LETTERA APERTA AL SINDACO DI CREMONA ANDREA VIRGILIO
“Se la vera battaglia è rafforzare il sistema pubblico, allora è doveroso riaprire il confronto sul nuovo ospedale”
Gentile Sindaco Virgilio, abbiamo seguito con attenzione il confronto televisivo del 19 giugno andato in onda su CR1 tra Lei e il dott. Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita di Cremona.
Non intendiamo entrare nel merito della vicenda che ha originato il dibattito né nel delicato tema dell’interruzione volontaria di gravidanza, sul quale ciascuno ha convinzioni personali che meritano rispetto. Vi è però un passaggio del Suo intervento che riteniamo meriti una riflessione più ampia e che va ben oltre il caso specifico. Lei ha affermato: “La vera battaglia è quella di agire per un sistema pubblico forte, capace veramente di accompagnare le donne. Il funzionamento dei consultori, dell’assistenza psicologica, del sostegno economico, il tema della casa, dell’educazione sessuale, della contraccezione, di strutture e di servizi sociali: è questa la battaglia che dobbiamo fare.” Sono parole che condividiamo.
Perché descrivono esattamente ciò che dovrebbe essere la missione fondamentale di una comunità pubblica moderna: non limitarsi a intervenire quando il problema si manifesta, ma costruire attorno alle persone una rete di servizi, assistenza, prevenzione e sostegno capace di accompagnarle nelle difficoltà della vita. Proprio per questo ci ha colpito il passaggio immediatamente successivo, quando Lei ha aggiunto: “Capisco perché ci sono cittadini che si arrabbiano perché vedono la nascita di un nuovo ospedale e nello stesso tempo magari anche nel nostro occorre demandare al volontariato.” Anche questa osservazione ci sembra meritevole di attenzione, perché fotografa una contraddizione che molti cittadini percepiscono.
Da una parte si annuncia il più grande investimento pubblico della storia sanitaria cremonese, un’opera il cui costo è passato dai 250 milioni iniziali agli oltre 438 milioni oggi previsti, con una stima complessiva che sale a 606 milioni, ad oggi non interamente coperti; e i cui tempi di realizzazione vanno ben oltre quanto lasciato intendere, poiché ai 10,8 anni del cronoprogramma si sommano circa 8 anni di fasi non ancora progettate né finanziate. Dall’altra parte continuano ad esistere bisogni che il sistema pubblico fatica a soddisfare pienamente e che vengono spesso affrontati grazie al contributo insostituibile del volontariato, delle associazioni e delle reti di solidarietà.
Ma allora la domanda diventa inevitabile. Se la vera battaglia è quella da Lei indicata — rafforzare consultori, assistenza psicologica, sostegno alle fragilità economiche e abitative, servizi territoriali e prevenzione — siamo certi che la scelta compiuta sia quella che utilizza nel modo più efficace le risorse pubbliche disponibili? Noi continuiamo a credere che questa domanda non abbia mai ricevuto una risposta adeguata. Non perché siamo contrari al miglioramento dell’ospedale: al contrario, da quasi tre anni sosteniamo la necessità di investire sull’ospedale pubblico di Cremona. La differenza riguarda il metodo con cui si è arrivati alla decisione. Fin dall’inizio abbiamo chiesto che venissero poste a confronto, con pari dignità e con uguale approfondimento tecnico, due opzioni: la costruzione di un nuovo ospedale e la riqualificazione profonda dell’attuale Ospedale Maggiore. Un confronto che non è mai stato realizzato in modo pubblico, trasparente e verificabile dai cittadini. Oggi, dopo anni di discussione, il quadro è profondamente cambiato rispetto a quando la decisione fu assunta. Sono cambiati i costi.
Sono cambiati i tempi. Sono emerse problematiche legate alle procedure ambientali. Sono emerse questioni relative ai parcheggi, all’eliporto, all’approvvigionamento energetico e alla sostenibilità complessiva dell’intervento. Nel frattempo la sanità pubblica continua a confrontarsi quotidianamente con le difficoltà che Lei stesso ha richiamato nel dibattito televisivo: carenza di personale, medicina territoriale insufficiente, servizi di prossimità da rafforzare, bisogni sociali crescenti. Per questo riteniamo che non sia mai troppo tardi per fare ciò che avrebbe dovuto essere fatto prima di assumere una decisione irreversibile. Non chiediamo di bloccare per principio un progetto. Chiediamo semplicemente di verificare, alla luce dei dati oggi disponibili, quale sia la soluzione che consente di ottenere il miglior risultato sanitario con il miglior utilizzo delle risorse pubbliche. Lei ha affermato che la vera battaglia consiste nel rafforzare il sistema pubblico. Noi siamo d’accordo.
Ed è proprio per questo che Le chiediamo di promuovere finalmente quel confronto pubblico tra alternative che finora è mancato. Perché la vera domanda non è quale edificio costruire. La vera domanda è quale scelta consenta di garantire ai cittadini di Cremona, oggi e nei prossimi decenni, una sanità pubblica più forte, più efficiente, più accessibile e più vicina ai bisogni reali delle persone. Su questa domanda crediamo che il confronto non debba mai essere considerato una minaccia. Al contrario: dovrebbe essere il fondamento stesso di ogni buona amministrazione pubblica. Movimento per la Riqualificazione dell’Ospedale di Cremona


