Venerdì, 23 agosto 2019 - ore 16.00

La mostra Il Regime dell’Arte curata da Bona e Sgarbi è giusto farla di Vincenzo Montuori (Cremona)

Quindi, bene hanno fatto i curatori, e soprattutto Rodolfo Bona sulle cui competenze critiche non ci possono essere dubbi, a formulare un giudizio equilibrato su quelli che furono gli elementi positivi e i limiti del premio.

| Scritto da Redazione
La mostra Il Regime dell’Arte curata da Bona e Sgarbi è giusto farla di Vincenzo Montuori (Cremona)

La mostra Il Regime dell’Arte curata da Bona e Sgarbi è giusto farla di Vincenzo Montuori (Cremona)

Egregio direttore, ho letto la pagina de ‘La Provincia’ di sabato 18 relativa al premio Cremona e alla mostra che si terrà a settembre, curata da Sgarbi e da Rodolfo Bona.

Sembra di capire dall’articolo che qualcuno abbia sollevato delle perplessità circa il grande spazio offerto alla mostra. Ora, bisogna, secondo me, sgombrare il campo da ogni pregiudizio extraartistico riguardo il premio Cremona, che fu, insieme al premio Bergamo, uno dei principali concorsi di pittura organizzati nel Ventennio anche per interessamento del gerarca Farinacci: voglio dire che un conto sono le opinioni politiche dei curatori (...), un conto sono le analisi critiche avanzate in merito al premio stesso che, come tante altre iniziative, fece di Cremona uno dei centri culturali più attivi durante il regime fascista.  

Quindi, bene hanno fatto i curatori, e soprattutto Rodolfo Bona sulle cui competenze critiche non ci possono essere dubbi, a formulare un giudizio equilibrato su quelli che furono gli elementi positivi e i limiti del premio.

Non riconoscere la significatività di quel premio sarebbe come non tener conto del Futurismo a livello artistico solo perché il suo fondatore, Marinetti, fu un fervente nazionalista prima, e fascista poi.

Se devo fare dei rilievi, questi riguardano piuttosto il gioco di parole del titolo (‘L’arte del regime’ – ‘Il regime dell’arte’) che, riferito ad Hitler, non è proprio il massimo; inoltre, l’aver fatto appello alla presenza di Sgarbi, certamente avrà un suo ritorno pubblicitario ma credo che, in ambito cremonese, ci siano studiosi altrettanto competenti, anche se meno noti, che avrebbero potuto collaborare all’impresa che, in ogni caso, costituisce un bel traguardo per la direzione e il personale tutto della Biblioteca Statale

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