Martedì, 05 marzo 2024 - ore 13.11

La polemica sul Calendario 2024. Gian Carlo Corada (Anpi Cremona) Non scherziamo

L’Esercito nato dalla Resistenza è altro rispetto a quello fascista

| Scritto da Redazione
La polemica sul Calendario 2024. Gian Carlo Corada (Anpi Cremona) Non scherziamo

La polemica sul Calendario 2024. Gian Carlo Corada ( Presidente Anpi Cremona)  Non scherziamo

L’Esercito nato dalla Resistenza è altro rispetto a quello fascista

Ha suscitato polemica il Calendario dell’Esercito Italiano distribuito nei giorni scorsi in molte scuole ed edicole. L’Anpi, molte Associazioni e Partiti ne hanno chiesto il ritiro. Diverse interrogazioni sono state presentate in Parlamento. La critica è di avere di fatto riabilitato l’esercito fascista o, perlomeno, di aver equiparato fascismo e democrazia. Vorrei, il più obiettivamente possibile, esaminare la questione (l’obiettività assoluta è impossibile, ma l’onestà intellettuale sì) e cogliere l’occasione per fare brevemente il punto “storico”.

Il titolo del Calendario, fortemente voluto da Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa, e sponsorizzato dalle principali industrie italiane di armamenti, recita così : “Per l’Italia sempre… prima e dopo l’8 settembre 1943”. Questo è il titolo, che viene esplicitato dal Ministero in altro momento: “servire la Patria con onore sia prima che dopo l’8 settembre 1943”. Che significa? I benevoli riconoscono una certa ambiguità. Il ministro Crosetto dice addirittura che l’intento era di esaltare l’Esercito uscito dalla Resistenza. In realtà, siccome le parole possono essere interpretate ma un loro significato di fondo lo mantengono, dire che l’Esercito ha servito la Patria con eroismo prima e dopo l’armistizio dell’8 settembre non si presta a molte interpretazioni. “Prima” dell’8 settembre 1943 c’era il Fascismo (a parte le ambigue settimane dal 25 luglio); “dopo” c’era ancora il fascismo, nella sua versione peggiore e, sì, c’era anche un altro esercito, quello dei Partigiani e quello ricostituito nel Sud dal governo antifascista. L’esercito della Resistenza si contrappone quindi all’esercito fascista. Non ha senso storico mettere entrambi sullo stesso piano! Sia chiaro: molti dei comandanti e dei militanti partigiani venivano dall’esercito (i primi partigiani sull’Appennino piacentino, dove poi andarono circa centocinquanta cremonesi, furono carabinieri), ma la loro scelta era proprio in opposizione all’esercito fascista e nazista.

La mia simpatia va tutta a quei soldati ed ufficiali mandati a soffrire e morire dai fascisti in Russia, in Africa, nei Balcani, nella difesa delle coste italiane dagli Alleati. La mia simpatia va tutta a quei soldati e ufficiali sbandati dopo l’8 settembre, abbandonati da Re, Generali, Gerarchi; soldati che ebbero il coraggio, a Cremona come a Cefalonia, di opporsi ai nazisti e vennero massacrati. Non si può non distinguere! Atti di eroismo ve ne furono sempre, riconosciuti anche dagli avversari di allora (come ad El Alamein); ma occorre dire che l’esercito italiano era dalla parte sbagliata, combatteva una guerra ingiusta e feroce (contro i patrioti, ad esempio).

E non dimentichiamo i crimini di guerra. Generali come Roatta, Geloso, Robotti e tanti altri si resero responsabili di massacri indiscriminati. Robotti arrivò a scrivere: “Si ammazza troppo poco!” Nel villaggio greco di Domenikon ed in tanti altri luoghi oggi quasi dimenticati l’esercito italiano massacrò uomini, donne e bambini. Nei tanti campi di concentramento creati dagli italiani morirono migliaia di innocenti. E se i nazisti fucilavano dieci italiani per ogni tedesco ucciso, alcuni generali italiani introdussero la norma di cinquanta (poi ridotti a venti) civili ogni ufficiale italiano ucciso.

Quindi, non scherziamo: l’esercito della Repubblica Italiana, che è nata dalla Resistenza, è altra cosa dall’esercito fascista. E se vi sono stati e vi sono elementi di continuità, per causa della Guerra Fredda o per altre ragioni, sono questi elementi di continuità da cancellare. La storia non si può riscrivere. Va studiata e capita, anzitutto. E deve valere per l’oggi, per sapere dove andare e che valori attuare.

 Gian Carlo Corada

Presidente Anpi Cremona 

Cr 20 gennaio 2024        

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