Martedì, 30 giugno 2026 - ore 12.08

La Buona Scuola non vale per il personale amministrativo di Graziella Cristofolini

Ci sudiamo il nostro stipendio, di gran lunga inferiore a quello dei docenti, e andiamo a lavorare anche quando non stiamo bene, perchè ormai quando manca uno di noi, rimane scoperto un intero settore, visto l’esiguo numero di lavoratori rispetto al carico di lavoro

| Scritto da Redazione
La Buona Scuola non vale per il personale amministrativo di  Graziella Cristofolini

Signor direttore, sono un’assistente amministrativa da più di 30 anni e lavoro nelle segreterie delle scuole. Appartengo al personale ATA, sigla che riunisce, appunto, il personale Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (Collaboratori scolastici, chiamati prima ‘bidelli’). Arrivo al dunque: tuttelevolte chesiparlasi scuola,sitirano in ballo i docenti, i genitori, gli studentie nonsiparlamai delpersonaleATA... Siamo numericamente inferiori alle categorie precedentemente nominate (anche perché ogni anno tagliano dei posti) ma non come importanza. Proviamo ad immaginare l’inizio dell’anno scolastico con le segreterie sguarnite: chi fa i contratti, gli stipendi, le classi, le circolari, la contabilità, chiama i supplenti? Oppure senza bidelli (mi piace ancora chiamarli ‘confidenzialmente’così): chi apre i cancelli, accoglie gli studenti, li sorveglia, pulisce le aule, i servizi, i corrodi, apre e chiude la scuola? E nelle scuole superiori: immaginiamo di non avere gli Assistenti Tecnici, ormai ridotti a 1 o 2 per istituto, con tutta l’inf or mat iz zaz io ne attuale... Servirebbero anche negli Istituti Comprensivi (che riuniscono scuole dell’infanzia, primaria e secondaria) ma non sonoprevisti. Il personalesi autoaggiorna, passando giornate intere a scuola, senza riconoscimento di lavoro straordinario, spesso nemmeno a titolo di ore di recupero. Non mi sembra che il nostro lavoro sia meno necessario di quello dei docenti, eppure di noi non si parla mai, né agli scioperi o nelle assemblee sindacali. Anche il nostro contratto è fermo da molti anni, ma continuiamo a fare quotidianamente e responsabilmente il nostro lavoro, senza il quale la scuola non può funzionare. A conclusione, vorrei quindi far sentire la nostra ‘voce fuori dal coro’, perché chi fa le riforme ci prenda in considerazione e non continui a tagliare posti pensando che siamo la causa come ‘statali’ dei debiti del governo. Nessuno di noi ‘timbra’ o ‘fa timbrare’ e se ne va a spasso (siamo sotto gli occhi di docenti, famiglie e alunni). Ci sudiamo il nostro stipendio, di gran lunga inferiore a quello dei docenti, e andiamo a lavorare anche quando non stiamo bene, perchè ormai quando manca uno di noi, rimane scoperto un intero settore, visto l’esiguo numero di lavoratori rispetto al carico di lavoro. (...) Graziella Cristofolini (Assistente Amministrativa - Cremona 

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