.

| Scritto da Redazione
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L’incontro era organizzato da Società Filodrammatica, ANPI, Associazione Zanoni – Eco del Popolo. Alla apertura del Presidente del Filo, Mantovani, è seguita la relazione di Giuseppe Azzoni, di seguito integralmente riportata.

Questa estate Mario Coppetti, riguardando nella sua biblioteca, riprendeva in mano un opuscolo: “Pellegrini a Dachau”. L’aveva fatto pubblicare lui stesso nel ’95. Aperta la copertina vi si legge: “Il presente racconto è tratto dal manoscritto che Adriano Andrini aveva pronto per dare alle stampe quando purtroppo venne a morte il 21 settembre 1991”. Con l’opuscolo c’era anche questo biglietto manoscritto del 6.10.1990: “Caro Coppetti, ti mando copia di quello che ho scritto della nostra andata a Dachau… eventuali tuoi suggerimenti sono graditi. Sto lavorando ad altri due capitoli: uno su Mauthausen e l’altro su Auschwitz Oswiecim … sono pretesti per raccontare anche altre cose. Se hai tempo e voglia cerca di leggerli… quando vengo a Cremona ti vengo a salutare… Adriano Andrini”.

Da qui l’idea di onorare la memoria dell’amico e compagno, scomparso 25 anni fa, con la pubblicazione degli scritti citati in quel biglietto. Coppetti mi chiede di dargli una mano, “ripeschiamo” il figlio Maurizio e lui, col fratello Gabriele, ritrova e ci mette a disposizione quei testi. Coppetti li fa riprodurre in questo volumetto che oggi presentiamo. Generoso come sempre questo è un altro dei suoi doni alla nostra comunità. Dono utile e che sarà utilizzato. La nostra Ilde Bottoli – che da anni organizza i viaggi della memoria delle scuole nei lager – ha già cominciato a distribuirne i contenuti agli studenti ed insegnanti.

E’ un testo agile ed accattivante, sono certo che lo leggerete, mi limito ad alcune annotazioni.

C’è la descrizione di queste tre visite. Quella a Dachau, in missione ufficiale per il Comune di Cremona insieme a Coppetti e Marchesini. Quella a Mauthausen, fatta un po’ per caso, mentre nel 1956 Andrini e Libero Scala tornavano in macchina dopo aver accompagnato a Vienna Gastone Dordoni, che proseguiva da lì in treno per Praga. Quella ad Auschwitz, nel corso di un congresso coop che si tenne a Varsavia nel 1958 al quale Andrini partecipò in rappresentanza della coopconsumo italiana.

Il cuore dello scritto è naturalmente la descrizione di quanto allora vide e pensò l’autore in quei luoghi di sofferenza e di morte. Descrizione importante anche per un confronto con gli stessi luoghi come si presentano oggi. Ma c’è dell’altro, come scriveva in quel biglietto. Ci sono questi viaggi verso est, allora ben lontani da banali tours, rari, non facili, con aspetti e considerazioni da “oltre cortina di ferro”. Poi si annota dell’imbarazzo e persino della ostilità che si potevano riscontrare in Germania ed in Austria verso visite di questo tipo, per Dachau è Coppetti stesso che documenta il gelo del Borgomastro di Monaco. Aggiungo l’acume e la benevola ironia nelle osservazioni di Andrini sulle caratteristiche di alcune delle persone conosciute in questi viaggi.

Adriano Andrini è nato a Cremona nel 1920, la famiglia risiedeva nel rione di S. Imerio – porta Mosa – via Manini (che Farinacci definirà “quartiere bolscevico” per una diffusa irriducibilità al fascio). Dopo la scuola va militare in artiglieria ed in guerra e diventa, all’incirca ventenne, invalido di guerra. Quindi lavora negli uffici dei Servizi Annonari di alcuni Comuni, a partire da quello di Cremona. Qui lavora nello stesso ufficio con Renzo Bernardi, tutti e due sono antifascisti.

Il 26 luglio 1943, Mussolini si è dimesso, loro due sono presenti negli incontri tra antifascisti, al mattino a Palazzo Barbò da Vialli e nel pomeriggio nella locanda “Speranza” di via Palestro: qui si dà vita al Comitato permanente antifascista da cui si formerà il CLN locale dopo l’otto settembre. Andrini è attivo già nel periodo precedente all’otto settembre, tiene anche contatti con Milano. Al momento dell’occupazione tedesca di Cremona, 9 settembre ’43, lui è ventitreeenne – si dà da fare con l’amico Gastone Dordoni per recuperare, con rischi ben immaginabili, armi abbandonate qua e là da militari italiani. Nasconderanno un po’ di bombe a mano, fucili ’91, caricatori che verranno buoni in seguito…

Sono i primi passi di una attività partigiana sempre più intensa e rilevante. Poco dopo il rientro a Cremona di Farinacci dalla Germania (dove era scappato ospite di Hitler), Andrini gli organizza un attentato sulla strada di Soncino, fatto significativo anche se non riuscito per un imprevisto cambiamento di percorso del “ras”.

Nell’inverno 1943-44 e primavera seguente Andrini, pur continuando il suo lavoro all’Annona senza dar adito a sospetti, svolge una intensissima attività clandestina. In città partecipa alla organizzazione delle prime SAP della IV delle Brigate garibaldine “Ferruccio Ghinaglia”. E’ del PCI ed in contatto con compagni socialisti ed antifascisti cattolici. Nel suo libro “Tra i fiumi” cita molti nomi: da Coppetti (cui dedica un intero paragrafo) a Zanoni, da Piero Biselli a Franz Cortese, da Davide Susani (che lo fa incontrare coi frati di via Brescia) a Bera, Corbari, Scala, Uggeri, Ferretti... E’ tra i promotori del Fronte della Gioventù. Si forma il “Gruppo difesa della donna”: nella documentazione dell’archivio ANPI molte schede compilate dalle donne sulla loro attività resistenziale lo citano. Margherita Boselli “Mitèn” di Soresina, le Mainardi e Gina Roncaglio di città (che ospitano riunioni clandestine e nascondono volantini ed armi), Elsa Monteverdi (che lui incarica come caposquadra di una SAP nel ’44), Giuliana Savi (staffetta che trasferisce armi e materiali) e non poche altre. E’ una delle sue caratteristiche la fiducia e la promozione di donne nelle attività partigiane.

Andrini sin dall’inizio, oltre che del capoluogo, si occupa di Soncino (dove si reca per il lavoro annonario) e del cremasco. Nel novembre 1943 aveva incontrato Vittorio Ravazzoli, inviato a Cremona dal “Centro” clandestino del PCI per ricostruirvi il partito. Lo accompagnerà a questo fine per i contatti coi compagni di Soncino, Romanengo, Soresina – dove c’è Arnaldo Bera, poi incaricato dal CLNAI per avviare la fase della lotta armata in provincia. Quindi a Crema, Pandino ed altri paesi, fino a Castelleone e Pizzighettone. Ravazzoli si spaccia per suo zio…

A Crema Andrini incontrerà Alfredo Galmozzi, che verrà messo alla prova e che sarà, col nome di battaglia “Elio”, il protagonista della lotta partigiana da Crema a Casalbuttano. Poi Andrini (“Primo”) e Galmozzi  saranno i due vicecomandanti della I Brigata “Ghinaglia”, che operava dall’area cremasca fino a Pizzighettone, col comandante Rinaldo Bottoni.

Nel giugno 1944 Andrini lascia l’impiego annonario (non era cosa da poco, racconterà delle perplessità in famiglia in proposito). Cerca di non destare sospetti producendo come motivo certificati di due medici (antifascisti): Fermo Piria (riacutizzazione delle infermità di guerra) e Stefano Pugnoli (problemi agli occhi). Si dedicherà quindi a tempo pieno alla attività partigiana e del partito.

Cito tra i tanti un episodio significativo. Con Gastone Dordoni e Gianfranco Marca, Andrini è protagonista di una clamorosa azione: l’attacco del 27 agosto ’44 contro due militari tedeschi a S. Sigismondo, il loro ferimento e la rapida fuga in bicicletta. Tutta la città ne parla, il giornale fascista ne scrive, scatta una caccia senza frutto… E’ un segnale forte: dunque è possibile non subire passivamente il tallone tedesco e reagire…

Nella seconda metà del ’44 si intensificano i passaggi in montagna di giovani e meno giovani, si creano strutture organizzate e si passa alle azioni armate possibili in un’area di pianura supercontrollata. Tutto ciò si paga anche con arresti, carcere e torture, caduti.

Alla fine del 1944 una gravissima delazione porta a numerosi arresti. Chi è a rischio deve allontanarsi. Tra loro Andrini che, ai primi del gennaio ’45, si sposta sul mantovano, dove peraltro era necessario rimpiazzare compagni caduti o arrestati. Opera tra Castellucchio, Marmirolo, Rivalta sul Mincio. Con lui c’è anche Piero Borelli che aveva disertato dall’UPI – GNR appena prima di farsi scoprire come infiltrato partigiano… In proposito Andrini rivelerà nel libro citato che a suo tempo una tempestiva segnalazione di Borelli aveva permesso di sfuggire all’arresto sia il dott. Pugnoli che l’avvocato Ottorino Rizzi.

E’ in città a Mantova quando, il 12 aprile, è individuato, bloccato mentre tenta di fuggire in bicicletta ed arrestato. Con lui alcuni altri, tra cui Borelli, cadono nella retata. Seguono giorni di interrogatori e sevizie all’UPI di Mantova. Non parlano, per la gravità delle accuse si parla di condanna alla fucilazione. Tra i condannati c’è l’autorevole “Gino” (Carsani) del CVL lombardo: chiede di parlare al responsabile delle BBNN, gli dice che i partigiani di Mantova avevano la lista degli uomini dell’UPI, che l’insurrezione era imminente, che quella fucilazione l’avrebbero pagata cara… Non c’era quella lista, scriverà poi Andrini, ma era assolutamente credibile… fatto sta che viene deciso un loro trasferimento dalla sede UPI al carcere durante il quale i guardiani fascisti si eclissano ed Andrini e compagni si ritrovano liberi. Era il 23 aprile, a Mantova l’insurrezione ha luogo il giorno dopo, il 24. Anche Andrini e Borelli vi partecipano attivamente. Torneranno a Cremona, con Gaeta che sarà qui segretario del PCI per circa un anno, in maggio.

Dopo la Liberazione Adriano Andrini, autorevole comandante partigiano che mostra notevoli qualità come organizzatore, come oratore, che sa scrivere, che ha perspicacia politica, che è popolare, ricoprirà incarichi di rilievo nel movimento operaio provinciale.

Già subito, nel maggio 1945, è presente nel gruppo dirigente della Federazione comunista e nell’agosto del ’46 – quando Vaia sostituisce Gaeta come segretario – è nella segreteria con Giacomo Bergamonti, Arnaldo Bera, Ada Salvagnini, Giulio Seniga… Lui è responsabile del “lavoro di massa”, all’epoca significava sovraintendere a sindacato, cooperazione ecc. dato il ruolo dei partiti nel ricostruire ed indirizzare i vari aspetti del tessuto democratico e sociale…

Nel 1947 Andrini diventa il segretario della Camera del Lavoro CGIL, che era ancora unitaria, lo sarà fino al 1952 in anni cruciali e davvero “di fuoco”. Basti pensare alle durissime lotte di massa nelle nostre campagne nel 1948 – ’49, con le disdette, la repressione, gli incarcerati, tre lavoratori uccisi, la scissione della CISL. Lui stesso subisce un arresto, è condannato in primo grado e poi assolto in appello… Nel 1952, con Guido Percudani segretario del partito lui è ancora nella segreteria mentre viene sostituito alla Camera del Lavoro da Mario Bardelli.

Annoto che fu uno dei tre delegati cremonesi al Congresso mondiale per la pace che si tenne quell’anno a Vienna.

Nel gennaio 1953, a seguito della scomparsa di Dante Bernamonti, Andrini è designato a sostituirlo alla presidenza della Federcoop provinciale. Ci rimarrà per pochi mesi, nel settembre lo rimpiazza Gianfranco Carnevali perché a lui viene affidata la guida della Unione Cremonese Cooperative di Consumo, la UCCC, struttura assai importante, tra le più forti in Lombardia nella coopconsumo. Testimonianze e documenti concordano sul fatto che la conduce al meglio, con una presidenza che durerà fino al 1961.   

Sempre ben presente nell’attività politica, negli anni ‘50 è consigliere del Comune di Cremona, nel 1953 è candidato alla Camera… Nel 1956 interviene nell’intenso dibattito del Comitato Federale sui fatti d’Ungheria ed il XX Congresso del PCUS: è critico sul modo con cui Krusciov porta avanti la destalinizzazione ed è d’accordo con il PCI sull’Ungheria.

Nel 1957 le sinistre vincono le elezioni comunali di Cremona, sindaco sarà Arnaldo Feraboli, Andrini come assessore alle finanze entra nella Giunta, di essa farà parte anche Coppetti. In quella tornata si porteranno avanti importanti iniziative per lo sviluppo economico, le opere pubbliche, la municipalizzazione del trasporto urbano…

E giungiamo così al 1962 quando è chiamato a dirigere come segretario la Federazione comunista di Crema che era divenuta autonoma da Cremona nel marzo 1959 ed era stata diretta da Mario Bardelli. Bardelli nel 1958 era stato candidato primo dei non eletti alla Camera ed appunto nel ’62 andava a Roma a sostituire un compagno parlamentare deceduto.

Andrini a Crema, dove mantiene il prestigio ed i forti legami stabiliti nella Resistenza e poi nella attività politica, sindacale, cooperativa, deve subito affrontare la campagna congressuale per il X Congresso del PCI. Il partito sta portando avanti con accenti nuovi ed anche di svolta la politica della “via italiana” aperta con l’ottavo congresso del ’56. Andrini alcune cose non le condivide. Non aveva fatto come Gastone Dordoni, Uggeri e qualche altro che si erano posti in aperto contrasto fino ad arrivare in seguito a misure disciplinari ed all’espulsione, ma era critico su punti di rilievo. E così interverrà come delegato al X Congresso nazionale che si tiene all’EUR a Roma nel dicembre 1962.  Congresso, aperto da una forte relazione di Togliatti, dove si parla del contrasto URSS – Cina, degli attacchi del partito albanese, della crisi dei missili di Cuba, della priorità assoluta da dare alla lotta per la pace ed alla coesistenza pacifica… Nel dibattito è questo un tema di fondo, condiviso, però con sfumature ed interpretazioni tanto che qualcuno aveva anche parlato della esistenza nel partito di aree di incomprensione su coesistenza pacifica ed imperialismo (definito tigre di carta dai cinesi).

Ero delegato della FGCI, c’ero e ricordo l’impressione di quei quasi mille delegati, delle numerose presenze da tutto il mondo, giornalisti, televisioni ecc.

A quella platea il delegato Andrini si rivolge chiedendo la parola nella fase finale del congresso, quando si deve votare il documento conclusivo e gli emendamenti alle tesi elaborati nella commissione politica. Leggiamo nel nel resoconto - poi pubblicato in volume - che viene incluso nelle tesi “un richiamo ai dissensi col Partito Comunista Cinese” e che “il delegato Andrini dichiara di non approvare il passo , né quello ”. Dopo di lui anche un delegato di Cosenza esprime la preoccupazione che si arrivi ad una rottura col PC cinese. Ad ambedue il relatore Luciano Barca risponde che i giudizi sulle posizioni cinesi ed albanesi si pongono su piani assai diversi e che non si devono “mettere sullo stesso piano l’estrema destra americana, i repubblicani, i democratici, Eisenower e Kennedy”. L’osservazione di Andrini non viene accolta. Togliatti nelle conclusioni, pur senza citare Andrini, differenzia la critica al partito albanese da quella al PCC. Ricorda ai cinesi che anch’essi hanno seguito una loro linea politica peculiare e nazionale. Constata che il partito albanese sta conducendo una vera e propria campagna settaria e calunniosa contro il PCI, inondando le nostre Sezioni di opuscoletti pieni di assurdità. Il PCC non può supportare un simile comportamento, il PCI respinge ogni forma di appoggio alle “frasi falsamente rivoluzionarie ed alla campagna errata e dannosa” degli albanesi.

Insomma posizioni come quelle espresse da Andrini sono fuori dalla linea espressa dal Congresso.

Andrini rimarrà segretario del PCI a Crema ancora per quasi un anno e vi svolgerà una attività intensa e qualificata, nel 1963 sarà candidato al Senato in quel collegio. Mantiene le sue posizioni di disaccordo. Anche se non vuole recare danno a quel PCI al quale tanto è stato legato ed ha dato. In pratica si concordano le sue dimissioni da segretario, esse si effettueranno  verso la fine del 1963, il nuovo segretario sarà Paolo Zanini.

Poi Andrini, che andrà ad abitare a Pieve Emanuele con la famiglia, uscirà anche dal partito. Rimane legato ai suoi ideali, fedele alla sua storia e con ciò attivo nell’ANPI tanto che la sezione dell’ANPI di quel Comune sarà a lui intitolata dopo la sua morte.

Al di là delle posizioni politiche di ciascuno, Andrini è stata una figura importante e positiva del movimento operaio cremonese, così è ricordato. Questo volumetto, per il quale ringraziamo Coppetti, dà un ulteriore contributo ad una buona memoria.

Ha quindi parlato il prof. Mario Coppetti che di Andrini fu amico per un cinquantennio, cioè dal 1942, quando si conobbero già in un ambiente di antifascismo, al 1991 anno della scomparsa di Adriano. Coppetti ha rievocato episodi, incontri, discussioni del periodo della Resistenza. Quindi i tratti della personalità dell’amico ed in particolare i momenti della collaborazione come assessori della Giunta Feraboli, tra il 1957 ed il 61, per esempio quando riuscirono a far aprire a Cremona attività industriali come la Feltrinelli Masonite e la SCAC. Nel corso dell’incontro, al quale è stato presente il figlio di Andrini, Maurizio, è poi intervenuto l’avv. Ermete Aiello che ha parlato del periodo in cui Andrini fu segretario del PCI a Crema e criticato la memoria assolutamente inadeguata che gli è stata poi riservata. Quindi la prof. Ilde Bottoli ha sottolineato l’utilità di questa pubblicazione. In essa si descrive come poteva trovare quei luoghi il visitatore degli anni ’50 e la considerazione complessiva che allora li circondava. Un confronto con la diversa situazione attuale è di grande interesse, pertanto lei stessa utilizzerà questi contenuti, ed ha già cominciato a farlo, nella attività di visite ed approfondimenti che ogni anno porta avanti con studenti ed insegnanti.

E.V. 

In allegato il testo in pdf del libro  'Tre viaggi nel passato' 

Tutti i diritti sono riservati. Ma per concessione degli eredi Andrini il testo può essere liberamente diffuso.

 

 

 

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